Lanzi 1796/II.2

Luigi Lanzi, Storia Pittorica della Italia II/2, Bassano [Remondini] 1795–1796.


pp. 210–211

GIO. BATISTA TIEPOLO

L’ ultimo de’ Veneti, che gran nome si facesse in Europa, fu Gio. Batista Tiepolo, spesso lodato dall Algarotti; onorato dall’ Ab. Bettinelli di un elogio poetico; celebre in Italia, in Germania, nella Spagna, ove morì pittore della R. corte. Fu scolare del Lazzarini, il cui metodo ritenuto e pesato mise opportunamente qualche freno al suo ingegno, che per natura saria stato troppo veloce. Imitò quindi il Piazzetta, ma ilarizzandolo, per così dire, e avvivandolo; nel quale stile parmi il Naufragio di S. Satiro a S. Ambrogio di Milano. Fece poi grandi studj in Paolo, a cui se restò indietro nell’ arie de’ volti, si avvicinò molto nel piegare, e nel colorire. Molto anche mirò nelle stampe di Alberto Durero, miniera de’ copiosi compositori. Nè lasciò in verun tempo lo studio del naturale sia nel nudo, sia nell’ osservare gli accidenti dell’ ombre, e della luce, e il contrapposto de’ colori il più adatto a far colpo. In questa parte riuscì ammirabile specialmente ne’ lavori a fresco, pe’ quali parve che natura lo avesse fatto sì spedito, sì pronto, sì facile a cose grandi. Ove gli altri cercano ivi i colori più vividi, egli si valeva di tinte basse, e come dicono sporche; e avvicinandone loro altre alquanto belle e nette, ma pure ordinarie, mettea nei freschi un effetto, una vaghezza, un sole, che forse non ha esempio. La gran volta de’ Teresiani in Venezia n’è un bel saggio. Vi ha dipinta la Santa Casa con molti gruppi di Angioli scortati bene, e variati egregiamente, e con un campo di luce, che par giungere al firmamento. Saria troppo grande il Tiepolo se in opere di tal macchina fosse ugualmente corretto in ciascuna parte: il tutto è sempre cosa che dà diletto. Più studiato è nei quadri a olio, che sparse per la Dominante e per lo Stato. A S. Antonio di Padova è il suo martirio di S. Agata, che l’ Algarotti adduce in esempio di una espressione rarissima; veggendosi nella Santa l’ orror della morte insieme, e la gioja per la gloria vicina. Molte altre bellezze vi nota il Rossetti, il quale, comechè impegnato a difender quel quadro da ogni taccia appostagli da Cochin, dice tuttavia che in disegno non è perfetto.