Baldinucci 1681

Filippo Baldinucci, Vocabolario Toscano dell’ Arte del Disegno nel quale si esplicano i propri termini e voci, non solo della Pittura, Scultura, & Architettura; ma ancora di altre Arti aquelle subordinate, e che abbiano per fondamento il Disegno, Firenze [Santi Franchi al Segno della Passione] 1681.


Filippo Baldinucci (1625–1696) was a renowned Florentine art theorist, connoisseur, historian, and biographer who worked under the patronage of the Medici family. Building on Vasari’s legacy, he devoted considerable attention to the lives and works of his contemporaries. Here we present a selection of entries from Baldinucci’s art dictionary that concern, or are related to, mural painting.


AR

p. 14

Arricciare, Arricciato

Arricciare. V. Rinzaffare.

Arricciato m. Quella seconda incalcinatura rubida, che si da alle muraglie, alla quale s’aggiugne l’intonaco per dipignervi sopra a fresco. V. Rinzaffare.

Arricciato per dipigner sopra le mura a olio. Un certo stucco di marmo e matton pesto sottilissimo, incorporato con olio di linseme, pesce greca, mastico, e vernice grossa: un’altro se ne fa di matton pesto, & rena, schiuma di ferro, chiare d’uovo, & olio di linseme per lo stesso effetto.


AB

p. 1

Abbozzare

Abbozzare, altrimenti Imporre. Dicesi a quella prima fatica, che fanno i Pittori sopra le tele o tavole, cominciando a colorire così alla grossa le figure, per poi tornarvi sopra con altri colori.


AZ

p. 18

Azzurrino, Azzurro

Azzurrino, o Azzurriccio add. Di colore, che tende all’azzurro, cioè tra bianco, e azzurro.

Azzurro m. Color cilestro, che anche dicesi turchino.

Azzurro d’Alemagna. Serve a dipignere a olio, a fresco, e a tempera.

Azzurro di biadetti. Serve a dipignere a olio, e a tempera. Si fa delle lavature di miniera di Spagna.

Azzurro di smalto fatto con vetro; e serve a dipignere a fuoco, a tempera, e a olio.

Azzurro di vena naturale; serve a dipignere a fresco, a olio, e a tempera.

Azzurro oltramarino. Il più bello fra tutti gli azzurri, e serve a dipignere a olio, a fresco, e a tempera. Si fa di pietra detta Lapislazzulo, sine scura, che sia netta di marmo, e da ogni sorte d’altro colore.

Azzurri composti. Quelli che artificiosamente si fanno con diverse materie. Azzurrognolo add. Azzurrino, azzurriccio.


BI

pp. 21–22

Biacca

Biacca f. Color bianchissimo cavato dal piombo a forza d’aceto, che serve per dipignere a olio, e a tempera, e non a fresco: ma dato a tempera in su i muri dove sia aria scoperta diventa nero e guasta le Pitture, il che è seguito nell’opere di principalissimi Maestri, come si vede in alcune nugole nel Chiostrino della Nunziata, fatte da Andrea del Sarto; e in alcune Architetture, e particolarmente mensole di Iacopo da Pontormo, in una volta della real Villa di Castello; l’une e l’altre delle quali furono a secco lumeggiate di biacca; a cagion di che vedonsi oggi i maggior chiari, esser diventati neri affatto.

Biadetto m. V. Azzurro di biadetto.

Bianchimento m. Il bianchire. E Bianchimento ancora è il composto delle materie, che servono per bianchire, che sono, acqua pura, gomma di botte, e sale bollito insieme.

Bianchire. Far divenir bianco, imbiancare, termine proprio degli Argentieri, i quali rendono bianche le figure, & altri lavori d’argento, con quel composto che essi chiamano bianchimento. V. Dorare a fuoco.

Bianco

Bianco m. color simile alla neve. Contrario di nero.

Bianco da Imbiancatori. Quella materia di color bianco, fatto d’una spezie di calcina, della quale ci serviamo a imbiancare la superficie delle mura. V. Gesso da Imbiancatori.

Bianco di guscia. Spezie di color bianco fatto delle guscia dell’ uovo sottilissimamente macinate, vale per dipignere a fresco.

Bianco e nero di Portovenere m. Pietra dura quanto il Paragone, è di color nero tramezzata di vene bianche: si lavora con sega, e scarpello: riceve bellissimo pulimento, e se ne trova d’ogni grossezza e lunghezza. Viene di Portovenere nel Genovesato, onde prende il nome.

Bianco sangiovanni. Spezie di color bianco fatto di fior di calcina bianca; serve per dipignere a fresco. Bianco add. Di color bianco Lat. Albus. candidus.


BO

p. 23

Bozza

Bozza f. Si dice ad alcuni piccoli modelli, o quadri, che conducono gli Artefici, per poi farli maggiori nell’ opera, quasi principio di lavoro, o sia di pittura, di scultura, o altro. | E dicesi bozza a enfiato, o enfiatura Lat. Tumor, tuberculum. | Di qui bozze chiamansi quelle pietre, le quali, con maggiore o minore aggetto, sportano fuori delle fabbriche con varie sorte di spartimenti, e fannosi alcuna volta piane, acciochè non si faccia con esse scala alle muraglie; altre volte più rilevate; & usansi per lo più con l’Ordine rustico.

Bozzare. Abbozzare.


CA

p. 26

Calcina

Calcina f. Materia per murare; una pietra cotta in fornace (per lo più d’Alaberese, benchè si faccia anche di Marmo, ed’altra pietra) lievitata poi a poco a poco con acqua, e mescolata con rena a proporzione, come è notissimo: serve a collegare ogni sorta di pietra, sasso, e lavoro negli edifizj. La migliore si fa con pietre di cava, nelle parti marittime degli Edui in Francia; e fassi ancora d’ostriche, e di conchiglie.

Calcina maghera. Quella che è mescolata con troppa più rena del convenevole.

Calcina grassa. Quella che è mescolata con manco rena del convenevole.

Calcinaccio m. Pezzo di calcina rasciutta e secca nelle rovine delle muraglie.

Calcinare. Termine alchimico, e vale fare à metalli nel fornello, quel medesimo che si fa à sassi nella fornace, per farne calcina. Questo stesso si fa a diverse pietre e terre; donde si cavano bellissimi colori per dipignere.

Calcinazione f. Il calcinare.

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p. 30

Cartoni

Cartoni per far disegni d’opere m. Più fogli squadrati, appiccati insieme, e fattone un sol foglio. Servono a’ Pittori per disegnarvi l’opere che voglion fare, dopo averne fatti disegni e studj in piccole carte. Di poi accomodano essi cartoni sopra la tavola o muro, dove la pittura deve farli, calcando i dintorni sopra la mestica, o’intonaco, con istile d’ avorio, o legno duro, cui cede la calcina, per esser fresca, e riceve in sè tutte le linee. E volendo segnare sopra mestica, o imprimitura di gesso, forano minutamente i dintorni di essi cartoni, e sopra quelli fanno passare, o biacca, o gesso, o brace polverizzata, che arrivando alla tela, o tavola, lascia in essa il contorno dell’opera; e questo dicono spolverizzare; e chiamano spolvero lo strumento, che adoperano per introdurre la polvere; che è un pannicello rado fatto in foggia di bottone, e ripieno di essa.


CI

p. 34

Cinabrese

Cinabrese m. Un color rosso chiaro, buono per a fresco: servonsene molto i Pittori nelle carni, e ne’banni. E’ composto questo colore di Sinopia chiara, e Bianco sangiovanni.

Cinabro

Cinabro m. Bellissimo color rosso chiaro, il qual color rosso chiaro i moderni con voce nuova chiamano ponsò. Fassi con zolfo & ariento vivo, a forza di fuoco il cinabro; e serve per dipignere a olio.

Cinabro minerale . V. Lapis amatita.


CO

p. 37

Colore

Colore m. Secondo alcuni antichi Filosofi e una qualita nella superficie, o nell’estremità de’corpi sodi e terminati, la quale gli rende visibili. Di questi è principio forma le il lume, e la trasparenza principio materiale. Alcuni colori sono, e si dicono principali; ed altri mezzani, o secondi colori. Aristotile tenne opinione che due solamente fossero i colori principali, cioè il bianco, e’l nero; e tutti gli altri disse esser colori mezzani, come participanti di quei due. Altri sono stati di parere, che i principali sieno sette, cioè il bianco, il nero, il giallo, il rosso, il verde, la porpora, e l’azzurro, chiamando mezzani tutti gli altri, come che da questi derivino. Di questi colori, o per meglio dire, di quegli de’ quali i Pittori si servono, alcuni sono naturali (e questi sono per lo più terre) ed alcuni si fanno artificiosamente; e gli uni, egli altri mescolati fra di loro, quando più, quando meno, cagionano un numero infinito di colori secondi, co’ quali giugne il perfetto Artefice ad imitare tutte le cose naturali, ed artificiali, e a dare all’opere sue rilievo e vivacità.

Colori di miniera: Diconsi quelli, che o si trovano nelle cave, o son fatti artificiosamente dagli Alchimisti.

Colori naturali: Diconsi colori di terre, e pietre, i quali come si trovano, cosi adoperansi, senza fargli passare per fuoco, per al una maestranza.


DI

p. 49

Dipignere a fresco

Dipignere a fresco. Dicesi del fare le pitture sopra muro, stuoia, o altro, dove sia stata la superficie coperta da calcina, la qual copertura chiamasi intonaco; e però si dice a fresco, perchè per far buon lavoro, e perchè la pittura non venga macchiata, e per fuggire altri disordini, è necessario, che si faccia in tempo, che il detto intonaco sia fresco. Per ordinario non vi si adoperano altri colori, che di terre, temperati con acqua pura; perchè i colori alterati, massimanente quelli, che posti al fuoco, fanno mutazione, desiderano cose asciuttissime, ed anno in odio la calcina, la Luna, ei venti australi, e così non servono. Il color bianco, che vi si adopera, è di travertino cotto; ed è modo di dipignere molto usato.

Dipignere a olio

Dipignere a olio. Invenzione trovata da Giovanni da Bruggia Pittor Fiammingo, son già due Secoli; e si fa mescolando i colori coll’ olio, che si cava dalle noci, o dal seme di lino, i quali presto seccano. E questo modo di stemperare i colori con detti olj, si chiama macinare i colori, e l’Artefice il Macinatore. Il colorire a olio accende più i colori, e sa il colorito più morbido, e più dolce, e gli stessi colori nel lavorare s’uniscono, mescolano, e confondono fra di loro più facilmente, dal che ne nasce la sopraddetta morbidezza. Si dà anche alle pitture grazia maggiore, e maggior forza e rilievo, che al colorire a fresco, o a tempera.

Dipignere a tempera

Dipignere a tempera, o a guazzo. Un modo di temperare i colori con colla di limbellucci, o gomma arabica, o altre simili cose viscose e tenaci. Usavasi ne’ tempi di Cimabue, e de’Greci, che in quell’età dipignevano, un’altro modo di temperare essi colori, che dall’Italia fu portato oltre i monti, e particolarmente in Fiandra (come attesta Carlo Vanmander Pittor Fiammingo nel Libro delle Vite de’ Pittori, ch’egli scrisse in quella Idioma) e si continuò fin tanto che non venne in uso comune il dipignere a olio, invenzione trovata da Giovanni da Bruggia; e fu il rosso dell’uovo battuto, al quale poi fu aggiunto il lattificcio del fico, pigliando un rametto tenero di quel frutto, e tagliandolo in più pezzi, per fargli mandar fuori quell’umore, il quale aggiunto all’uovo, fa una molto buona tempera per dipigner sopra tela o tavola, e anche sopra muro asciutto. A dipignere a tempera, usasi ogni colore, tanto di terre, quanto di miniera.

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p. 51

Deisegamento. Disegno

Disegnamento. Disegno, m. Un’ apparente dimostrazione con linee di quelle cose, che prima l’uomo coll’animo si aveva concepite, e nell’ idea immaginate; al che s’avvezza la mano con lunga pratica, ad effetto di far con quello esse cose apparire. | Vale ancora, figura, e componimento di linee e d’ombre, che dimostra quello che s’à da colorire, o in altro modo mettere in opera; e quello ancora che rappresenta l’opere fatte. Lat. Graphis, iconographia. | E quello che rappresenta la figura di rilievo, è detto modello. Lat. Forma, modulus. Di qui aver disegno, termine de’ Pittori, e vale sapere ordinatamente disporre la’nvenzione, doppo aver bene, e aggiustatamente delineata e contornata ogni figura, o altra cosa che si voglia rappresentare.

Disegnare

Disegnare. Rappresentare, e descrivere con segni, e lineamenti. Lat. Delineare, Lineis describere.

Disegni

Disegni m. Quelli studi che sopra carte, o altro, fannosi da’ Principianti, e anche da Maestri delle nostre Arti, per istudio, o per dimostrazione de’ concetti loro, prima di far l’opera.

Disegno. V. Disegnamento.


GE

pp. 65–66

Gesso

Gesso m. Materia simile alla calcina, fatta per lo più di pietra cotta. Serve ai nostri Artefici non solo per far forme o cavi; ma per gettare ne’ medessimi cavi opere di rilievo e di basso rilievo: impastati questo con acqua chiara ben dimenato che incorpori per tutto, osservandosi che nell’adoperare, nè sia tanto liquido che non s’ attenga insieme, nè tanto sodo che gia faccia presa; ma in stato maneggiabile come una delicata patta. Di poi fatta che avera presa, essendo già diveauto sodo, si può cavare o dalle forme dalle cose formate respettivamente.

Gesso da far presa, detto altrimenti, gesso da Muratori. Serve agli Scultori, e Gettatori di metalli, per formare i modelli dell’opere che debbon gettare, e per formare cose di rilievo artificiali, e naturali, nel modo che abbiamo detto di sopra. Questo gesso si fa di certa pietra bianca, che si cava a Volterra e la chiaman spugnoni, che ridotti in piccoli pezzi si cuocon dentro a forni ben caldi.

Gesso da Imbiancatori, altrimenti detto Bianco. Una sorta di gesso che serve per imbiancar le muraglie. Si fa di certa pietra, che chiamano spugnononi bianchi, che si cavano nel Pisano. Cuoconsi in fornaci come la Calcina. Serve anche questo gesso per far calcina, la quale però non e buona per lavori che devano esser e posti all’umido; perchè riman sempre tenera, e con poca presa; che però l’usano per lavori di dentro la casa, come matton sopra mattone e simili, e fa lavoro gentile e pulito; a noi è di minor cotto assai dell’altra calcina, e spento nel trogolo si conserva buono a mettere in opera molti mesi, purchè vi sia sempre tenuta acqua sopra, la dove l’altra calcina spenta basta poco.

Gesso da oro. Una sorta di gesso sottilissimo e delicato, fatto d’Alabastro cotto; e chiamasi anche gesso di Volterra, perchè quivi se ne fa in abbondanza. Serve per dorare, e dipignere, stendendolo prima sopra 1a tavola, o altra superficie, che dovrà esser dorata o dipinta; dipoi asciutto che sia, va stropicciato con pelle di pesce, o pomice, finchè si riduca interamente pulito e liscio. La sua tempera per lo più è colla di libellucci.

Gesso da Sarti prima sorta. Una sorta di gesso assai bianco, & in pezzi, non molto sodo, nè molto tenero. Dicesi da Sarti, per esser comunemente adoperato da tali Artefici, per disegnare su le pezze delle pannine i contorni de’vestimenti, che devono tagliare. Serve anche a’nostri Artefici per fare i chiari ne’ disegni che fanno di matita rossa, o nera, su’fogli colorati.

Gesso da Sarti seconda sorta. Un certo gesso in foggia di pietre di color sudicio, che sfregato, lascia segni assai bianchi; di cuisi servono i detti Artefici per lo medessimo fine notato di sopra. Si vagliono di questo medesimo gesso i Professori delle Mattematiche, a fine di disegnare, su la pietra Lavagna, le figure mattematiche, che vogliono dimostrare, essendo che facilmente si canceli dalla medesima Lavagna.

Gesso di Tripoli. Una sorta di gesso portatoci dalla Città di Tripoli di Barberia, il quale serve a’nostri Professori, per dare il lustro alle statue, & ad altri lavori di marmo.

Gesso di Volterra. Quella sorta di gesso, che è fatto d’Alabastro cotto; detto cosi sper fabbricarsi nella Città di Volterra in Toscana. V. Gesso da oro.


GI

p. 67

Giallo, Giallorino

Giallo add. Di colore simile al Sole e all’oro. Lat. Croceus, flavus.

Giallo m. Color simile al Sole e all’oro, e n’è di più forte.

Giallo detto Arzica. Una sorta di color giallo, che serve per i Miniatori.

Giallo detto Orpimento. Giallo fatto di miniera di zolfo; serve per dipignere a tempera, per far giallo, e color d’oro. Il migliore è il crostoso, che risplende di colore d’oro, e sia puro, e non mescolato con altre materie e che sfaldi facilmente; e questo fa nella Misia d’Elesponto, dove anche ne fa di quello che è di color pallido, e a forma di grillanda.

Giallo d’Orpimento arso. Lo stesso orpimento abbruciato, che fa un giallo acceso pendente in rosso, altrimenti detto, rancio, giallo aurino, ò vero dorè.

Giallodi Spincervino. Una sorta di colore giallo, che si cava dalle coccole dello spincervino tenendole in molle; serve per dipignere in carta.

Giallo di terra; una terra che fa il color giallo altrimenti detta Ocria; serve a’Pittori per dipignere a olio, a fresco o a tempera. Trovasi ne le miniere del piombo da’vapori delle quali dicono, ch’ella riceva il colore.

Giallo di terra abbruciata; Una sorta di color giallo che pende in giuggiolino, e serve a’Pittori per ombrar i gialli chiari.

Giallo di vetro; Una sorta di color giallo, che si fa a forza di fuoco, che serve per a fresco.

Giallo di zafferano. Una sorta di color giallo chiaro, si cava dallo zafferano, tenendolo in molle, serve per dipigaere in carta.

Giallorino m. Una sorta di colore giallo, che serve per a olio, e lo portano di Fiandra. Evvi un’ altra sorta di giallorino, che viene di Venezia, composto del giallorino di Fiandra, e del giallo di vetro; e serve ancora esso allo stesso effetto.

Giallosanto. Una sorta di color giallo artificiosamente fatto d’una certa erba. Serve per colorire a olio.

Giallo di Piombino. Sorta di pietra al quanto più dura del marmo, di color giallo con qualche macchia lattata; così chiamano i Professori un certo giallo chiaro, che la macchia da pertutto (a guisa del giallo del le torte di latte) non però in modo, che in distanza non comparisca del tutto giallo.

Giallo di Siena. Sorta di pietra di color giallo bellissimo, e vago quanto l’Orientale; è alquanto tenera; ma con tutto ciò riceve bel pulimento; à qualche macchia bianca, & altre gialle molto chiare. Cavasi otto miglia di là dalla Città di Siena; e se ne trova d’ogni lunghezza e grossezza. Si lavora con sega e scarpello, ma però in opere grandi, perchè nelle piccole non vale, per lo sfaldare che fa assai facilmente.

Giallo Orientale. Una sorta di pietra gialla bellissima, che riceve pulimento quanto il Paragone, & è di quello assai più dura. Ci vien portata dal territorio di Roma, e dicono trovarsi in pezzi di colonne, rimasti fra le rovine d’antichi edifizi.


IN

p. 77

Intonacare, Intonaco

Intoicare e Intonacare. Dar l’intonaco; ed è termine de’ Muratori. Lat. Truissare, tectorium inducere.

Intonicato & Intonacato, add. coperto d’intonaco.

Intonicato & Intonacato, Intonaco & Intonico m. Coperta liscia e pulita, che si fa al muro arricciato. Lat. Tectorium, loricatio. V. Rinzaffare.


LA

pp. 79–80

Lapis Amatita

Lapis m. Amatita f. Matita f. altrimenti detto Cinabro minerale. Una pietra naturale molto dura, della quale si vagliono i Pittori, per fare i disegni sù fogli, lasciandovi il suo colore, che è rosso. Questa macinata, benchè con grande stento per la sua durezza, fa un rosso bellissimo, simile alla lacca, che serve per colorire a fresco, e molto tempo dura. L’adoperano ancora li spadai per metter l’oro a brunito.

Lapislazzolo, Lapislazzuli

Lapislazzolo & Lapislazzuli m. Pietra dura circa un terzo meno de’ diaspri, però si lavora più facilmente, ma co’ medesimi strumenti, che ad essi diaspri s’adoprano. Viene a noi di Persia, ed è di colore azzurro bellissimo. Il piu perfetto è quello, che à colore azzurro profondo, schietto, senza mescolanza di macchie, vene, marmo, e marcassita (così chiamano una certa vena, la quale pare spolverizzata d’oro.) Serve ad ogni lavoro di quadro, e di commesso. Di questa son fatti panni di bellissime figurette di rilievo, nel ciborio per la Cappella del Serenissimo Granduca in S. Lorenzo. Alcuni Armeni, i quali a noi lo portano, anno detto che nella Persia venga portato in pezzi dall’ acque impetuose d’in fiume o torrente, i quali pezzi anno una scorza bianca. Fassene il colore azzurrro oltramarino, per dipignere a olio, a fresco, e a tempera, il quale quando si cava dall’azzurro di tutta perfezzione, non da cenere, ma esce tutto perfetto; atteso che la cenere derivi dalla parte marmorea, e da altre mescolanze, che à alcune volte in se questa pietra.

Lapis pimobino

Lapis piombino. Una spezie d’amatita fatta artificiosamente, che signe di color di piombo, e serve per disegnare.


MO

pp. 95–96

Modelare

Modellare. Far modelli di che che sia, tanto di pittura, che di scultura, o d’architettura.

Modello

Modello m. Quella cosa, che fa lo Scultore, o Architetto, per esemplare o mostra di cio che dee porsi in opera, di varia proporzione all’opera da farsi; poichè il modello alcuna volta è minore, alcuna altra è della stessa grandezza. Fannosi i modelli di varie materie, a gusto de’ Professori, e secondo il bisogno; cioè di legname, di cera, di terra, di stucco, o d’altro. E’ il modello prima, e principal fatica di tutta l’opera, essendo che in essa guastando, e raccomodando, arriva l’Artefice al più bello & al più perfetto. Serve agli Architetti per istabilire le lunghezze, larghezze, altezze, e grossezze: il numero, l’ampiezza, la specie, e la qualiti di tutte le cose, come debbano essere; accio la fabbrica sia perfetta: ed ancora per deliberare sopra le maestranze diverse, delle quali si dee valere, nel condurre l’edificio, siccome per ritrovare la spesa, che debba farsi in esso. | Modello dicesi anche propriamente a uomo, o donna, che nell’Accademia del disegno nudo, o vestito sta fermo per esser da’ giovani studenti, o da’ Maestri dell’arte per loro studio ritratto al naturale.


NE

pp. 106–107

Nero

Nerezza f. Lo essere di color nero, cioè bruno. Lat. Nigredo, nigritia.

Nero add. Che à nerezza. Lat. Niger.

Nero m. Colore opposto al bianco, & uno di quegli che è chiamato estremo de’medesimi colori. Lat. Niger color. Molte sono le maniere appresso i Pittori di fare il color nero, stante le diverse materie a ciò adoprate.

Nero d’avorio. Sorta di colore nero, fatto d’avorio arso, che fa un nero profondissimo: serve per dipignere a olio. Trovasi, che questo nero fu messo in uso da Apelle. Plin. 35. 6. 10.

Nero di fumo. Sorta di color nero, fatto del fumo d’ olio di linseme: mettesi questo in una lucerna, la quale, mentre arde, tramanda il fumo alla volta d’un testo, o sia piatto di terra cotta, che se le pone sopra ad una certa distanza, dove lascia una certa polvere nera sottilissima, che serve per dipignere particolarmente a olio, e per fare inchiostro da Stampatori di lettere, e di figure intagliate in legno.

Nero di noccioli di pesche, detto comunemente nero di noccioli; poichè il nocciolo della pesca, per una certa propieta, chiamasi assolutamente il nocciolo. Sorta di color nero per dipignere a olio, che si cava dal nocciolo della pesca arso.

Nero di noccioli, o guscidi mandorle. Lo stesso che nero di noccioli di pesca.

Nero d’osso. Sorta di color nero, fatto di ossa di vitella, per lo più abbruciate non interamente; ma tanto che possa cavarsene il nero. Fa un bellissimo nero, che pende in giallognolo, e anche serve per velare.

Nero di schiuma di ferro. Sorta di color nero per dipignere a fresco, fatto della schiuma di ferro, mescolata con terra verde, e sottilissimamente macinata.

Nero di spalto, o Bitume Giudaico che è un bitume o grassezza, la quale nuota sopra l’acque del mar morto, altrimenti detto Lago Sodomeo, o Asfaltite: questa portata a ripa s’indura. Trovasi in altri luoghi della Giudea, ed anche nel territorio d’Agrigento in Sicilia; e questo è liquido, e chiamasi da alcuni olio di Sicilia, perchè se ne vagliono per le lucerne. Di questo bitume o olio, fassene una sorta di color nero, per dipignere a olio, il quale fa un bellissimo nero pendente in giallognolo; ma col tempo guasta le pitture.

Nero di terra. Una sorta di color nero grosso e naturale, che serve a’Pittori per colorire a olio, a fresco, e a tempera.

Nero di terra di campana. Una sorta di color nero fatto, d’una certa scorza della forma, con cui si gettano le campane e artiglierie. Serve per dipignere a olio, ed a fresco: ma ne’lavori a fresco, ove sia aria, in breve tempo svanisce e lascia guaste le pitture.

Neri diversi; come nero di carbone, fatto di sermenti di vite, di quercia, e anche di carta abbruciata; con le quali materie fansi diversi colori neri per dipignere.

Nero di Carrara m. Sorta di pietra di color nero, come il Paragon di Fiandra, ma più tenero di esso in circa a un quarto; serve ad ogni lavoro di sega o scarpello, e trovansene d’ogni grandezza nelle montagne di Carrara in Toscana.


OC

p. 110 

Ocria

Ocria V. Giallo di terra.


PA

p. 116

Palco

Palco m. Quella copertura della fabbrica, che è di superficie piana, e non serve a stare nella parte più alta dell’ edifizio per ricever le piogge; ma stando sopra il capo degli abitatori nella parte di esso edifizio, sostiene il pavimento e solaio nella parte superiore. Chiamasi il palco dagli Architettori col nomedi Cielo.

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p. 118

Paonazzo

Paonazzo m. Sorta di colore tra azzurro e nero, detto dal colore delle penne del Paone. Lat. Color violaceus, ianthinus.

Paonazzo di sale. Sorta di colore paonazzo, che serve a fresco, e a tempera.

Paonazzo di Fiandra. Pietra di mediocre durezza di colore paonazzo, ondata di bianche vene al quanto rade, che viene de’contorni di Liege. Serve per ornamenti, palle, o colonne, & anche per qualche rilievo. È molto vaga e riceve bellissimo pulimento.

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p. 119

Pastelli

Pastelli m. Diversi colori di terre e altro, macinati e mescolati insieme, e con gomma e zucchero candito condensati e assodati in forma di tenere pietruzze appuntate; de’quali servonsi i Pittori a disegnare e colorire figure sopra carta, senza adoprar materia liquida; lavoro che molto s’assomiglia al colorito a tempera e a fresco.


PO

p. 126 

Ponte

Ponte m. Edifizio propriamente per lo più arcato che si fa sopra l’acque per poterle passare. Lat. Pons. E ponte si dice anche a quelle bertesche, sopra le quali stanno i Murarori a murare, i Pittori a dipignere a fresco le muraglie &c.


QVA

p. 130

Quadratura

Quadratura f. Il ridurre in figura quadra, o inquadrato. E quadratura trovasi esser detto all’ Arte del dipigner prospettive, cioè dipignere di quadratura; che par voce non molto propria.


RE

p. 133

Rena

Rena f. Una moltitudine di minutissime pietruzze, che si fano dal frangersi delle maggiori pietre, secondo alcuni Autori. Vitruvio fu di parere, ch’ella fosse una sorte di terra abbruciata, e fatta divenire non più soda della terra cotta, e più tenera del tufo, per forza de’ fuochi racchiusi sotto i monti. Comunque sia la cosa, è la rena di più sorte; cioè di cava , di fiume, e di mare; e questa è di più colori, e qualità; cioè, rossa, bianca, nera, incarbonchiata, e ghiaiosa. È notissimo il servigio della rena messa nella calcina per murare. La più grossa e più tenace è quella di cava, ma facilmente si fende; e però s’adopera ne’muri, e nelle volte continovate: e ghiaiosa serve, per far quella calcina, colla quale si riempiono le fondamenta. La rena di quei fiumi o fossati, che anno gran pendio, serve ancora essa per murare, purchè ne sia tolta via la prima scorza più grassa e fangosa; che però sarà bene, pigliar quella, che si trova sotto la caduta dell’acqua, come più netta e purgata. Contrassegni dell’ottima qualità della rena sono, quando posta in un panno bianco, non lascerà alcuna macchia, ovvero stropicciata con la mano, striderà; il che sarà segno, ch’ella sia di qualità pietrosa, e non terrosa. E dee ancora esser cavata di fresco, perchè esposta all’aria si putrefa, e quasi si riduce in terra. Vitruvio e Plinio dicono, che per ogni misura di calcina si dieno tre misure di rena di cava, e di quella di mare e di fiume solamente due. L’istesso Plinio dice, che gli antichi si servivano della rena d’Etiopia, d’India, e d’Egitto. Noi ci serviamo per lo più di quella de’ fumi. Non mancano buoni Autori, che scrivono, non doversi usare la rena del mare nelle fabbriche; perchè, per lo salso umore, ch’è in essa, fa dissolvere le coverture, o intonachi, delle muraglie; il quale dissolvere dicesi propriamente, scanicare: con tutto ciò volendola usare, si pigli di quella, che nereggia e lustra come vetro, e di quella che è più vicino alla riva.


RI

p. 136

Rinzaffare

Rinzaffare. Dare il primo intonaco di calcina, sopra le muraglie; attesochè tre sieno gl’intonachi, che loro si danno, per renderle piane, e lisce. Il primo è quello che noi diciamo rinzaffare, che dee darsi alquanto aspro, con calcina, e rena di fosso, e mattoni spezzati. Questo strettissimamente s’attacca, perché riempie i vani, e sotto squadri de’conventi; qual riempitura non potendo uscir dal muro, tien ferma anche quella calcina che resta fuori di essi vani distesa. Il secondo intonaco si dice arricciare, che si fa con rena di fiume, e serve per ovviare alle bruttezze, che facesse il primo, o’ ultimo intonaco perchè riduce la superficie più piana, il terzo poi si chiama propriamente intonaco o pulimento; ed è quello, che riduce la superficie al tutto pulita, e spianata. Questo conviene che si faccia con ottima calcina, e per quanto è possibile con rena bianchissima, che però fu da molti usata, per questo lavoro, in cambio di rena, pietra pesta.


pp. 136–137

Ritoccare

Ritoccare. Di nuovo toccare. Lat. Iterum tangere. E ritoccare un’opera, vale aggiugnervi qualche cosa di migliore, o lavorarvi sopra di nuovo, o ricorreggere gli errori. Onde ritoccare una pittura, una scultura, un disegno, e simili, vale darle l’ultima mano.

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Ritoccare à secco

Ritoccare à secco. Quel che fanno i Pittori dopo aver finita la lor Pittura a fresco, che già e secca la calcina, dando nuovo colore a tempera, o più chiaro, o più scuro, omacchiando, o facendo tratti, o punteggiando, ove veggano bisognare, per dar più vivezza o rilievo alle figure, supplendo in questa parte al disordine della gran mutazione che fano i colori dati su la calcina fresca, nel seccarsi che fa essa calcina, che bene spesso non può interamente provedere l’Artefice benchè peritissimo; che però quasi sempre gli occorre l’avere a ritoccare alcuna cosa.


RO

pp. 137–138

Rosso

Rossigno add. Che tende al rosso.

Rosso add. Di color rosso. Lat. Rubeus.

Rosso m. Colore simile a quello del sangue, odi porpora. Lat. Color rubeus.

Rosso di terra. Sorta di color naturale, che serve a’Pittori per dipignere a olio, a fresco, a tempera.

Rosso di Caldana. Una pietra tenera di color rosso scuro, simile al rosso di Cipri, e ancora di color rosso chiaro. Questa riceve bel pulimento, e quello molto abbagliato. Serve per lavorare di commesso e di quadro, pavimenti, e simili. Viene dello Sato di Siena verso Montalcino, dovesi trova di piccoli pezzi d’un braccio in circa.

Rosso di Cipri. Una pietra dicolor rosso scuro

Rosso di Corliano. Una pietra non molto dura di color rosso sudicio più e meno chiaro, (con molte macchie in forma d’onde) composto di venuzze nere, mescolate d’ alcune piccole macchiuzze bianche, ed’altre rosse. Serve per fare stipiti di porte, e pavimenti. Riceve ordinario pulimento. Si cava nel Genovese.

Rosso di Francia. Una pietra dura pel doppio del Marmo, cioè quanto il Paragone, tinta d’un color rosso molto vivo, con macchie bianche alquanto livide; vale a far colonne, ed altri ornamenti. Trovafi in gran pezzi e riceve maraviglioso pulimento.

Rosso di Siena. Una pietra dura quanto il Paragone, di color rosso focato, che piglia bellissimo pulimento. Trovasene mescolata con vene, con macchie turchine, e qualcheduna gialla, nel nominato luogo di Caldana.


SC

p. 143

Scaleo

Scaleo m. Lo stesso che scala: tra’ Pittori si dice propriamente scaleo ad una scala di legno portatile, fatta a foggia di treppide, con un pianetto in cima, che serve di ponte al Pittore, per dipigner tavole di grand’ altezza.

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p. 148

Schizzare

Schizzare. V. Schizzo, o schizzi.

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Schizzo

Schizzo, o Schizzi, m. Dicono i Pittori quei leggierissimi tocchi di penna o matita, con i quali accennano i lor concetti senza dar perfezzione alle parti; il che dicono schizzare.


SO

p. 153

Soffitta, Soffitto

Soffitta f. o / Soffitto m. Palco, che si fa sotto l’ultima copertura o tetto degli edificj, o sotto altro palco, per abbellimento, e talvolta per comodo di abitare.

pp. 153–154

Sottonsù

Sottonsù m. Si dice a pittura che è figurata stare in alto, e che sia veduta allo’nsù, non per linea orizontale e piana, e che per vederla è necessario alzar la testa, della quale, scorgendosi prima le piante de’ piedi, le parti più alte scortano, e sfuggono allo’nsù. Queste quando sono ben fatte anno tanta forza, che pare, che sfondino i piani delle soffitte, e i concavi delle volte. Fra gli Artefici, che gli anno singularmente fatti, è stato ne’tempi nostri il celebre Pittore Pietro da Cortona, come mostrano l’opere sue fatte in Roma, e nelle regie camere del Serenis. Granduca in Firenze; e fra quelli che pure ne anno fatti eccellentemente, e fannogli tuttavia, deesi degno luogo a Baldassarre Franceschini Volterrano, di che non lasciano dubitare le bellissime volte e cupole, da lui dipinte a fresco nella Città di Firenze. Tali sono la volta della Cappella degli Orlandini, e altre ne’Servi, e la maravigliosa cupola della Cappella de Niccolini in Santa Croce; oltre a quanto à gia incominciato a vedere il Mondo negli ottimi studi e principio della cupola della Santissima Nunziata: e quello, che è più degno d’admirazione, è l’avere egli in simil veduta, fatta tanta pratica, che quello che a’Maestri costa per ordinario molto studio dal naturale o modelli situati a posta in luogo alto, si rende a lui tanto facile, che fa disegni di figure e storie di tutta invenzione, che potrebbono servire a lui, siccome servono ad altri, a’ quali egli talvolta le dà, per mettere in opera.


TE

p. 167

Terra di cava

Terra di cava, o Terretta. La terra con che si fanno vaſi di credenza, che mescolata con carbone macinato, serue à Pittori per far i campi , e per dipignere i chiari scuri, e anche per far mestiche, e per darla temperata con colla, sopra le tele, ove devonsi dipignere archi trionfali, prospettine, e simili. È mirabile, per modellare, sopra ogn’altra terra o mota, che s’adoperi a tal lavoro; perchè à tutte le sue parti egualissime, e minutissime; onde non solamente si posson far con essa i lavori puliti fino all’ultimo segno, ma si posson lavorare cose minutissime. Cava se ne in Roma vicino a S. Pietro; e noi l’abbiamo in gran copia da’ colli di Monte Spertoli, 13. miglia lontano da Firenze, dove si cava a suoli o falde, che vogliamo dire, a simiglianza della pietra.

Terra d’ombra

Terra d’ombra. Un color naturale capellino scuro, che serve per dipignere, e per metter nelle mestiche, e imprimiture delle tele e tavole. Questo però è stimato da più pratici Pittori un color maligno; à tanto in sè del diseccante, che nelle mestiche non fa buon lavoro, e nell’a olio, per altre sue triste qualità, fa variare i coloriti; onde à ingannato molti, che l’anno usato nelle lor tele, anche uomini di gran valore nel colorire.

Terra gialla. V. Giallo di terra.

Terra nera. V. Nero di terra.

Terra verde. V. Verde di terra.


VE

pp. 174–175

Verdaccio

Verdaccio m. Una certa sorte di verde terra, della quale si servirono i Pittori ne’tempi di Cimabue e di Giotto, per campire le lor pitture a fresco, passandovi poi sopra con poco colore, quasi velandole, e cosi davano loro compimento; l’adoperano oggi i Pittori, per dipigner chiari scuri.

Verde

Verde add. Di color verde, che à verdezza. Lat. Viridis; ed è proprio aggiunto dell’erbe, delle foglie delle piante & alberi, quando sono nella loro freschezza.

Verde m. Spezie di colore, simile a quello, che anno l’erbe e le foglie, quando sono fresche, nel lor vigore. Lat. Viridis color. E verde per verdura. Lat. Viretum. E verde per vigore. Lat. Viriditas, vigor.

Verde acerbo. Un verde non pieno, cioè che non ancora è giunto alla sua perfezzione; e dicesi acerbo a simiglianza delle frondi e frutte, che non anche dalla Natura perfezzionate, non tengono il verde interamente pieno.

Verde azzurro. Un color minerale, che ci portano di Spagna, che serve per a fresco e per a tempera.

Verde d’azzurrino d’Alemagna e giallorino. L’uno e l’altro colore mescolato isieme, serve per dipignere in muro, e in tavole temperato con rosso d’uovo esso verde d’azzurro oltramarino e orpimento; & è buonissimo per a tempera.

Verde di terra. Un color naturale e grosso, che agli Antichi serviva, per metter d’oro in cambio del bolo; e serve a dipignere a olio, a fresco, e a tempera.

Verde d’orpimento ed’indaco. Una sorta di color verde, fatto d’orpimento mescolato con indaco. Questo verde d’orpimento e indaco serve per tigner carte e legnami.

Verde eterno. Una sorta di color verde assai vivo, detto eterno perchè non perde mai la sua vivezza, come fanno tutti gli altri colori verdi. Questo non è altro che una velatura fatta a fondo in argentato d’argento in foglia, d’un verderame ben purgato, e ridotto a guisa d’un acquerello.

Verdeporro

Verdeporro. Sorta di colore verde, la cui verdezza sbiancata è simile alla verdezza delle foglie de’porri, donde prende il nome.

Verderame

Verderame. Un colore assai comune, che si fa nella vinaccia con piastre di rame poste in aceto, e serve per a tempera, e a olio.

Verde

Verde antico. Una pietra di durezza poco più del Paragone, à un verde più vago di quello di Corsica, e serve per lavorare a sega e a scarpello per ogni lavoro; ce lo portano di quel di Roma in colonne e altri pezzi d’ornamenti, trovati fra le rovine degli antichi edificj.

Verde dell’Impruneta. Pietra dura non più del Marmo, di color verde sbiadato, che più tosto biancheggia. Trovasi nelle montagne dell’Impruneta, vicino a Firenze sette miglia, puo servire per far pavimenti; riceve buon pulimento, e se non trova d’ogni grandezza.

Verde di Boemia. V. Diaspro di Boemia detto Verde di Boemia.

Verde di Corsica. V. Diaspro di Corsica.

Verde di Genova. Una pietra dura quanto il Paragone, di color verde acerbo con macchie nere, e bianche; vien di Porto Venere, e trovasene di qual si voglia macchia più chiara, e più scura, e d’ogni grandezza, e grossezza; e si lavora facilmente con sega e scarpello.

Verde di Prato. Pietra più tenera del Marmo bianco, che piglia bel pulimento; è di color verde, acerbo mescolato di piccole macchie verdi scure; trovasene d’ogni grandezza nelle montange della Città di Prato in Toscana; e serve per pavimenti, e ornamenti di quadro.

Verde di Pratolino. Una pietra dura quanto l’alberese, di color verde sudicio, o color di palina; trovasi presso alla real villa del Sereniss. Granduca detta Pratolino, in certi luoghi fra essa villa, e l’eremo di Montesenario; e per lo più cade con certe smotte cagionate dall’acque di alcuni fossati, da’ quali è traportato in pezzi, il maggiore di tre quarti di braccio in circa, ed i più minuti pezzi porta anche il fiume di Mugnone. Lavorasi con segaruota e spianatoio, e ammette pochissimo scarpello. Di questa pietra fannosi i gambi di alcuni gigli, che adornano la parte interiore del luogo, ove deve riposare il corpo di S. María Maddalena de’ Pazzi Fiorentina, nella nuova Cappella, che le si fabbrica al presente, nella Chiesa di S. María degli Angeli in pinti.

Verdeggiante add. Che verdeggia. Lat. Viridans.

Verdeggiare. Mostrarsi verde. Lat. Virere.

Verdetto m. Un color di miniera, che si trova ne’ monti dell’Alemagna; serve per a olio, e per a tempera.

Verdezza f. Lo esser verde. Lat. Viriditas.