Dominici 1743/III

Bernardo de Dominici, Vite de’ Pittori, Scultori, ed Architetti Napoletani III, Napoli [Stamperia Casamara] 1743.


pp. 394–395

VITA
DEL CAVALIER
LUCA GIORDANO
PITTORE,
E de’ suoi Discepoli.

PRendo di nuovo a scrivere la vita del maraviglioso Pittore Luca Giordano, per non ristampar quella da me composta in giovanezza, e data fuori nel 1728. Di quel Pittore, che avendo unito a rari doni della natura lo studio indefesso, e l’intelligenza dell’arte, hà costretto la maldicenza stessa ad ammirarne le di lui nobili idee, con facilità, eleganza, velocità, ed armonioso colore eseguite.

Nacque Luca Giordano nella Città di Napoli l’anno 1632. da Antonio Giordano mediocre Pittore, che povero d’invenzione copiava le opere dello Spagnoletto. Sua madre ebbe nome Isabella Imparato, Donna assai costumata, e che seppe allevare i suoi figliuoli nel Santo timor di Dio. Giunto appena Luca all’età di cinque anni, in vece di passare il tempo in puerili trastulli, si diede al disegno, e per la gran capacità, di cui era dotato dalla natura, in men d’un anno copiò in disegno figure intere con maraviglia di coloro, che ciò vedendo pronosticavano la di lui gran riuscita. Un di costoro fu il celebre Gavalier Massimo Stanzioni, il quale passando per la Bottega di Antonio, che abitava sul canto rimpetto alle Carceri, detto di S. Giacomo, in tempo che questi dipingea sopra gli archi delle Cappelle della Chiesa della Immaculata Concezione degli Spagnuoli, vide il fanciullo disegnar con prontezza, ed osservando il disegno gli del Cavalier pronosticò, che sarebbe riuscito un facile, e risoluto Pittore di grandi idee, e che sarebbe stato il primo de’ tempi suoi: Come in brieve maravigliosamente poi si vide avverato dal fatto che siegue.

Aveva Antonio preso a dipingere a fresco due Puttini in S. Maria la nuova de’ PP. dell’ osservanza, a propriamente que che si veggono nella Cappella di S. Onofrio, situata sotto l’organo, e non avendo egli niuna pratica di operar quei colori, andava seco stesso discorrendo a qual mediocre Pittore appogiar dovesse quella faccenda. Ciò udito da Luca, che non aveva ancora compiuto gli otto anni, pronto si offerì a dipinger que’ Putti, e per la grazia, e spirito, con cui fece l’offerta, esiggè gli abbracciamenti de’ Genitori, e di coloro ch’ eran presenti. Ma pensando Antonio, che quella offerta procedesse da un cieco pueril desiderio, si pose in via per ritrovare un Pittore suo conoscente, lasciando Luca sul palco in guardia de’ colori. Ma egli rimaso solo, arditamento disegnò gli Angeletti, e ne dipinse uno, ma nel volerlo terminare sopraggiunse il Padre, che conduceva il Pittore; laonde da Luca lasciati prestamente i pennelli, si pose da parte ad osservare ciò, che quelli avrebbon detto di sua pittura. Montati coloro sul palco, ed osservato il Puttino, dimandarono Luca chi quello avesse dipinto, e chi fosse colà capitato; ma negando egli di aver veduto alcuno sul palco, diceva altresì tutto timoroso non saper nulla di quel dipinto: essendo però minacciato dal Padre, e lusingato dal Pittore, si palesò per l’artefice di quei Puttini. Era la cosa troppo difficile a credersi, onde fu da quelli costretto a terminare l’incominiciato, e quindi a dipingere l’altro Angioletto. Ubbidì volentireri Luca, perchè, come è solito de’ fanciulli, ambiva di esser lodato tra gli uguali, e di esser chamato Pittore.

. . .