Mengs 1780/II
Antonio Raffaello Mengs, Opere II, Parma [Stamperia reale] 1780.
LETTERA DI MENGS
A
D. ANΤΟΝΙΟ PONZ.
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pp. 50–51
STILE FACILE.
Alcuni Professori han seguito uno stile assai bello, e di molta facilità, senza essere totalmente viziosi, come fu Pietro da Cortona, colla sua Scuola, in cui si contraddistinse Luca Giordano suo Discepolo. Costoro possono dirsi Pittori di stile Facile, volgari, e popolari, che non hanno investigata la perfezione, contentandosi di dare in tutte le parti dell’ Arte una idea sufficiente per distinguere una cosa dall’altra, senza danno della loro perfezione; fondandosi che la perfezione è nota a pochi, e ordinariamente non lo è a chi premia con mercede i Professori; cosicchè questi celebratissimi Artisti non han messo altro studio nelle loro Opere che quanto bastava per farsi intendere dal volgo de’ Dilettanti con pochissima applicazione.
Per quello, che spetta alla pratica della Pittura, ella comprende cinque parti principali, che sono il Disegno, il Chiaroscuro, il Colorito, l’ Invenzione, e la Composizione. In qualsisia Opera concorrono principalmente, e assolutamente le tre prime; e tutto quel, che si fa in queste parti, si può dimostrare se sia fatto bene, o male. Non è così delle altre due, che hanno molto dell’ arbitrario, e benchè debbano esser guidate dalla ragione rilevano tuttavia qualche cosa dalle opinioni, donde nasce la difficoltà di trovar regole fisse da contentar tutti: e siccome l’Invenzione, e la Composizione regolano tutta la parte della scelta, ciascuno sceglie diversamente secondo il suo genio, e approva quanto ha scelto.
COMPOSIZIONE
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pp. 59–60
Come tra’ Greci la Pittura avea acquistata la somma perfezione per mezzo di Zeusi, e di Parrasio, e che il grande Apelle, siccome ho detto, non ebbe da aggiungerle che la grazia, parimente anche tra’ Moderni niente mancava alla Pittura dopo Raffaello, se non quella grazia, che le aggiunse Antonio Allegri, il quale compì tutto quello, che poteva desiderare lo stile della Pittura moderna, appagando la ragione degl’ intelligenti, e la vista di tutti.
Dopo questi gran Pittori vi fu un intervallo, finchè i Caracci da Bologna studiando le Opere de’ loro predecessori, e principalmente quelle di Correggio, formarono una nuova Scuola, e divennero i primi, e più felici tra gl’ Imitatori. Annibale fu il più corretto imitatore, e riunì lo stile delle Statue antiche colla grandiosità di Lodovico; ma disprezzò le sottigliezze dell’ Arte, e le riflessioni filosofiche. Da questi Caracci si formò una Scuola di molti uomini abili, e tutti seguirono lo stesso cammino, all’ eccezione di Guido Reni, che fu d’un talento grande, di molta facilità, e introdusse nella Pittura uno stile gradevole, composto di Bello, di Grazioso, di Ricco, e di Facile. Guercino da Cento fu inventore d’ altro stile particolare di Chiaroscuro, che si chiama di macchie, di contrapposizioni, di varietà, e d’ interruzioni di tutto il Chiaroscuro.
Dopo questi Valentuomini, che imitavano con modo facile l’apparenza della perfezione de’ primi e della Natura, venne Pietro da Cortona, il quale trovò tuttavia troppa difficoltà d’ accomodarsi a quegli stili, ed avendo riportato dalla Natura un gran talento si applicò principalmente alla parte della Composizione, e a ciò, che si chiama Gusto. Fin allora tutte le Composizioni avean avuta una spezie di simmetria, o sia di disposizione, regolata secondo l’equilibrio, e secondo domandava l’invenzione della Storia; ma Pietro da Cortona separò quasi la Invenzione dalla Composizione, badando molto più a quelle parti, che dilettano la vista, come sono la contrapposizione, e i contrasti de’ membri nelle figure; cosicchè d’allora s’introdusse il costume di riempiere i Quadri di una folla di figure ben piantate, senza pensare se convenissero o no alla Storia; il che è diametralmente contrario alla pratica degli antichi Greci, che usavano metter poche figure, affinchè la loro perfezione fosse più visibile: i Cortoneschi all’ incontro ne mettono molte, acciocchè le imperfezioni non sieno sì palesi
Quest’ ultima Scuola si è estesa moltissimo, e ha mutato il carattere della Pittura. Poco dopo venne Carlo Maratti, che aspirando alla perfezione la cercò nelle Opere degli altri Pittori, e particolarmente in quelle de’ Caracci. Benchè egli facesse tutti gli studj pel naturale si conosce da quegli stessi, che era nella preoccupazione di non seguitare la sua semplicità. Questa massima egli estese in tutte le parti dell’ Arte; e con ciò ha dato alla sua Scuola, che è stata l’ultima di Roma, un certo stile di squisitezza, e di affettazione.
La Francia ha avuto anche uomini grandi, particolarmente nella Composizione, in cui Niccola Pussino fu, dopo Raffaello, quegli che più imitò lo stile degli antichi Greci. Carlo le Brun fu abbondante: diversi altri Francesi furono uomini di merito; e finchè la loro Scuola non si dipartì dalle massime dell’ Italiana produsse molti buoni Professori, che si resero insigni in varie parti dell’ Arte; ma venuti in appresso alcuni, che preferivano le magnifiche Opere di Rubens esistenti a Parigi alle perfette di Raffaello, imitarono in parte gli oggetti gradevoli, che offriva la Natura in Francia colle massime di Rubens, e formarono uno stile, che piacque per la novità e pel brio, per cui è inclinata quella Nazione, e ripudiarono il gusto Italiano facendosi uno stile Nazionale, in cui quello ch’essi chiamano Spirito, fa la essenzial parte. D’allora non dipinsero più nè Egizj, nè Greci, nè Romani, nè Barbari, come avea fatto il gran Pussino, ma sempre Francesi; e con ciò pretesero esprimere i caratteri di qualunque altra Nazione.
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