Milizia 1781

Francesco Milizia, Memorie degli architetti antichi e moderni. Terza edizione accresciata e corretta, Parma [Stamperia reale] 1781.


pp. LXXXI–LXXXIII

PITTURE.

Se l’Architetto saprà regolare il Pittore saprà anche per mezzo delle pitture far comparire più spaziosi alcuni luoghi, correggerà altri di alcuni loro inevitabili difetti, e altrove spiegherà una conveniente ricchezza.

Nell’adoprare la prospettiva non si rappresentino mai quegli oggetti, che ricreano in un solo punto, e negli altri punti offendono la vista. Se, per esempio, un soffitto è dipinto a più ordini di architettura, per poco che l’occhio si scosti dal punto di veduta tutto è in confusione e in ruina. E perchè dipingere i soffitti, le volte, e fino i cupolini delle cupole, e rappresentarvi cose, che ivi non possono essere? E quando anche potessero convenientemente starvi, come goderle senza un martirio della nuca, e degli occhi? Qualche soggetto aereo e leggiero al più al più. E allora bisogna alla pittura superiore accordare i muri con tinte soavi.

Le pitture belle debbono essere sopra i muri verticali; e quivi l’Architetto di genio potrà progettare disegni mirabili per convertire una camera in una spaziosa campagna arricchita d’ogni sorta di oggetti ugualmente istruttivi che dilettevoli. Lo zoccolo comparirà marmo, su cui si ergono colonne, e tra le loro aperture che sfondati di quadri! Non concepisco come si usino altri quadri; e più inconcepibili sono i rabeschi antivitruviani, ora tanto in moda sotto l’imponente nome di Raffaello.

Se l’Architetto sarà amico del Pittore saprà anche impiegare i varj marmi secondo la convenienza de’ soggetti. I marmi di colori vivaci converranno alle decorazioni degli archi trionfali, delle fontane, de’ teatri, degli appartamenti. Ne’ tempj, e negli altari si useranno marmi di colori diversi; e nelle tombe non s’impiegheranno certamente quelli di un colore allegro. Per combinare i marmi variamente coloriti, affinchè risulti un accordo pittoresco, conviene intendere quali sono i colori leggieri, e quali i pesanti, quali gli amici, e quali i discordanti; ed eseguire l’assioma pittorico di non unire mai due colori discordanti, nè di passare da un estremo all’altro che per gradi intermedj.