Giannetti 1873
Carlo Giannetti, Sulle Terre Gialle e Bolari del Monte Amiata (Dette comunemente Terre di Siena). Notizie chimico industriali. Con appendice relativa alla Farina Fossile del Monte Amiata, Siena [Tipografia Sordo-Muti di L. Lazzeri] 1873.
pp. 3–7
Col nome di Società Anonima delle terre bolari e gialle del Monte-Amiata si è costituita in Siena, fino dal maggio 1872, un’Associazione avente a scopo la escavazione, la lavorazione e lo smercio delle terre gialle e bolari più comunemente conosciute sotto il nome collettivo di Terra di Siena.
Se le associazioni industriali furono sempre ed ovunque un mezzo efficacissimo per far prosperare i centri popolati, a buona ragione in prima linea, e soprattutto per il nostro paese, si può annoverare questa novella Società, la cui instituzione non appena conosciuta trovò abbastanza favore in ogni classe di cittadini, da essere in un momento sottoscritte non solo le azioni tutte di prima serie, o fondatrici, ma ben’anche una seconda serie, che la Società era autorizzata ad emettere. (a)
(a) Il capitale della Società è ora di L. 100,000 rappresentato da N.º 200 Azioni di prima serie o fondatrici da L. 250 l’una, e N.º 200 di seconda serie e di eguale somma.
La industria delle terre bolari e gialle lasciava molto a desiderare, ed era un bisogno sentito da lungo tempo che cambiasse indirizzo. La Società si formò con questo concetto, e adesso ognuno è lieto di vedere come quella Direzione nulla trascuri perchè la industria della lavorazione delle terre possa raggiungere fra noi il grado di perfezione e floridezza che altrove.
Era pure desiderio della perspicace Direzione di presentare al commercio le terre del Monte-Amiata col titolo conosciuto dell’elemento che ne costituisce il valore industriale, e a questo fine affidava a me la cura d’istituire sopra molti campioni quelle ricerche chimiche, che ne indicassero la loro composizione sotto questo punto di vista. (a)
(a) Debbo fin d’ora dichiarare che molte delle notizie industriali riguardanti queste terre le debbo alla gentilezza del Sig. Dott. Cesare Bartalini Segretario della Società delle terre gialle e bolari.
Scopo principale di questa mia relazione è appunto di riferire brevemente le operazioni che ho dovuto a tale effetto eseguire.
È a tutti noto che sotto il nome di terra di Siena e di terra bolare e gialla vanno alcune specie minerali designate anco coi nomi di Ocre, boli, terra d’ombra ecc.; e sono riguardate da alcuni Mineralogisti come argille ferruginose, da altri come minerali di ferro. Hanno stanza principalmente in quel ragguardevole rilievo montuoso che porta il nome di Monte Amiata o Montagna di S. Fiora, situato a S. E. della nostra provincia, di cui segna il confine, slanciando la sua più alta cima a metri 1721 sopra il livello del mare.
Nel versante occidentale di questo monte in prossimità del paese di Castel del Piano, racchiuse in un bacino sottostante al paese e denominato le Mazzarelle, si trovano le terre gialle e bolari le più rinomate; un tal bacino è formato nella trachite, di cui principalmente è costituita quella singolare montagna. — Anco nel prossimo paese di Arcidosso e nel versante opposto del Monte Amiata in prossimità di Piancastagnajo ne sono stati ritrovati ragguardevoli depositi.
La natura geologica del Monte Amiata e la sua posizione sono cause potentissime perchè ogni anno attirino buon numero di viaggiatori; e celebri sono le illustrazioni di questa montuosa regione e del Baldassarri e del Micheli e del Targioni Tozzetti e del Santi e di tanti altri geologi e scienziati contemporanei. Recentemente in occasione della VI Riunione della Società Italiana di scienze naturali, tenuta in Siena nel Settembre 1872, nella escursione al Monte Amiata furono visitate le località sopra descritte e destarono l’ammirazione dei dotti naturalisti ivi convenuti, porgendo argomento di studio a vantaggio delle scienze e del commercio.
Le terre gialle e bolari del Monte Amiata formano veri depositi lacustri e si trovano al di sotto del terreno vegetale, dal quale sono del tutto ricoperte. Hanno varia compattezza e vario colore, onde si distinguono con vari nomi; così si chiamano terre gialle quando abbiano una tinta gialla chiara ed ocracea; boli o terra d’ombra, quando sieno scure o giallo castagna e somiglianti alla terra di Colonia.
Ogni deposito è costituito per la massima parte di terra gialla, e la bolare non si trova che in forma di strati o di venuzze al di sotto di essa. Essendo un minerale friabilissimo, facile ne è la escavazione, la quale si eseguisce per lo più a cava aperta, come dicono i tecnici; è durante questa prima operazione che gli operai separano l’una qualità dall’altra, e siccome la bolare è in commercio di gran lunga più stimata della gialla, così ogni cura è diretta alla escavazione di questa; e dell’altra se ne escava una quantità, almeno per ora, d’assai superiore ai bisogni del commercio, e ciò per la necessità di scuoprire il Bolo. Ond’è, che non tanto per i caratteri quanto per la maggiore abbondanza che ne fornisce la miniera, la gialla ha un prezzo minore della bolare. A ciò dobbiamo aggiungere che dopo la prima separazione, le terre bolari subiscono ulteriori scelte, per le quali si trovano quei numerosi termini intermedi di 1.ª, 2.ª, 3.ª qualità, boletto, fascia, cerchione ecc. secondo che presentano quei caratteri, per i quali è loro assegnato maggior o minor pregio, e che in termine più conosciuto in commercio, dicesi punto di colore. Il pregio delle terre bolari cresce a misura che il punto di colore si avvicina allo scuro e si allontana dal giallo chiaro. E così la terra di 3.ª qualità ha un punto di colore più chiaro di quella di 2.ª, e questa di quella di 1.ª. Al di là della 3.ª qualità evvi la terra gialla che costituisce l’estremo opposto della bolare di 1.ª
Le terre gialle costituiscono in commercio una unica specie, nè si usa suddividerle o distinguerle. Dopo l’escavazione vengono tenute esposte per circa un anno all’aria aperta in prossimità della cava stessa stando all’acqua di un’intera invernata. Le bolari al contrario vengono riposte nei magazzini per circa sei mesi procurandone la essiccazione all’ombra, stendendole in locali arieggiati e ventilati. La diversità di trattamento trova la sua ragione in ciò, che nelle terre gialle l’acqua rende il colore più vivo e più ricercato, nelle bolari lo guasta. L’acqua ed il sole influiscono potentemente sul punto di colore delle terre gialle e bolari. La terra bolare esposta al sole per un qualche tempo perde il colore scuro e si converte in colore giallo arancione, che alla sua volta, perdurando l’azione del sole, si converte in color canario, o terra gialla. Oltre a ciò la terra bolare per l’azione del sole e dell’acqua perde la sua compattezza, e si risolve in minuti frammenti. Altra prerogativa, che determina in commercio il pregio delle terre, è il loro volume. Quanto questo è maggiore, tanto ne è più elevato il prezzo. Così abbiamo il bolo pezzo, il bolo-gripolo, il bolo-gripolino, il bolo-polvere: ed abbiamo il giallo in pezzi, il giallo, il giallo-impalpabile. Sennonchè il giallo impalpabile ha un valore maggiore del giallo comune.
Il commercio delle terre può calcolarsi in 600 tonnellate annue circa, di cui forse un 50 dopo averle calcinate, e le altre allo stato naturale. L’importanza di questo commercio può valutarsi dalle L. 100,000 alle 150,000 lire.
I campioni delle terre che mi furono inviate dalla Direzione della Società per sottoporsi a quei saggi che indicassero il loro valore commerciale erano 22, e provenivano dalle Cave di Castel del Piano. Due di esse appartenevano alle terre gialle propriamente dette, le altre 20 alle bolari o boli; ciascun campione era contrassegnato con la marca stessa che la Società adotta in commercio.
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TERRE GIALLE.
Le terre gialle erano in polvere, alquanto umide, perchè di recente escavate, e dotate di quel bel colore giallo proprio delle ocre ed omogeneo; si mostravano dolci al tatto e triturate fra le dita non davano indizio di materie estranee e dure. Trattate con acqua si stemperarono facilmente caricando il liquido di una parte molto attenuata e di un bel color giallo, la quale si separò completamente dal liquido solo dopo 48 ore. Il deposito primo formatosi non offrì diversità marcata di colore o pesantezza, lo che conferma la presenza di ben poche materie eterogenee.
Tutte queste terre, e vi si comprendono in tal caso anche le bolari, oltre ai caratteri che offrono allo stato naturale per i quali riescono ricercatissime, aumentano il loro pregio industriale allorchè sottoposte alla calcinazione, o come dicesi comunemente bruciate, cambiano il loro colore scuro o giallo, in rosso tanto più chiaro, quanto più il bolo aveva un punto di colore vicino al canario.
Sappiamo che gli Olandesi furono i primi a convertire le ocre gialle in rosso mediante l’azione del fuoco e custodivano il loro processo con gran segretezza perchè formava la sorgente di grandi guadagni. Oggi questo processo è da tutti conosciuto ed ogni paese adotta il sistema della calcinazione per ottenere con molta facilità e poca spesa la conversione dei gialli in rossi. Presso le cave di dette terre la Società sta per costruire appositi forni per la calcinazione delle terre gialle e bolari secondo i sistemi più perfezionati. E ciò arrecherà non lieve vantaggio ai grandi consumatori per la minore spesa di trasporto che le terre in tali condizioni sopporteranno.
Anco ai campioni di terra in esame feci subire la calcinazione, ma per mancanza di forno adatto, e dovendo agire in piccolo, mi valsi invece di una lampada a gas e di un crogiolo di platino. Ebbi da ciò belle colorazioni rosse tendenti un momento al giallastro, che sebbene non appartenenti ad un tono rosso elegante, sono da stimarsi come colori molto solidi e non pericolosi.
Sappiamo inoltre che molte volte il bel color rosso, che acquista una terra colla calcinazione, dipende dalla quantità dell’idrato di sesquiossido di ferro che contiene; da ciò la necessità di conoscere quanto ciascuna di essa ne possedeva.
Sottoposi a tal fine un grammo di ciascun campione, precedentemente disseccato a + 100°, all’azione dell’acido cloridrico a caldo; ottenni un liquido molto colorito in giallo, lasciando indisciolto un tenue residuo, che nella qualità marcata di N.º 2 ascendeva al 5,30 per %, come si vede anco dal prospetto a pag. 16, che fa corredo alla presente relazione. Nei soluti cloridrici, addizionati di tutte le acque adoperate al lavaggio della parte insolubile, fu determinata la quantità di ferro disciolto adottando il processo volumetrico del Margueritte, cioè col liquido titolato di permanganato di potassio, dopo di avere convertito la combinazione massima del ferro, in quella di protosale mediante l’azione dello zinco in una corrente di anidride carbonica (a). Ecco il resultato dell’analisi.
Ferro su 100 parti
di terra disseccata a +100
Campione 1.° 47,407
Campione 2.° 51,851
Sesquiossido di ferro (Fe2O3)
su 100 parti di terra disseccata a +100
67,724
74,071
(a) In questa determinazione usai tutte le prescrizioni indicate da Fresenius nel suo trattato di analisi chimica quantitativa, tradotto da Forthomme pag. 221. – 1867.
Se adesso si raffronta la composizione delle diverse ocre possedute da altri paesi, con quella presentata dalle surriferite, e se, oltre all’omogeneità, alla struttura finamente terrosa e agli altri caratteri fisici, si assegna alla quantità del ferro da esse possedute le pregevoli qualità come materie coloranti, si rileva che i due campioni di terra gialla del Monte Amiata da me analizzate offrono tutte quelle condizioni per le quali possono ritenersi come eccellenti, e in quanto alla quantità del ferro, superiori anco a quelle ricercatissime di Francia analizzate da Berthier e da altri (a).
(a) Berthier ha analizzato diverse ocre gialle di Francia nelle quali trovò che il perossido di ferro (Fe2O3) su 100 parti ascendeva in quella di
Vierzon (Cher) 23,5
Pourrain (Johan) 12,–
la prima di un bel color giallo e ricercatissimo (Diz. Art. Mest. T. IX. Venezia).
Pelouze e Fremy (Traité de Chimie 3 Edit. Paris. 1866) riportano la composizione di diverse ocre nelle quali il perossido di ferro su 100 parti è rappresentato come appresso:
Ocra d’Aix: ………………….. 23,–
Vis Artois (Pas de Calais): 5,30
Boulogne sur mer: ……… 28,–
St. George (Cher): ……….. 23,–
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BOLI
Sotto questo nome rientrano quelle varietà di terre di un color castagno scuro denominate anco terre d’Ombra e terre bolari, ed in commercio più comunemente terre di Siena, e che si trovano, come si è detto, sotto forma di piccoli strati al di sotto delle terre gialle.
Dove esse sono maggiormente note ed usate è in Inghilterra, in Germania ed oggi anco in America; Ogni anno se ne spediscono all’estero molte tonnellate per la confezione di quei colori raffinati che poi noi ricompriamo a ben più alto prezzo.
La particolarità che offrono queste terre è di possedere magnifici toni di colore quando sono allo stato naturale, e poi, al pari di quelle gialle, somministrare dopo calcinate, dei rossi bellissimi appartenenti ad un tono molto più elegante, nel tempo stesso che è solido e non pericoloso; queste prerogative riunite le rendono preziosissime e di grande utilità alle diverse pitture.
I boli o terre bolari che la Direzione della Società m’invitò a prendere in esame, erano, come sopra ho accennato, N.º 20 e distinti come appresso:
N.º 6 Terre bolari
N.° 6 dette
N.º 5 dette
N.º 3 dette
di prima qualità
di seconda qualità
di terza qualità
da calcinare
I 6 campioni di prima qualità possedevano tutti i caratteri per collocarli fra i migliori che si abbia il commercio. Erano in masse compatte di una certa grandezza, omogenei, di un bel color castagno o giallo bruno uniforme e senza offrire minimi strati diversamente coloriti, allappanti estremamente, a frattura irregolare, o concoide: collo sfregamento semplice delle dita eran capaci di acquistare quella lucentezza propria di queste terre; per l’azione dell’acqua si stemperarono facilmente caricando il liquido di una parte molto attenuata e il di cui colore rammentava quello posseduto precedentemente dal bolo.
Non tutti i campioni avevano però l’istesso colore, ma in generale tutti si accostavano al giallo bruno, al giallo castagno o giallo arancio più o meno bruno. Sebbene tutte le cave delle terre gialle si trovino riunite in un area di terreno limitato e distanti l’una dall’altra di un 50 o 100 metri, tuttavia i boli che ivi si estraggono presentano questa differenza, la quale, anzichè esser dannosa, giova alle loro applicazioni procurando una gradazione di tinte più estesa senza il bisogno di precedenti miscele.
Quasi tutte erano prive di materia grossolana o dura e nel trattamento coll’acqua dovetti osservare che i depositi si fecero più solleciti che nelle terre gialle, giacchè dopo circa 20 ore i liquidi erano limpidi o pressochè limpidi. Per azione del calore o bruciate che furono, ciascuna si convertì in quella materia colorante rossa bellissima nella cui descrizione non mi trattengo a lungo, avendone già detto abbastanza più in alto e riuscendo poi difficile il definire i diversi colori appartenenti ad uno stesso tono.
La seconda qualità delle terre bolari poco differiva dalla prima; i colori un poco meno vivi, ma sempre belli ed utili in molti casi, qualche leggiera venuzza di colore diverso, sono le cause del passaggio dalla prima alla seconda qualità. — Anco queste colla calcinazione offrirono bellissime colorazioni rosse da non invidiare quelli della prima qualità.
La terza qualità non differiva dalla seconda che per quei caratteri d’inferiorità un poco più marcati.
Finalmente la qualità detta da calcinare è una mescolanza di bolo e di terra gialla costituita dallo strato che separa l’una qualità dall’altra. Di rado viene adoperata allo stato naturale; bruciata che sia, offre un color rosso omogeneo che trova largamente il suo impiego nella pittura semplice delle stanze e più specialmente dei pavimenti.
La presenza delle materie estranee era gradatamente sensibile nelle diverse quattro qualità; così, cominciando dalla prima, la quale non ne offriva che delle tracce, si arrivava all’ultima che ne conteneva copia maggiore ma non eccessiva.
Al pari delle terre gialle furono sulle bolari eseguite le determinazioni quantitative del ferro, usando il processo volumetrico già indicato del Margueritte.
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