Boschini 1674

Marco Boschini, Le Ricche Minere della Pittura Veneziana, Venezia [Francesco Nicolini] 1674.


Gio: Battista Zelotti Veronese.

A Gio: Battista Zelotti Veronese conviene dar il titolo di superiorità nel dipingere à fresco: perche hà havuta in questo genere tal padronia, e tal maneggio di pennello, che s’è reso inarrivabile: e, se gl’altri animarono ad oglio le loro tele, e questo à fresco ravvivò le figure sopra le muraglie con tanta freschezza di colorito, che più delle naturali paiono vere, e di forme robuste, fiere, e perfettamente sentimentate specialmente le ignude; e le vestite pur anco addobo di cosi maestosi, pomposi vestimenti, che possono ben gareggiare, à concorrenza de più gravi Personaggi regalmente vestiti. Fù poca fortuna del Zelotti però, che fù forzato ad operare più nelle Ville, che nelle Cittadi, se bene in queste pur anco ve ne sono: e però nel Domo di Vicenza si vedono due Tavole d’Altare dal lato destro, e sinistro parimente entro la Porta maggiore. Rappresenta l’una Giesu Christo Signor nostro nella Barchetta con gli Apostoli pescatori, el’altra fà vedere la Conversione di S. Paolo; opere tutte d’esquisita perfezione: e queste sono ad Oglio, e molte altre ancora indetta Città se ne vedono. E veramente poteva egli della Pittura à fresco il Plenipotenziario chiamarsi; e trà le molte una sola sua opera fata bastante di autenticare la sua esquisita Virtù, ed appagare qual si vogliabuono intendente di Pittura; e questa è quella Deificata stanza nel Palagio di Casa Foscari sopra la Brenta, al Moranzano, anzi pure il Palagio tutto: ma in particolare la stanza, dove si vedono dalla destra di Giove fulminati i Giganti; opera cosi erudita, furiosa, e terribile, ed appunto Gigantesca, che qualunque la vede, teme (per cosi dire) l’offesa del fulmine del Cielo. Non può darsi grandezza d’invenzione maggiore, forme più robuste, ne fierezza tale di colorito. Imagini si il Mondo se fù erudito, che Paolo Veronese non seppe trovar pennello più conforme al suo genio del pennello di Gio: Battista suo Condiscepolo; mentre in occasione di dipingere à fresco in opere grandi (per sbrigarsene con celerità) ricorreva all’aiuto di lui, e tal volta in una facciata medesima, concordemente operando, terminavano, e concludevano in unione il concerto d’alcune Historie: e di queste per il Vicentino, e per il Padovano se ne vede più d’una; O parallelo di gran Virtu! O cimento di Gloria, che rendeva all’uno, ed all’altro corrispondente l’honore! Dirasi dunque, che se Paolo fù abbondante di leggiadria, copioso di vaghezze, opulente di grazie, ricco d’ornamenti, pomposo d’Architettura, e gran distributor d’invenzioni, il Zilotti fù ripieno di maestà, massiccio di forme, numeroso d’oggetti, intendente d’edificij, padrone di concerti, e vero possessore dell’ Arte. Concludiamo, per tanto, che furono ambe due gran Prencipi, padroni ogn’uno di loro di gran Stato, confinanti di Dominio l’uno ad oglio, l’altro à fresco e che posero alla Pittura le Colonne col non plus ultra; S’avverta per tanto in questo luogo che il dipingere à fresco ricerca prontezza d’intendimento, e celerità d’operazione; dovendosi terminare in una sol volta ciò, che si prende à dipingere: perche le malte non ammettono molto indugio, e doppo che sono asciutte, non può più correggersi l’operato, ne col togliere, ne con l’aggiungere: il che non avviene nel dipinger ad oglio, dove le repliche, al parer di Tiziano, son necessarie; Fù dunque cosi stimato il dipinger à fresco, che hebbe à dir Michiel Angelo che il dipingere ad oglio era mestiero da poltroni: e Giacomo Palma, vedendolo finalmente posto in disuso, hebbe à presaggir alla Pittura gran pregiudicio. Nientedimeno il dipinger ad oglio è tale, che potendo ogn’uno à suo bell’agio rifformare, aggiungere, elevar via, atto maggiormente può renderti all’inganno dell’occhio, e con più facile, & assodata maniera s’avvicina al Naturale. Lo dicano l’operedi tanti Virtuosi dispensate per l’Universo, che rendono stupore in mirarle, specialmente de nostri Legislatori Veneziani, colpi veramente di pennello, ritocchi, e repliche sopra le prime mosse d’abbozzi cosi dal Mondo applauditi, che non può certamente vedersi cosa più manierosa, e più bella. Ma perche l’Arte della Pittura viene al presente più esercitata per interesse, che per premura d’honore, s’è ritrovata quella facilità (per non dire mendicità) di tenersi à canto il Naturale, il quale stancandosi, ne potendo obbedire al Pittore lungo tempo nella positura datagli, bisogna, che l’Operante da lui dipendi, e termini alla meglio, che può, la sua fatica. Ma i nostri gran possessori dell’arte, emuli della Natura abborrivano d’obligarsi al Naturale, ma ben si studiavano di leggiadramente riformarlo cosi nel Dissegno, come nel colorito; e non solo rendevano in esquisita perfezione le figure a parte, à parte, ma godevano pur anco dell’assoluto dominio sopra il concerto dell Historie, con gran numero di figure, senza confusione: dando à ciascheduna il loro grado di distanza, facendo l’una spiccar dall’altra con diversi artificiosi accidenti; dottrina veramente rara, e pensieri peregrini, che producono invenzioni recondite; arcani loro particolari. E vero però che occorrendo loro dipinger à fresco, davano saggio di gran possesso facendo maraviglie, senza tenersi obligato il Naturale, come si vede in molti luoghi, nella facciata specialmente à SS. Gervaso, e Protaso, detto San Trovaso, del Palazzo di Casa Donata, dipinta dal Robusto Tintoretto, quinta essenza del Dissegno; così pure di Tiziano, e di Giorgione, sopra il Fontico de Tedeschi di Paolo Veronese: in Campo à San Maurizio nel di fuori del Palagio di Casa Soranza: del Bassano, à Bassano, in diversi luochi, ed in particolare abbondevolmente sopra la Casa de Michieli, del Pordenone nell’Inclaustro di S. Steffano: di Gioseffo Porta, detto Salviati nel mede[si]mo Campo di S. Steffano sopra il Palagio di Casa Loredana e per verità hebbe anch’egli gran prerogative à fresco: poiche non solo dipinse con gran dominio, ma arricchi, con le sue vaghezze, la Pittura di Colori non ordinarij: poiche (come sisà) à fresco non tuti i Colori si possono adoprare, e sono damnate le Lacche, gli Verderami, le Biacche, i Minij, i Cinabri, gli Orpimenti, i Gialli Santi, & altri simili Colori, che rendono gran vaghezze ad oglio, ma à fresco vengono neri: ma il Salviati ritrovò rossi cosi vaghi che superano la Lacca, il Cinabro, & il Minio, verdi che fecero scorno al Verde rame; gialli, che amazzano gli Orpimenti. In somma egli fù molto ben aricchito del colorito à fresco, oltre il dipinger ad oglio, in cui valle mirabilmente. Ma non devono tacersi le glorie di gran Virtû possedute da Antonio Vicentino, detto Tognone discepolo del Zilotti, il quale sù un povero Giovine, à cui, che, per guadagnarsi il vitto conveniva seruire i Muratori per manuale, portando la calce, e le pietre, per fabricare le muraglie. Portò il caso che à tempi, che il detto Zilotti dipingeva il Monte di Pietà à fresco in Vicenza (una delle singolari sue opere) à Costui pure toccasse il servire, à quei Muratori, il quale vedendo quel bel dipingere, se ne inuaghì di sì fatta sorte, che incominciando à pregare il Zilotti di qualche suo documento, egli cortesemente gli diede molti dogmi nel Dissegno, & il Tognone, seguitando quei precetti, si andò sempre avanzando à passi di Gigante. Certo, che per alcuni anni lo seguito: si che, mediante il naturale suo genio, la frequenza dello studio, e l’erudizione del Maestro, divenne quel singolar Pittore, che lo dimostrano diverse sue opere in Vicenza particolarmente la Casa dipinta sopra il Corso ornata con varie Historie, ben che molte consumate dal tempo nella parte di sopra: ma dal mezo in giù si vede distintamente gran numero di Puttini, di forme però eccedenti il naturale, con infinità d’arnesi marciali, con Armature, Elmi, Loriche, Scudi, Stocchi, Picche, Alabarde, Trombe, Insegne, Tamburi, e cose simili, che rendono in concerto armoniosisimo, con un Colorito cosi di carne in quei Puttini, di tenerezza tale impastati, che veramente paiono più naturali, che dipinti, pure su lo stile del Maestro; à segno, che capitando il Palma à Vicenza, e vedendo simili virtuose operazioni, hebbe à dire, che se la Parca non havesse troncato il filo vitale in cosi fresca gioventù à questo raro Pittore, e che havesse moltiplicate le sue opere come fece il Macaro Zilotti, se si sarebbero anco moltiplicate le lodi, e le glorie. Perchè era in fatti un’eccellente Pittore.