Biringuccio 1540

Vanoccio Biringuccio, De la Pirotechnia libri X. Dove Ampiamente si tratta non solo di ogni sorte & diversita di Miniere, ma anchora quanto si ricerca intorno à la prattica di quelle cose di quel che si appartiene à l’arte de la fusione over gitto de me talli come d’ogni altra cosa simile à questa, [Venezia] 1540.


Vanoccio Biringuccio (ca. 1480–1539) was an Italian metallurgist renowned for his treatise De la pirotechnia, published posthumously in 1540. In connection with Naples yellow, we present from this work a passage concerning antimony. Also transcribed here is a chapter on vitriols. Finally, we include a reference to zaffre, which was used in the production of blue smalt.


LIBRO SECONDO.

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fol. 27v–28r

DEL ANTIMONIO ET SVA MINIERA.
CAPITOLO TERZO.

LO ANTIMONIO secondo che so doppenione e una composition di cosa fatta dala natura per creare una miniera di metallo, nelaquale e sopra abundata con indebita proportion di materia calda & seccha, & con la humidita sua mal mista, deffetto al tutto contrario alla composition de metalli, & pero viene a essere come largento vivo una sconciatura minerale, & un mostro infra li metalli, overo esser potrebbe materia in via atta arrivare alla perfettion metallica, impedita per esser cavata avanti il tempo, & accio mel persuade il vedere in lui tante parti simili a quelle de metalli, guardando prima nel suo color chiaro & brillante & nel molto suo pelo, & aneho nela metallina che fondendosi lassa nel fondo del vaso. Ha secondo che si vede questo in se molta terrestita, come ne fa fede lodore dela sua sulfurea adustione, & oltre alla sua indigestione, & puocho mescolamento, la difficil sua fusion, & al fin la sua metallina, qual anchor che la sia bianchissima & piu lustrante che non e quasi largento, e frangibile assai piu che vetro, ET DI questo li filosofi operanti nele loro alchimie se ne serveno molto secondo che dicano per farne oglio qual ne credeno che facci tentura doro al argento fisso, per ilche molti di loro lhanno in gran reputatione, & massimamente quella sorte ch’ha li tigli suttili & longhi a modo dun mazzo di setogle, & con questo dican farne assai maggior effetto che far non possan del solfo. Ilche credo in caso pero chel solfo lo serva per esser cosa piu propinqua alla spetie metallica che non il solfo. Et di questo so certo per che ho veduto che ne cavano un licor sanguigno in forma doglio, che chi fe quel che viddi non sol mi disse che haveva proprieta di tegner largento in color doro, ma di fissarlo anchora. Il che forse puo esser, ma io non ho veduto come v’ho detto si non il licor, ma largento tento ne da esso ne da altri non gia mai ne viddi. La miniera di questo no altrimenti si trova in ne monti che lalete miniere de metalli, & se ne cava per diverse operationi, & quel chio so sene trova in Italia in diversi luochi, & dela Alemagna ne portano a Venetia del fuso in pani per fervitio di que maestri che fanno le campane, perche trovano che mescolando ne fra il metallo certa parte argumenta molto il suono, & ancho quelli che fanno li vasi di stagno ne adoperano come anchor quelli che fan li specchi si di vetro come di composition di metalli proprio. ANCHOR secondo chio intendo serve questo per medicina di cerusia in medicare posteme, o incurabili ulceri, & con esso si leva le corrutioni, & dele carne triste che vi fussero, & ha virtu dai usare la natura a perdurle buone. Serve anchora i far assai color gialli da dipegner vasi di terra, & da tegner smalti, vetri, & altri fimili lavori quali intrinsichamente volesse che fuser per virtu del fuochi gialli. Di tal miniere dantimonio ne sonno anchora assai nel contado di Siena, infra lequali ne una presso alla citta di Massa, di marenma, & unaltra grande appresso a unaltra citta chiamata Sovana, & questa li prattici sperimentatori dicano esser la miglior che sappino. Trovasene ancho nel contado di santa Fiore, pressoa una terra chiamata Selvena, & non solo in questi luochi chio v’ho nominati, ma in molti altri, ove per non esser miniera doro, o daltro metallo perfetto che importi, pocho se ne tien conto, & questo che v’ho detto e quanto del lantimonio vi so dire.


fol. 29r–30v

DEL VETRIOLO ET SVA MINIERA.
CAPITOLO QVINTO.

IL vetriolo similmente è una sustantia minerale per la exalation dela quale alcuni dicano che si generano & riducano insieme le materie o sustantie elementali che producano li metalli, & massime l’oro, questo non è già fumosità di metallo, ne ancho cosa che se ne cavi per altro modo metallo anchor che per certi suoi effetti mostri di non esserne senza per certo odor che rende, e cosa che ha assai similitudine con l’alume, ha sustantia mordificativa, & al gusto è aspro, & alla lingua pongitivo, e ha natura constrettiva. In nel l’acqua & in ogni luocho humido si resolve con pocho spatio di tempo. Et di questo dicano esserne causa come d’ogni altro minerale, le sustantie aquee mal ligate, ne per questo è che non contenga assai dele terrestri, anzi mi pare che in esso si trovi cinque participationi di diverse qualità, cioè proprietà di solfo, attione dell’alume, el roder del nitro, o del sale, & de metalli proprietà di rame, & di ferro, cavasi la sua miniera per le valli de monti in luochi salvatichi, ma non troppo aspri, & è più presto una terra bigia, o sasso tenero & mortigno che pietra dura, con alcune machie gialle & verdi per dentro ha sempre con se, over presso a se qualche miniera di solfo o picchola o grande, exala dessa quando è sotto terra uno acuto & grandissimo fetore da dustione simile a quella del solfo. Et l’acque che sargano dove essa sia son tutte putride terrestri & grosse, qual bullete con gran fumo & qual senza, che certo in assai luochi doue ne è quantità grande passano effetti infernali. Questo terreno, o miniera che la voglian chiamare auanti che estraerne si possa el vetriolo, cauatene quella quantità che volete & bene scelta, amontinasi insieme sopra a certe aree, & così si lascia allo scoperto a macerare alle piogge, alli freddi, al sole. 5. o 6. mesi alcune volte revolgendola con far venir quel che era sotto in fondo ne la superficie di sopra, & sempre quando fan questo con l’occhio d’un zappone el van minutamente tritando, accioché meglio si riscaldi, & per tutto si dicuocha. Dipoi così condotto si copre facendovi sopra una cappanna o pur portandolo sotto una fatta, laddove si lascia stare anchora a riposare 6. o 8. mesi di più avanti che si lavori. HORA appresso doue è tal miniera o altro luocho comodo dove sia acqua a bastanza, si fa primamente un bagno longo un. 20. o 25. braccia, & largo 10. o 12. in circa, & alto 4. in circa, che da piei habbi uno sciacquatoio ch’arriui al fondo da poter turare per cavarne le fecce de la terra purgata, & mezzo braccio presso al fondo si fa tre o quattro buchi da poter tenerle serrate & aperte, come bisogna, & appresso a questo bagno si fa una conserva murata benissimo & coperta con quel medesimo tetto che copre tutto el resto del edificio longa, quanto tutto il bagno, & larga un. 3. o 4. braccia, ne la quali li buchi che vi dissi che si lasciano ne la faccia del bagno vi responden dentro. Hor quando di questa tal terra ne voglia trar la sustantia del vetriolo era pieno mezzo il bagno de acqua, & tura bene tutti li luochi che non escha, & dipoi pigliano di quel terreno che v’ho detto di sopra tanto quanto lo pare che comporti quell’acqua che v’han messa a ben liquafarlo, & vel metteno appocho appocho sempre rimendolo & facendol venire simile a un favore o più liquido, & così questa ben distemperata si lascia posare per finche l’acqua benissimo si rischiari & che le parti grosse & terrestre lavate & purgate bene vadino in fondo, & che tal acqua resti caricha e ben pregna di sustantie acute disposte a fare il vetriolo, la quale acqua per le canelle di tre busi, sturate tutta quella che è nel bagno chiara si fa colare nell’altro recettaculo appresso, & in caso che tal acqua non vi paresse di virtù potente, over no fusse a vostro modo carricha vi si aggiogne sopra alla medesima acqua più terra, de così all’incontro caso che quella terra non vi paresse che l’havesse renduto ogni sua sustantia di vitriolo, vi si agiogne più acqua, la quale acqua presupposto che la sia galliarda de la sua sustantia, & fatta chiara & codotta nel recettaculo detto a volerla convertire in vetriolo si fa bollire, e per questo si fanno x. over xii. caldere di piombo quadrangele di grandezza simili alle con che si fa il sale, & ad ogni una si fa il suo fornello murato acostato co la testa di drieto a quel recettaculo che contiene l’acqua chiara del quale sopra a ogni caldera è una canna che sturata empie la sua caldera, la quale pietra si fa gran pezza bollire, accio vaporino le parti acquee che contiene per fino a un certo termine. Dipoi quando lo pare essendo benissimo calda vi metteno dentro a resoluere certa quantità di ferro grosso lo par che la natura di tal acqua comporti o vechio o nouo chel sia, de cosi seguitano il cuocere bullendo temperatamente per fino chel saggio mostra che detta acqua e in essere da ristregnere & benissimo congelarsi, & cosi quando li operari la veggano in questo esser reducta la cavan dela caldera havendone prima di buona pezza levato il fuocho & la metteno sopra a un tino o casse, o altri vasi di legno che sian grandi, & vi si lascia stare due o tre giorni, accioche ogni parte disposta a congelarsi si congeli, & dipol se ne caua quella acqua che non e congelata, & si ritorna su le caldere, o si lassano daparte per cavarne la sua sustantia, si per che sempre la sia maestra alle nuove acque. ET COSI ancho cavato dele casse o de i mazzi, o de bigonzzetti il vetriolo che strovano, o congelato il metteno in una caldera, overone rapleno li bigonzetti, di che per forme del farne pani hano gran numero, e in quella caldera il fonden tutto, o ne fondeno una parte, & sopra a tutti li bigonzetti ne gittano quella quantita che lo par bastante a collegar cioche di quello ne bigonzetti si ritrovava tutto in un pezzo, con ricongelarsi, & caso che la prima volta non si congelasse in mezzo di modo che si forasse bene, si scola l’acqua & si reimpìe di nuouo vitriolo congelato & si mette del laltro aliquefare al fuocho al modo di sopra & al fin in due o in tre volte riempie per tal modo tutto quel che mancha, & si fanno li pani integri, ma piu belli & piu netti si fanno gittandolo neli bigonzuoli a congelare & congelandolo in tre o in quatro congelationi. TROVASI dela miniera del vetriolo in Italia & fuor d’Italia in molti luochi, Alcuni dicano che dove la si trova da inditio di miniera d’oro, il che per cosa certa approvar no posso. QUESTA per tutto dove la si cava per li suoi mali & insopportabili odori simili a quelli del solfo, o peggio si cava a cave aperte. COGNOSCESI dove la sia a diversi segnali, & massime per li molti odori li quali senza molto cercare oltre a quello che ne dimostra la vista, l’odorato ve la manifesta. ET DI questo vetriolo a chi ne le tentorie o ad altri suoi esercitii si serve qual di tutti sia il migliore mi riporto. Molto da gli Alchimisti è laudato el ciprio, el babbilonicho. Io per non tanto discostarmi dirò dell’italico, & massime di quello del che ho più notitia, qual si chiama Romano, qual si caua nel contado di Bagnorea, quale benche non sia così ben vetrificato & lucido, ne di quel bel color verde azzurro come el ciprio, non però è che non serva benissimo, & certo di que’ n’ho veduti da quel di massa i fuore mi par di tutti il più nero, el più bello el migliore. Non ne veduto in Venetia venir quantità grande de Alemagna, ove pocho altro si adopera, ma secondo il parer mio e molto più terrestre chel Romano, li più penden in verde d’herba, questo pende in giallingno, anchorche vi sia alquanto di verde mescholato. Quel che v’ho detto che si cava a Massa di Toscana e potente & bello quanto il ciprio. Cavasene anchora a Travale & a Monte ritondo, a san Filippo, a Sovana, & in molti altri luochi del territorio Senese, anchor se ne cauarebbe nel contado di Volterra, anchor se ne cava nel monte a Miata nel contado di santa Fiore, e ne cavarebbe & credo che se ne sia già cavato, e oppenion d’alcuni che si trovi anchor del biancho. Gli alchimisti per questo intendo per far loro ogli o gagliarde acque acute & corrosive, so che volentieri pigliano del ciprio, o del romano, & so certo che pigliarebbon volontieri di quel di Massa se ne potesser havere per esser potentissimo & molto simigliante al ciprio, & di terrestrità è tanto puro che appena come si caua dele caue si potrebbe adopare. In ogni spetie di questo cosi come vi dissi del solfo si trova vitriolo, di quel anchora che ridotto dala propria natura senza arte, a l’ultima sua purità, buttato fuor dal caldo come una pelle sopra alla miniera cavata quando è in macero, & questo e vetriolo potentissimo, & non vetriolo, ma cuperosa si chiama, servensene molto gli alchimisti come materia forte & diseccativa, & per la medesima causa anchor li pittori dove habbino di bisogno di diseccar presto li lor mescolati colori.


DELA GIALLAMINA ET DELA ZAFFARA
ET DEL MANGANESE. CAPI. NONO.

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fol. 36v

LA ZAFFERA similmente e unaltro mezzo minerale ponderoso come metallo per se solo non fonde, & in compagnia di cose vetrificate fa come acqua, & tegne in azzuro, talche chi vuol tegner vetri o dipigner vasi di terra vitriati di color azzuro adopera questa, & avoglia del artifice serve nele sopradette operationi, anchor per negro caricandelle di piu quantita di questa, che per azzuro non comporta.