Milizia 1797/II
[Francesco Milizia], Dizionario delle Belle Arti del Disegno. Estratto in gran parte dalla Enciclopedia Metodica da Francesco Milizia II, Bassano 1797.
pp. 31–33
Intonaco
INTONACO. Gli antichi vì usavano molta cura. Se lo aveano da impiegare sul pianterreno, uguagliavano prima ben bene il suolo, e lo assodavano. Indi sul sodo stendevano uno strato di pietrucce, e su questo un altro strato di più piccole impastate con tre quinti di calce se esso pietrame era di fresco tratto dalle cave, e due quinti se proveniva da vecchie demolizioni. Si batteva poi con mazzapicchj finchè il tutto, che dovea esser alto un piede, fosse ridotto a 8 pollici. Su questi due strati se ne metteva un altro di tre parti di tegole peste temprate con una parte di calce, da far l’altezza di 6 dita. Su quest’ ultimo strato bene spianato e livellato si metteva il pavimento di marmo, o di mosaico, o d’intonaco, sopra di cui si spargeva del marmo polverizzato finissimo.
Se l’intonaco si avea da fare sopra un solajo, badavan bene gli antichi, che sotto di esso solajo non vi fosse alcun muro che lo toccasse; altrimenti piegando il solajo tra muri, l’intonaco si fenderebbe. Badavano anche di non impiegar tavole di diversa specie di querce: sceglievano anzi quelle della stessa specie, bené stagionaté, e le inchiodavano sodamente ne’ travvi. Indi coprivano il tavolato con paglia, o con felce, per preservarlo dalla causticità della calce; e poi vi stendevano l’intonaco nella maniera suddetta.
Maggiore precauzione prendevano per i luoghi scoperti, specialmente s’erano di legname. Inchiodavano sul primo tavolato un altro che incrociasse il primo. E operando nel modo predetto aggiungevano su l’ultimo intonaco piccoli pezzi di materiale cubici di due dita per ogni verso, col dare 2 dita di pendio ogni 10 piedi. Così la malta ch’ era fra le giunture di que’ piccoli pezzi non soffriva il gelo; e per meglio difenderla, ogni anno all’ avvicinarsi dell’ inverno la spalmavano di morga d’olio. Talvolta per rendere più solide queste terrazze, mettevano sul secondo strato mattoni di 2 piedi in quadrato ben arrotati e connessi insieme, e s’incavava loro intorno un canale largo e profondo un dito, e si riempiva di calce stemprata nell’ olio. Indi si procedeva nel modo solito, e al di sopra si faceva un pavimento di mattoni a spica.
I pavimenti alla Greca, che i Romani usavano nelle camere d’ inverno, e specialmente nelle sale da mangiare a pianterreno, erano più comodi che belli. Si faceva un’escavazione profonda 2 piedi, si batteva ben il fondo; vi si stendeva sopra un impasto di scaglie di pietre, di tegole, e di calce, e gli si dava un pendio che terminava ad un canaletto. Sopra a questo si metteva uno strato di carbone pesto e ben battuto; indi un altro di calce, di sabbia fina, e di ceneri, impastate insieme, alto mezzo piede: si livellava, e quando era ben secco, si metteva a polimento. Questo intonaco compariva nero, ma era comodo nelle sale de’ pranzi, dove cadendo acqua o vino, n’era subito assorbito, e restava sì asciutto, che i Dapiferi, i quali servivano ordinariamente a piedi nudi, non vi provavan gl’ inconvenienti della umidità.
La durata degl’ intonachi antichi è mirabile. Basta vederli in Roma, e a Pompei. Distrutti i legnami si mantengon tuttavia gl’intonachi che v’eran di sopra, e sembrano volte; vi si osservano le impressioni delle paglie e delle felci, vi si distingue ogni strato. Questa durata, questa solidità dipende 1. dalla cura di farli bene. 2. dalla maniera d’impiegar la calce. 3. dalla precauzione di batter bene, e di massicciare ogni strato. La calce vuol esser glutinosa e grassa, l’arena esposta lungo tempo all’aria e al sole; se invece d’arena si mette polvere di marmo, si avrà un intonaco marmorato. Non si deve soprapporre l’intonaco, se il muro non è asciutto; nè si deve metter uno strato su l’altro, se non sia ben asciutto l’antecedente.
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Soffitti
SOFFITTI voglion esser adorni. Gli antichi di cassettoni semplici. Quanto più semplicemente si adornano, tanto più compariranno ornati.
