Accolti 1625

Pietro Accolti, Lo Inganno de gl’Occhi. Prospetiva Pratica… Trattato in acconcio della Pittura, Firenze [Pietro Cecconcelli] 1625.


Pietro di Fabrizio Accolti (1579–1642) was an Italian politician, diplomat, scholar, and artist. Born in Pisa, he studied at the local university before pursuing his career in Florence, where he became, among other roles, a consul of the Accademia del Disegno. In his scholarly work, Accolti focused on geometry and mechanics. His book L’Inganno degli occhi: Prospettiva Pratica, published in Florence in 1625 and dedicated to Grand Duke Carlo de’ Medici, addresses various aspects of practical perspective for architects and artists. Here we present two chapters devoted to the challenges of perspectival projection in paintings on ceilings and vaults.


DELLA PROSPETTIVA
PRATICA DI PIETRO ACCOLTI

Parte Prima.

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pp. 52–53

DELLE VEDVTE IN DISEGNO DI SOTTO
in su. Cap. XXXVIII.

HAbbiamo sin hora dimostrata la pratica di più, & diverse operazioni di prospettiva, in più, & diversi piani, cioè orizzontali, inclinati, & perpendicolarmente declivi. Resta che diciamo brevemente qualche cosa intorno alle operazioni di Prospettiva, & Disegno veduto, come dicano i Pittori, di sotto in sù, il che accade ne piani delle soffitte, ne concavi delle volte, delle cupole, & altre superficie, anco tal volta irregolari; Materia non così vulgare, non toccata da alcuno, & necessaria al Pittore, per le spesse occasioni del dipignere a fresco in si fatte superficie. Noi ne faremo dimostrazione in figura compresa da rette linee, potendo, come crediamo, ciascuno da questa apprender la maniera, & pratica per tutte le altre. Sia la piana superficie di soffitta, veduta, & considerata per taglio, nella linea E. F. & il piano à essa sottoposto sia L. N. si che A. B. F. E. rimane per facciata della stanza havente detta soffitta, & perche troppo cova, & riman bassa in riguardo di buona architettura, per ciò vorremo far apparire detta soffitta E. F. posta più alta come in H. G. per il suo debito sfogo. Per conseguir questo intento ne bisogna ricorrere interamente a gl’aiuti infallibili di prospettiva, la quale ne insegnerà artifizio tale, che ne tirerà la veduta di ciascuno a meraviglia. Fingi adunque, & disegna nella porzione da aggiugnersi E. G. H. F. ciò che più ti aggrada, che per lo migliore consiglierei dipingervi finti quadri di Pittura, intorno intorno alla aggiunta parte di detta Sala (come si costuma) attaccati. Et perciò uno di essi sia C. B. A. D. & ogn’altro disegnatovi, come apparisce, che basterà in uno solo farne la dimostrazione. Primieramente è da considerare, che come ogn’altra prospettiva, così questa ancora non puo obbedire se non a un sol punto, onde questo principalmente constituiscasi, & sia posto da noi nel mezzo dell’istesso piano L. N. come in M. Onde l’occhio (mediante l’altezza del corpo humano) resterà come in O. il quale sarà punto, & di concorso, & di lontananza, come intenderemo. Deliberate queste cose, tirinsi le diagonali da gl’angoli della soffitta, quali si intersegherano nel piombo di M. in I. e resterà detta soffitta divisa in quattro triangoli, uno de quali poneremo essere E. F. I. & in esso verrà rappresentato tutta la aggiunta parte E. G. H. F. e ciò che in essa disegneremo, il che così dimostreremo, e perche la semidiagonale del piano della stanza, è eguale alla semidiagonale della soffitta E. I. facciasi su l’orizzonte dell’occhio O. eguale P. Q. ad E. I. havendo noi bisogno, per trovar le misure delle cose, di considerar detta semidiagonale in profilo, si che hora restera Q. punto di nostra prospettiva, nella presente operazione, dunque tirisi dal termine G. dell’altezza, che si vuole aggiugnere, il raggio visivo G. Q. e notisi dove passando, seghi il piano della soffitta E. F. in R. imperciò che, se fatto centro in E. intervallo E. R. taglieremo la semidiagonale E. I. in S. & dal detto punto S. tireremo la parallela al piano S. T. dico, che nella porzione della soffitta E. S. T. F. ci apparirà la parte di sfogo, che si aggiugne a detta stanza, nell’altezza maggiore E. G. & F. H. & perciò fingasi in essa appeso il quadro A. B. C. D. si vuol trovare qual deva disegnarsi in detta soffitta, perche ci apparisca perpendicolarmente attaccato, per far questo, producasi A. C. suo lato, sino che pervenga su la linea della soffitta E. F. in V. & similmente l’altro lato B. D. sino in R. & dalli sudetti termini, si mandino occulte linee V. I. & R. I. imperciò che di gia sappiamo, che in queste devono apparirci i sudetti lati del finto quadro A. C. & B. D. Resta hora di trovare in detta soffitta i lati del medesimo quadro A. B. & C. D. che per far questo, producasi il lato B. A. fino che tagli la aggiunta parte E. G. in X. dal quale si muoua il raggio tendente all’occhio Q. che segherà E. F. in R. perciò se fatto centro in E. & intervallo E. R. tireremo la porzione di circonferenza, sin tanto, che tagli la sua respettiva linea V. I. in Z. dico che quivi

haveremo l’altezza per tirare il lato z. a. rappresentante il lato perfetto A. B. nell’istessa maniera appunto facciasi del lato inferiore C. D. come si è fatto del suo opposto A. B. & haveremo trovato qual disegno deva farsi in detta soffitta, perche ci apparischino in essa le cose tali, quali ci apparirebbono se fussero esistenti nella aggiunta, e finta parte di facciata E. G. H. F. che se in detti tre apparenti quadri, come si vede nella sudetta figura, si dipigneranno ritratti al naturele, mediante la regola detta di sopra da noi, il che può farsi molto agevolmente col tirar la rete al perfetto quadro A. B. e l’istessa al finto z. a. haveremo con tanta più meraviglia, conseguito questo inganno, che fa la Prospettiva all’Architettura. E tanto basti per espressione della forza, che ha il disegno portato dalle regole di Prospettiva.


pp. 54–56

DEL DISEGNARE DI SOTTO IN SV 
nelle volte, e Cupole. Cap. XXXIX
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IO son sicuro, che la passata dimostrazione haverà talmente aperta la strada all’intelligenza della prossima seguente, che mi basterà accennare quanto intorno a questa materia se ne potesse dire, per ardua, e difficile ch’ella si sia, e da pochi, e forse nesluno ben intesa.

Sia A. B. la centina della cupola, nella cui concava superficie ci bisogna dipignere, come in piana, & perpendicolare (per esempio) la ottangola equilatera, & equiangola superficie C. D. E. F. A. Sia la veduta nella inferior parte L. quale suppongasi stare sul piombo del centro di detta cupola L. M. per conseguir tale intenzione, tirisi dall’angolo C. il raggio visivo C. L. & osservisi ove passando, tagli la centina della cupola in G. impercioche pronunzieremo in questa altezza dovere apparirci nella concava superficie della volta sudetta, & perciò se tireremo dalla intersezione G. una parallela al piano della volta A. H. haveremo in I. l’apparenza dell’angolo C, & dovendo venire all’assegnazione dell’altro angolo D. egli ci bisogna prima considerare, non solo l’altezza sua, ma di più la diversa lontananza maggiore, ch’egli tiene dalla concava superficie della volta, quale quanta sia, ci apparirà in questo modo: Tirisi la semipianta (che tanto basta) della cupola A N H. Appresso considerisi quanto l’angolo D. è distante dalla perpendicolare C A. e tanto si faccia N. P. lontano dalla perpendicolare M L. quindi dal sudetto punto P. tirisi al centro Q. della pianta, una linea, della quale piglisi la parte solamente, che rimane fuori della semipianta, imperciò che tanto diremo esser più remoto l’angolo D, che non è l’angolo C. dall’occhio nostro, ò si vero dalla concava superficie della volta, dunque detta porzione aggiungasi, & haveremo la linea D. O. R. dalla estremità della quale tirisi, quasi raggio visivo, la linea R. L. & osservisi ove passando seghi, e tagli la centina della volta in S. imperciò che in questa altezza doverà apparirci il detto angolo D. con l’altro suo correspettivo, come vedremo. Bisogna hora trovare in qual larghezza, e lontananza dalla perpendicolare M L. il che più facilmente assai conseguirà il Pittore in sul lavoro istesso, che non farassi da noi qui, che disegniamo in una piana superficie di queste carte, Imperciò che non deve egli altro fare se non tirare dall’intersezione S. la parallela S. T. poi traguardare con l’occhio talmente posto, che la corda, e piombo pendulo dall’estremo orgoglio della cupola cuopra la intersezione nel piano della sudetta cupola X. & osservisi poscia ove detta corda, e piombo mostri di segare la già tirata parallela S T. imperciò che quivi (facendo fare aterza mano un punto) haverà la distanza dell’angolo, che si cerca dalla perpendicolare M. Q. Ma perche nel dipignere a fresco è necessario fare i cartoni, per ciò parmi necessario mostrare il modo al Pittore di aggiustatamente poter fare i suoi disegni, & i suoi studi particolari, in occasioni di tanto cimento.

Perche dunque possa fare il Pittore suo studio sopra del cartone, come è loro costume nel dipignere a fresco, e possa in esso trovare i punti, e dintorni delle cose, dico, che se vorrà investigare ove sia per apparirci l’angolo E, & gl’altri due D. & F, & ogn’altro dato punto indetto ottangolo, o di qualsivoglia altra figura, deve primieramente dividere in quelle parti eguali, che più ne piacerà la centina della cupola H. a. & dalle dette divisioni si lascino cadere le perpendicolari linee sul piano della volta Q. H. & da piombi loro in detto piano esistenti, fatto centro in Q. si tirino le quarte di circolo, come si vede esser fatto. Vogliasi dunque investigare l’angolo E. & osservisi quanto è lontano dalla perpendicolare A. C. & tanto appunto lontano si constituisca dalla perpendicolare M. Q. & farà N. b. dal quale si tiri b. Q. fatto questo, tirinsi dalle divisioni della centina le parallele linee al piano della cupola, & appresso piglinsi le distanze di ciascuno intersegamento, che fanno i circoli con la linea b. Q. dalla perpendicolare M Q. cioè e. d. & riportisi in Q. f. poi si pigli m. n. e si riporti in h. p. poi r. t. & si riporti in u. z. & così tutti di mano in mano, poi si congiunghino detti punti f. p. z. con linee, perche queste ci rappresenteranno, & faranno l’offizio, che in atto pratico, & in opera, fa la corda pendula dal colmo della cupola, cioè ci additeranno le perpendicolari concorrenti nel centro, e colmo della volta, perciò come si disse di sopra, veggasi ove questa f. z. tagli la parallela al piano, derivante da ff. che è in p. adunque in punto p. deve disegnarsi l’angolo E. che veduto dall’occhio inferiore L. tale appunto ci apparirà. Nell’istesso modo se faremo N. u. eguale ad O. D. & poi tirata la linea u. q. piglieremo le distanze, che fanno le sue intersezioni con i circoli dalla perpendicolare

M. Q. operando come si è detto dell’angolo E. haveremo gl’altri dui angoli D. F. nelli punti g. I. & finalmente tutta la digradazione del dato ottangolo, come può vedersi, & il tutto meglio intendersi con la meditazione sola della figura, & osservazione di essa, che con iscrittura, che se ne fa presentemente da noi. Ma sappiasi intanto, che si fatte operazioni di Prospettiva sono le più difficili, e travagliose, che possa al Pittore. Et per hora sia detto, & scritto a bastanza delle superficie vedute in disegno sopra in diversi piani, ove l’industria della Pittura le dintorna, & rappresenta con tanto inganno del nostro più fedel sentimento.

Fine del Primo Libro.