Scamozzi 1615

Vincenzo Scamozzi, L’idea della archittetura universale. Divisa in X. Libri II, Venetiis [expensis auctoris] 1615.


PARTE SECONDA, LIBRO SETTIMO.

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pp. 176, 177

[II. Construction Materials]

CHE NELL’ EDIFFICARE DEBBIAMO SERVIRSI
delle materie più habili, e che concedonoi Paesi: e si deono sciegliere, e preparare in tempo oportuno.

Capo II.

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IL REGNO di Boemia si può dir, che abbonda di tutte, ò la maggior parte delle specie di materie da edificare, come pietre da lavoro, bianche, gialastre, e rosse più, e meno trattabile, e dove sono in gran copia i tuffi, & i sassi, & altresi le crete, e sabbie bonissime da murare. Sono abbondantissimi di Abieti, e Larici, e Sapine, e Faggi, e non pochi Rovi, & Olmi. Vero è, che essi hanno non poca difficultà delle pietre bianche da far Calcina, come à Przenitz terra murata, e vicino al Lago, e boschi, servendosi d’alcune pietre nere; che però fanno ottima calce; mà con maggior costo, che quì da noi.


pp. 223–226

[XVII. On Various Kinds of Lime, Plaster, and Bitumen]

DELLE VARIE SPECIE DI CALCINE, GESSI, E
Bitumi usati da gli Antichi: e di molte sorti di calcine bianche, e brune qui in Italia.

Capo XVII.

GLI ANTICHI (come habbiamo da Vitruvio,*) e Plinio,**) & altri) lodarono per far le Calce per uso delle fabriche la pietra d’Albalunga, e la Fidenate, la quale è di color pallido, ò tendente alquanto al rossigno; perche dopò cotta diviene leggierissima Palladio***) d’Agricoltura loda il sasso bianco, e duro, & anco il Tiburtino, overo il Colombino di Torrente, & alcuni sassi, che tengono del rosso di honesto peso, & alcuni altri, che sono più leggieri, e spongiosi; oltre poi à marmi bianchi, e simiglianti. Frà tutte le pietre da far calcina lodano le molto dure, e candide, e perciò à ragione s’antepone in Roma i fragmenti di colonne, e cornici di marmi, che si ritrovano sotterra, per non dire de gl’ignoranti, che hanno spezzato le statue, e molte tavole, e pili, & altre cose artificiose, e di pregio per far calcina. A tempi nostri per lo più usano il Trevertino di Tivoli, e di monte ritondo, & altri luoghi dove hanno comodità di legno, e di fiume per condurla. Ma ancora si è ritrovato per esperienza, che la pietra di Barbarano presso a… fà la miglior calcina d’Italia: poiche è di natura tenace, à far prefa nella mura, e presta ogni habilità per finire gli intonichi, & alla fabrica.

*)      libro 5. cap. …
**)    libro 36. cap. 2. 3.
***)  libro 1. cap. 10.

ANCORA Vitruvio,*) e Plinio**) fanno mentione del sasso bianco, e del selice del quale (come habbiamo osservato intorno à Roma) se ne ritrova di color bianco, e di rosso, e che tende al fosco, ò color della terra l’uno assai più duro dell’altro per far calcina; la quale riesce ottima ad uso delle malte da murare; perche havendo molto’ nervo ella porta tre parti di sabbia di cava, ad una sola di calce; overo due parti di quella di Fiume, ò di Mare in caso di bisogno, & aggiungendole la terza parte di vasi, ò tegole peste minutamente fà presa grandissima nelle mura, & anco nelle infrascature sotto à gli intonachi. E lodarono molto le calce fatte di sassi spognosi, e leggieri, come sono nella maggior parte de Monti del Vicentino, perche fanno la calce più dolce, e molto atta all’intonicature, perche si stendono meglio, e nell’asciugare non mostrano crepature, e mantengono anco meglio i colori delle sopra poste pitture, lequali cose non fanno le calcine forti.

*)   libro 2. c. 5 e 6.
**) libro 36. cap. 22. e 23

IL GESSO (Come dice Plinio)*) ha molta conformità con la calcina: perche anco egli si ritrova nella superficie della terra, ò nelle viscere de’ monti petrosi, e parimente si cuoce di scaglia di pietra di color Alabastrino, ò Saliginoso, come il marmo, ò di pietra durissima, e migliore che tutte fù stimata di pietra speculare, come referiscono, che si cava nella Valle di Noto à Metelino, ò Melitello in Sicilia, e quasi simile è quello, che à tempi nostri si cava nel Ducado di Viterbo, & in altri paesi della Grecia, & in Sotia, & altrove. I Greci sono di più sorti; perche alcuni sono d’una specie di pietra scagliosa; mà chiara, e trasparente, come lo Alabastro, e tali’hor come la pietra speculare; benche fiano di color berettino. Quello, che è di lastra bianca, e frangibile, riesce ottimo per imbiancar le mura. Il gesso de’ monti di Rimini e là d’intorno per la Romagna è trasparente quasi come lo Alabastro: questo si sega, e se ne fà tavole, e lastre, e riceve anco assai bene il pulimento, e lustro; mà però egli non presta molto servitio per addoperarlo ne gli ornamenti delle fabriche; essendo, che prima si cuoce difficilmente, e dopò cotto resta di natura aspra, e dopò, che egli è asciutto tiene un certo color di bruno: onde si rende ingrato alla vista.

*) libro 36. cap. 24.

LA SCAGLIA Bolognese è dura più che tutti gli altri gessi d’Italia; di modo, che ancora che sia ben cotto resta tanta durezza, che bisogna pistarlo con pistelli di legno, e di esso se ne può servire per lineare come de lapis rossi, e neri. Ogni gesso si cuoce nello spacio di 20. hore, cioè nella terza parte del tempo, che si cuoce la calcina di pietre tenere; e quanto più i gessi sono di natura forti ricevono più quantità d’acqua, e più facilmente, e con prestezza fanno presa; e perciò il gesso di scaglia Bolognese presa maggior trà tutti gli altri gessi, che si ritrovano.*)

*) Plinio, libro 36. 23.

IL GESSO fù usato molto da gli Antichi come habbiamo da Vitruvio,*) & anco da Plinio,**) e si vede in Pausania,***) che appresso a’ Tespiensi nella Beotia havevano la statua di Bacco fatta di gesso, e poi colorita di sopra via; e molte altre, che non raccontamo; e parimente gli antichi Romani usarono à far di gesso figurine, e fogliami, e cornici, & intagli, & altri ornamenti di mediocre rilievo: cosi ne gli edifici publici, come ne’ privati, e sino hoggidì si può vedere nelle vestigi rimase de’ tempi, e delle Therme, & in molti altri, e fatti con molta esquisitezza; i quali si sono conservati in parte per tante centenaia d’anni. Laonde si vede, che è molto necessario l’uso de’ gessi per far ornamenti di stucco misto con polvere di marmo, e fior di calcina, e polvere di vetro pesto; la qual compositione fà una presa grandissima, e riceve molto pulimento, e lustro, ad uso delle fabriche; mà egli si dee elegger del migliore, e molto ben pesto, e setacciato come la farina da far il pane; e si dee addoperare fatto di fresco, e subito amolito perche tantosto egli si rapiglia, & indurisse; il gesso di nuovo cotto, e pesto si può addoperare benche allhora non presta quella fortezza di prima.

*)     libro … cap. … 
**)   libro 36. cap. 24.
***) libro 9. 688.

REFERISCE Dione, che le mura di Babilonia furono fatte di Bitume, il quale si cava da un lago, che osservò Traiano Imperatore; la qual materia era di tanta tenacità, e forza con i laterculi, e con le pietre, che non è cosi dura alcuna pietra viva; in tanto che à fatica si poteva spezzare col ferro.*) Mà le evaporationi di quel Lago erano cosi horrendi, e gravi, che alcuno animale ne terrestre, ne volatile non le poteva resistere senza qualche nocumento notabile. Plutarco frà gli altri scrive del Naphtha,**) cioè bitume igneo, per la simpatia, che egli hà col Foco, e si ritrova la intorno à Babilonia. Il Lago Asfaltide nella Giudea secondo alcuni di lunghezza di più di 100. miglia, e di varie larghezze, e Strabone***) dice, che circondava 125. miglia, e tutto pieno di bitume nero, il quale ascende di sopra con bollori, & è tanta la crassitie della materia, che in esso non và al fondo alcuna cosa: (come afferma anco Dioscoride,)****) e però vien detto Mar morto.

*) libro 68. fac. 787; Plin. 35. cap. 15.
Vita d’Alessand. Magno. fac. 206.
Plin. lib. 5. cap. 12.
Iust. lib. 36. libro 16.
libro 1. cap. 82.

LE SVE acque sono salse, gravi, e d’odore puzzolente tre leghe lungi da Gierosolima; e però manda fuori una nebbia mortale di tal qualità, che macchia l’oro, e l’argento, e tutti i metalli; ancora che in esso vi derivano le acque del fiume Giordano di qualità lodatissime; laonde per tutta quella valle, che anticamente soleva esser fertilissima per la malignità dell’aria induce una perpetua sterilità; in tanto che per lo spacio di cinque leghe non vi nascono ne herbe, ne alberi, ne piantati non vi allignano se non presso Hierico, ove sono irrigati gli horti dal Fonte Heliseo. De’ Bitumi (come dice Dioscoride) ne sono di bianchi, & altri di color nero. A tempi nostri nelle Indie Orientali appresso Cuba, alla costa del Mare è un Fonte, il quale manda fuori un Bitume di color nero, come pece, di grave odore, come il Napta di Babilonia, e con esso se ne servono da impegolar le Navi di Spagna; e parimente nell’Isola de’ Lupi del Mondo nuovo, e un Fonte di simil natura, & un’altro nella punta dell’Isola di Sant’Helena.

CHIARA cosa è, che tutti i sassi, e le pietre participano più, e meno di quattro Elementi (come dicemmo altrove) asserisce anco Vitruvio,*) e però quando sono molto gravi, e duri, e segno che tengono assai del terreno, e quelli che sono lustri, e publici, e non ricevono liquore, & anco assai tardi si asciugano, e segno che participano molto dell’acqua, e poi gli altri, che sono di natura più leggieri, e teneri, e segno che ritengono assai dell’aere; e finalmente quelli, che sono molto fragili participano non poco del calore. E qualunque sorte che essi siano fino che non sono cotti non possono far presa con la sabbia ne altro equivalente; laonde secondo la qualità, e natura delle pietre, e de’ sassi, e de’ cementi cosi sono differenti le calcine, che si fanno d’essi, e perciò elle ritengono di quelle prime qualità; in tanto, che secondo noi rare, e poche pietre si ritrovano dell’ultima qualità, che siano buone da far Calce; e non molte anco vengono ad esser quelle della terza specie: e perciò la maggior quantità, e miglior sorte di pietre per far ottima calcina verrà ad esser della prima, e seconda specie raccontate.

*) libro 2. cap. 7. c. 3. e 12.

E PER discender più al particolare le pietre ottime, e migliori delle altre per far calcine sono le molto candide, come il marmo, e le pietre bianche di color vivo, ò alquanto rimesso, e c’hanno una grana marmorina come specialmente quelle del Tesin, & altri Fiumi intorno al Lago maggiore: altre del color della neve, ò un certo color del sale bianco, & anco che ritengono non sò che del color della calcina tutte queste specie sono le migliori, perche dopò cotte fanno la calcina molto bianca, e delicata. In confermatione di questo dice Cassiodoro,*) che le pietre per far calcina vogliono esser bianche come neve, e leggieri come spongie; mà questo non lo admettiamo.

*) libro 7. fac. 168.

IN QVESTA parte dell’Italia, e della Lombardia di quà dal Pò, e del Tesin, e per questo tratto della Marca Trevigiana, e tutto oltre la patria del Friuli per la copia de’ Torrenti, e de’ Fiumi, i quali scendono dalle alpi, e monti petrosi però vi si ritrovano tutte le miglior sorti di pietre, che si possino desiderare per far calcine, lequali servono à Venetia, & à Milano; e parimente alle Città vicine, & anco non poche se ne conducono à Ferrara, & altre Città scoste da essi Fiumi. Le pietre per far calcina vogliono esser fresche, e quando sono di cava è meglio, che sia volta alla parte di mezo dì, che del tutto riposte dal Sole, e se saranno di torrente, e bene che siano di quelle ad hora ad hora portate giù dall’ acque, che raccolte quà, e là per le vigne, e per le campagne, ò per le strade; ove siano state qualche tempo; come intese anco Plinio.*) Vogliono esser fistulose, e porose come il levito da far il pane; perche il Fuoco vi habbia adito, e via per entrare à cuocerle.

*) libro. 36. cap. 23.

É BVONISSIMO segno quando le pietre percosse l’una con l’altra s’amaccano, e fanno una certa farina, e che rendono l’odore del corno abbrucciato, & al gusto non sò che di salso. Si lodano più tosto grandi, e grevi, che picciole, e leggieri, perche all’hora hanno maggior virtù, e rendono fortezza alla calce; e finalmente al tutto siano gravi, e vive, e di molto nervo. In queste nostre parti dall’uscita delle valli per 12. e 15. miglia nella pianura à lungo a’ Fiumi del Tagliamento, e della Piave, e della Brenta, e tanti altri; si ritrovano le pietre da far calcina, e molto più à lungo Adda, e Tesin nel Ducado di Milano, mà le migliori, e più grosse sono ad alto. Perche come habbiamo osservato à basso divengono ghiara minuta, e calcoli, e finalmente si riducono in sabbia grossa.

A FIORENZA per lo più usano communemente di far la calce di pietre Albarese, cioè bianche come marmo, le quali per la loro durezza schiantano, e però sono difficili à lavorare, e si cuoceno in otto giorni, le quali fanno una calce molto bianca, e di gran nervo, alle mura, & à gl’intonachi. Trà le pietre ne sono alcune di mediocre bontà per far calcina, come quelle che sono di color bianco tinto di berettino, ò di giallo, ò di rosso, e che siano non molto gravi, e teneri, e molli delle già dette; le Selici non sono del tutto ingrate quando sono d’ogn’altro colore che nere; come bianchiccie, rossiccie, (fosche, che qui da noi dicono focaie, ) e c’hanno un certo grato bianco come la calce. Le pietre cimenticcie, che noi intendiamo quelle tenere di monte, sono di mediocre bontà; e fanno la calcina più di tutte le altre dolce, e di manco nervo, e però ella è migliore da addoperare nelle mura al coperto, & alle smaltature, che ne luoghi al scoperto, & a’ ghiacci delle quali volse intendere Vitruvio*) per intonacare; di queste se ne fà gran quantità; di calcina ne’ Monti della Riviera del Vicentino, & nella maggior parte del Pedemonte della Lombardia.

*) libro 2. cap. 3.

E PERCHE dalle cose dette fino qui si comprende la bontà, e diversità delle pietre da far calcina: però non è cosa disdicevole che dimostramo anco quelle che sono del tutto da rifiutare; (come inutili) frà le quali sono quelle di color nero, ò miste di varij colori; le vetrigne, e che tengono del lustro, ele scagliose, e picciole. Non sono buone anco le Molari, e le Ferruginee, e quelle che sono durissime; e parimente quelle che al suono paiono mute, ò fragili, ò limose, e morti; ne anco l’esauste, e le arsiccie. Cosi le Selici gravissime, e nere; e sopra tutto le pietre Tebaide, & Egitte granite, & i Serpentini, & i Porfidi; e molto meno di tutte quelle c’hanno della pomice esausta, e le tufose, e le sgallanti, e le molto terrose; essendo che parte di esse sono tanto esauste, e con pochissimo humore, che alletti il Fuoco, e faccia nervo per la calcina, quando ella si bagna: anzi restano morte, e senza vigore; e finalmente, che per la densita loro egli non può entrare à cuocere virilmente; mà si consumano cosi à poco a poco si rendono invalidi all’uso delle calcine.

SPEDITI delle calcine bianche ragionaremo d’alcune del Territorio Padovano, differente da tutte le raccontate, e forsi non ha altretanto l’Europa per uso delle fabriche, e queste si cavano in alcuni monticelli fuori della Città, & alla parte di Ponente, & anco nel confine del Territorio Vicentino: elle sono di pietre scagliose, di 2. fino à 3. piedi di lunghezze, e di convenevol larghezze, e grosse 3. in 4. oncie. Sono molto gravi, e pesanti, di color del gesso da Sarto, cioè non molto bianche, e di natura frangibili, e vetrigne, e con qualche suono, e poco di lustro, delle quali si fanno calcina ottima da murare sotto acqua, e ne’ luoghi humidi, & anco alle fabriche sopra terra, e di esse per lo più per la comodità della navigatione se ne serve Venetia, & in molta quantità se ne conduce à Ferrara, & altroue.

QVESTE pietre si ritrovano in diverfi luoghi, e di diuerfe qualità l’una migliore dell’altra, e secondo il corso del Bacchiglione, e camino della strada da Padova à Este; perche tutte sono à quella banda, e facili al navigare. Quelle da Teolo, e dalla Battaglia, e da Rovolone sono di mediocre bontà, poi seguono quelle da Merendole undici miglia di là da Padova, & un miglio oltre à Moncelice dove in luogo non molto elevato dal piano habbiamo veduto grandissimo spacio di tempo per tante età cavato, & tuttavia si cava; la quale è riputata la migliore; essendo di scaglia assai leggiera, e più bianca, e fina delle altre, e dopò cotta ella fà la calcina nervosa, e bianca, epiù là un miglio si ritrova quella di Montebuso assai buona: e cosi tre miglia più oltre è quella de’ Monti di Este, la quale frà le altre è riputata forsi la peggiore: Mà tre miglia più oltre à nostri tempi si è ritrovato ne’ Monti di riva d’Olmo, & à Piomba una sorte di Scaglia eccellentissima, e che trapassa di grassezza, e di nervo à quella di Merendole.

POI FRA TERRA si ritrova la scaglia del Monte di San Martino, & anco nel Monticello presso Barbarano non molto scosto, e frà i duoi alvei del Bacchiglione ne’ confini del Vicentino, e del Padovano alquanto rossiccia; forsi da lodare in questa specie sopra à tutte le altre nominate: perche dopò cotta riesce benissimo bagnata nelle fosse, e si converva lungamente come le altre calcine bianche; in tanto, che col tempo diviene molto morbida cosi al murare, come anco all’intonacar le mura; essendo di natura più dolce, e trattabile; mà perche e l’une, e l’altre sono alquanto frà terra, e scoste dal Bacchiglione, e la strada assai malagevole nel tempo del Verno; perciò non se ne può havere sempre. Tutte queste sorti di scaglie hanno un certo odore di Solfo, e perche appresso al detto monticello di Barbarano habbiamo veduto alcune Fonti, trà le quali una che riguarda à mezo dì fà un bagno caldo sulfureo, & altri bagni sulfurei si ritrovano non molto scosto dalle altre cave: però si può creder fermamente, che la sotto vi siano minere di solfo ardente.


s. 226–228

[XVIII. On Different Kinds of Lime used Outside Italy]

D’ALCVNE SPECIE DI CALCINE USATE IN
molti Paesi fuori d’Italia: e dè tempti, e modi per cuocer bene le calcine di varie sorti.

Capo XVIII.

HORA CHE siamo spediti di trattar della maggior parte delle maggior parte delle pietre, che si usano per far calcine in Italia, e per dar maggior cognitione di questa materia passaremo à ragionar di quelle, che noi habbiamo osservato ne’paesi della Germania, e della Francia, & altri luoghi di là di Monti. E frà le parti della Germania à Pressenum Città Episcopale, & in Inspruch Città arciducale del Contado di Tirolo, & Salseburg Archepiscopale, e Possari nel Ducado di Baviera: dove si congiunge Eno col Danubio, e molto più ancora in tutte quelle Città, e luoghi à lungo al Danubio, e fino à Vienna Città principalissima dell’Austria; perche vi sono le Montagne e Monti petrosi; perciò si ritrovano abbondatissime pietre bianche da far calcine.

NELL’HVNGARIA ancora che visiano alcuni Monti, tuttavia non si ritrovano abbondantemente le specia di que’sassi, e meno anco nella Moravia, e nel Regno di Boemia; perche oltre che non hanno buone vene die pietre, e le cavano ano ne’ Monti alquanto scosti, & in ogn’uno d’essi non se ne ritroua; e perciò la maggior parte usano per risparmio della calcina, di far le loro case, & habitatione di legnami grossi, e posti in piedi, & altri di mezana grossezza al traverso, & in croce, e dopò le intonacano nelle parti di fuori; e però sovente sentono le fiamme de Fuoco; onde Ovidio disse.

Nam tua res agitur, paries cum proximus ardet: Et neglecta solent incendia sumere vires.*)

*) libro 1. epist. 19.

TVTTAVIA ne’ Monti petrosi di Zgic grosso vilaggio nella Boemia, posto tra Schebrach, e Beraun terre murate si cavano gran quantità di sassi bianchi, alquanto leggieri, e non molto grossi, de’ quali fanno ottima calcina. Usano loro fornaci, ò calcare di forma rotonda di buona capacità, e grandezza e situate nella costa de’ Monti; ò d’intorniate di terreno: e di dentro via murate di sassi, e terreno cretoso, come osservamo anco noi qui in Italia. Vero è, che quella sorte di sassi vogliono assai foco, così per loro frigidità, come anco perche adoprano legne dolci d’Abiete, e di sapino. In Praga Città Metropoli di quel Regno, e residenza della Maestà cesarea fanno le calcine d’una sorte di pietre non vedute altrove; perche tengono molto nere come le Selici, e di poco meno durezza; e anco elle sono di assai buona grandezza: però non si coceno in meno di cinque giorni, e cinque notti: lequali pietre dopò cotte si sgallano assai facilmente, e bagnate che sono la calcina viene di color bianco; mà rimesso, e quasi simile alle calcine nostrane fatte di cementi de’ nostri monti.

E PER dir anco qualche cosa della Francia vicino à Troes di Sciampagna, è un terreno bianchiccio, e misto di sassolini bianchi, e scagliosi; laqual materia nel tempo delle pioggie, che noi l’habbiamo veduto, e calpestato con le carozze pareva veramente malta impastata di calcina, e sabbia, laqual cosa non è del tutto ingrata, e l’addoperano à far le mura delle case di povere persone, e la d’intorno nella campagna, e massime presso à Nosian, ò sia Negent, si cavono alcuni sassi talmente bianchi, che paiono propriamente, come di calcina cotta, e si spezzano, e si sgallano ancora facilmente, cose in vero particolari à questi paesi. Poi in Francia nella Città Reggia di Parigi, usano nelle loro fabriche, come per la maggior parte ne’ paesi là d’intorno le calcine di sassi alquanto dolci, come i cementi, ò sassi de nostri monti; e non molto bianchi, e perciò le loro malte non prestano molto nervo alle mura; rispetto alle nostrane de torenti della Lombardia, e Marca Trivigiana: e cavano cotai sassi per lo più in alcuni monti discosti sei miglia dalla Città, e per maggior loro comodità della legna fanno le calce, e le cuoceno nell’istesso luogo, e le conducono per 16. o 18. miglia per la Sonna.

IN MOLTI luoghi della Francia si ritrovano terreni bianchi, e gessosi, e quasi del color delle malte; come osservammo à Clese villa poco oltre à San Dionigi, & à lungo alla Marna, e specialmente da Dorman, e Sperne, e Schialon, e segvendo più oltre, de’ quali si servono per far malte da murare le loro case semplici, prima affortificate di legnami in piedi se per traverso, secondo il bisogno, lequali però non havendo nervo fanno pochissima presa, e le mura si sfendono facilmente: la ove quando il fiume sormonta, egli dalla qualità di questo terreno s’imbianca, e torbida molto.

ANCORACHE la Spagna habbia in gran parte i monti sassossi; tuttauia perche molti d’essi tengono delle pietre focaie giallastre, ò tinte di rosso, perciò non per tutto hanno copia di pietre bianche, e dure da far ottime calcine; mà solo in alcune Provincie: quindi è, che in molti luoghi murano anco con la semplice creta, ò terra del paese, laquale fà honesta presa, e da poi intonacano esse mura di fuori e dentro nelle stanze con buone malte, fatte di calcina.

PERCHE è molto util cosa, e di grandissimo risparmio alle fabriche, & a’ Patroni il far le calcine à proprie spese; però havendo detto delle qualità delle pietre seguiremo di mano in mano all’altre cose necessarie. Le calcare, che propriamente così si chiamano dalla voce del Calcolo di che si fà la calcina, si deono collocare al piede di qualche colle, ò altro luogo rilevato, ò essendo al piano si terrapieni molto bene intorno via, & habbino il piano pendente all’infuori, acciò l’Aria vi entri salendo. Siano di forma rotonda di 10. in 12. piedi di Diametro, e tanto siano in altezza; tirate à piombo, ò alquanto più ristrette al disopra: acciò il foco facci maggior effetto.

LA BOCCA sia volta à mezodì come aspetto migliore, la sua altezza sia alle spalle d’un huomo commune, e larga non più di 3. piedi, & ne sguanzi all’infuori 5. per il maneggiar delle pietre, e sia cinta all’intorno di mura di quadrelli crudi, ò di pietre, che sprezzino il foco grossa un piedi; mà alla bocca alquanto più, acciò non sia consumata dal foco, ò rovinata dal maneggio delle pietre. Le calcare di 10. piedi capirano 600. in 700. mogetti di calcina alla quale anderà 600. overo 700. passa di legna commune di noce, & à quelle di 12. piedi quasi altretanto, & ogni mogetto tiene due staia Vicentine, o Padovane, de’ quali ne và 12. al carro, che è poco più d’una bena, ò 18. al carrezzo..

LE FORNACI per servirsene lungo tempo si fanno quadrate, ò alquanto più lunghe con due, e tre, e più bocche in faccia; mà divise di dentrovia, e deono esser murate di quadrelli crudi, e messi con malta di terreno cretoso, come si disse nelle passate ad uso de’ lauori di pietre cotte: dimodo che una fornace lunga … piedi, e larga all’indentro … piedi, & alta dal piano in sù piedi … renderà 150. & anco 200. carra di calcina. Le calcine ordinariamente si fanno il mese di Marzo, & Aprile, essendo che allhora s’incomincia gagliardamente à fabricare, e gli huomini, & i bestiami sono liberi da gli affari delle campagne per condurle quà, e là; si come altre se ne fanno dopò alle vendemie.

NELLE fornaci, o calcare s’incomincia con ordine à metter prima le pietre più grosse sopra una banchetta di muraglia alta un piede; e quasi larga quattro: perche da là in giù sia luogo dalle ceneri, e spacio per la legna, e potersi maneggiare i calcaroli con le stanghe à far il foco: e cosi si vadi alciando fino alle spalle dell’huomo, e poi sopra alle bocche, e tutto oltre si faccino le volte à Piramide alte nel mezo 7. piedi, e di mano in mano riempiendo di pietre mezane; maperò non tanto serrate, che il foco non possi entrare, e salire ad alto, & alla fine si mettino di sopravia le minute ammontate nel mezo: perche à questo modo si cocerano egualmente. Mà la Scaglia Padovana, perche si mette à giacere del piano in sù, si fanno d’essa pilastri con spacij vuoti d’un piede, e più per quadro; trà l’uno, e l’altro; perche essendo come eguale non rimangono spacij tra esse, come a’ cementi di monte, & all’altre pietre irregolari di torrente; e possando poi scaglioni da l’uno all’altro pilastrello, fermandole in piedi si faccino le volte tutto oltre, sopra alle quali si mettono altre scaglie pur in piano, in altezza di 6. in 8. piedi.

AD OGNI Calcara fa bisogno almeno due persone, che vicindevolmente attendino al foco, ilquale si dà prima in bocca di legne sottili, e secche, e poi all’indentro di legne mezane, che faccino buona fiamma; perche le molto forti, e grosse abbrucciano la calce, e anco bisogno di tratto in tratto sollevar le legne; acciò vi entri l’Aria sotto, come à reverbero alle fornaci da metalli: essendoche à questo modo ardono più facilmente, e si coce con manco legna, e di tratto in tratto con i rastelli di ferro si tirino le braccia alla bocca, acciò diano luogo alle fiamme, e si risolvino in cenere.

A PRINCIPIO il foco fà il fumo denso, & oscuro, e perciò le pietre vengono nere daesso, e dal caligine, e poi s’infocano come braccia, & à poco à poco il fumo si và schiarando, che è segno, che sia levato l’humidità, e le pietre per ordinario si cuoceno in 4. & al più in 5. giorni, e notti continove di foco, ilquale sta 3. & anco 4. giorni à comparire nel disopra alla calcara, & allhora si stende paglia bagnata, overo sieno azimo, e con pasta di terren cretoso grossa almen un dito s’inluta bene di sopravia, & assai più dove esce molto il foco; perche cosi egli si manda altrove. Questa incrostatura ad un tratto si coce, e si sfende quà, e là, perdove il foco guidato dall’Aria esce à misura, & à questo modo le pietre si compongono meglio la dentro.

LE PIETRE da calcina si cuoceno più presto, e più tardi: secondo la forma della fornace, e la forza del foco, e la quantità, e qualità delle pietre, e l’ordine nel quale elle sono state poste la dentro: onde essendo le cose in mediocrità in 60. hore si cuoceno i cementi, ò pietre di monte per esser più tenere, e dolci, e porose dell’altre; mà le pietre dure, e vive, e quelle di scaglia Padovana, e quelle di torrenti non vogliono meno di 100. hore di foco continovo, & anco alle volte più, e de l’una, e dell’altra sorte ne habbiamo fatto far prova, e vedutone l’effetto più volte, contra l’opinione di molti.

I SEGNI, che le pietre nella fornace siano cotte, e divenute calce sono principalmente questi, che il foco russa perche non ha materia da consumare, e divenghi di color azurro vicino alle pietre, e non faccia fumo; mà eschi il calor chiaro come l’Aria, e tutta la massa delle pietre cala alquanto à basso; perche le pietre divengono minori, & assai più leggieri, e di peso, i due terzi, (come dice anco Vitruvio)*) overo tre quinti di prima, e si sentono d’un suono più dolce, e grato, & hanno perso del tutto l’odore, e color della pietra, & acquistato quello della calce, e più bianche.

*) libro 2. cap. 5.

A’ BASSO della fornace le pietre sono quasi sempre troppo cotte, e nel disopra restano alquanto acerbe, onde quelle perdono del loro nervo, e nel esser bagnate non crescono molto, e queste stanno molto più à sgallarsi, & à bagnarsi bene; mà fanno poi la calcina più tenera, e forte alla presa delle mura: laonde le pietre di mezo saranno le migliori per intonacare. Le pietre più dure, e forti, e massime le grandi nel tempo del Verno, si mantengono più intere qualche tempo, perche il caldo ha luogo, e materia da conservarsi, il contrario avviene alle pietre cementice, e tenere, e senza nervo, e molto picciole: perche il caldo svanisce, & esala: posciache ogni poco d’aria humida lo raffredda. Mà di Estate le pietre si rompono, e sgallano in quindeci giorni, e col spezzarsi crescono tanto, che se non si levassero gettarebbono facilmente all’infuori la calcara.

E PERCHE visono alcune pietre, che di loro natura non sono atte à cocersi per far calcina; perciò e bene à conoscerle per poterle tralasciare, le pietre molto lustre, e vetrigne come quelle del Tesin quì in Lombardia, e parimente di quelle della Tesina, & altre nel Vicentino, e Veronese, delle quali se ne fà il purissimo cristallo, e parimente di quelle gravi, e ferruginee, l’une, e l’altre si scolano, e se invetriano intorno intorno, ò divengono nere trasforate, come à punto la spiuma del ferro, di modo che sono inutili del tutto à far la calce..

LE PIETRE, che sono molto humidiccie amazano il foco, e non fanno alcun buono effetto, le solfericcie ardono, e si consumano quasi del tutto. E finalmente quelle che sono serpentine, e porfirine, & anco le selici durissime, perche il loro humore, e più forte, e resistente, che non è la forza del foco, sprezzano il foco, e lo amorbano quasi à fatto; di modo che non lasciano ne anco bene cuocere le altre pietre, che le sono vicine, e perciò si deono metter da canto, come nemiche alla natura del foco. Alcune pietre si spezzano nelle fornaci, perche non hanno tanto humore, che conservi insieme le parti terrestri, e se egli è salso di natura, nel rompersi fanno strepito grandissimo, onde si deono lasciar da parte, e massime nel far delle volte delle fornaci. Dopò levato il foco alla fornace, si cava la cenere, e si lasciano le braccia per due giorni, nel qual tempo si compone molto la calcina, e dapoi si fà in qualche parte cadere la volta, onde le pietre cotte vengono verso alla bocca, per poterle cavar di fornace.


pp. 229–232

[XIX. How to Slake and Preserve Lime]

IN QVA MODI SI DEONO BAGNARE, E CONSERVARE
bene le calcine e di quanta importanta, & utilità siano, e come si addoprano nelle fabriche.

Capo XIX.

TVTTE le calcine dopò che saranno cotte, si deono cavar fuori della fornace, è bagnarle quanto prima: perche essendo essalato il caldo, o dal freddo, o dal humido dell’Aere, o sia dell’acqua all’intorno della pietra scoppiando ella si spezza, e fragne, e sgallano di modo che in quindeci giorni, o poco più ella divengono come cenere, e del tutto inutile alle mura, & à gli intonachi. Sono alcuni, e massimamente quelli, che rivendono la calce, che subito levata dalla fornace la stemperano, e bagnano allo scoperto, e poi la fanno in una massa, i quali molte volte per mancamento d’acqua in una parte l’abbrucciano, o per la molta abbondanza dall’altra la dilavano, e fanno perder il nervo, e la forza: Altri poi bagnano la calcina cotta di fresco, e la meschiano con altretanto di sabbia, e così ne fanno molte, e poi nel volerla addoprare le aggiungono il rimanente della sabbia, che le fa bisogno, & à questo modo mantengono, e credono à conseruar meglio la bontà della calcina.

MA QUANDO si elegerà un luogo eguale, e piano, e meglio sarà alquanto cavato, nelquale si allarghi la calcina da bagnare, in altezza d’un piede, e più, e poi si ricopri d’altre tanta sabbia della più netta, e migliore, e bene spianata, e tutto all’intorno alquanto più alta: e sopra ad essa si vadi gettando abbondantemente per tutto l’acqua, laquale à poco a poco, e per ordine penetrando anderà bagnando la calcina; avvertendo di ricoprire la sabbia in que’ luoghi dove ella si sfendesse, acciò non esali il vapore, e forza della calcina, laquale si viene macerando, e comporre meglio insieme, & à questo modo si viene à fare una calcina molto grassa, e piena di nervo, e forza; intanto che quando si vorrà addoperare porterà molto più sabbia dell’ordinario delle altre calcine.

LE CALCINE in vero si fogliono bagnare in più modi; mà niuno al parer nostro riesce più utile, che far una fossa quadra, e più accomodata sarebbe rotonda tanto larga, che i calcinari si possino accomodare, e maneggiarla bene con le pertiche, e rimoverla qua, e là; e sia profonda quattro, in cinque piedi; sia in luogo ombroso, e humido, & anco in terreno cretoso, ò ben saldo; mà se fusse in luogo di monte, ò in terren giaroso, ò che possino digerir l’acqua, allhora se le facci intornovia una camiscia di terra cretosa ben battuta, overo si saldino le fessure caso, che ve ne fusse.

FATTO questo se vi è comodità di rivo, à canale d’acqua viva si faccia venir la notte, un piede d’acqua, e più fresca, che si può, overo condurla con carri, ò portata da più persone, in modo che non sia per mancare sino al fine dell’opera, e la mattina per tempo, che induggiare nell’hore del gran caldo, perche il calor del foco stà più raccolto nelle pietre: onde cresce di vigore, e forza. Poi si metti giù una mano di pietre cotte, e si lasciano rompere, e sgallare; è con le pertiche si vadi rimovendo, acciò non sia chiusa la strada all’acqua; dipoi si dia dell’altra acqua sopra, e vi si metti un’altra mano di pietre cotte, e così di tratto in tratto si metti un corso d’acqua, & una mano di pietre sino all’altezza di tre, ò quattro piedi, & in fine si lascia venire un piede d’acqua, che sormonti à tutta la calcina, accioche possi bene, & abbondantemente imbeverare, e dopoi passata, e digerita l’acqua (caso, che la calcina si voglia addoperare,) se li spargerà di sopravia un piede di sabbia pura, e schietta, laquale la conserverà molto fresca, e morbida.

QVANDO la calcina da bagnare fusse in molta quantità, si potranno fare altre fosse capaci secondo il bisogno. Le pietre che non hanno havuto foco à bastanza nella fornace; perche siano state di sopravia, overo che per altra causa non hanno havuto foco à bastanza, però quando si bagnano con le altre non si sgallano ad un tratto, ne liquefanno del tutto; mà à poco, à poco si riducono teneri, e molli, e fanno la calcina molto tenace, e garba, laquale col tempo fà grandissima presa.

L’ACQVA da bagnar la calcina dee esser leggiera, chiara pura, e fresca; perche l’acqua grossa, e sporca, ò putrida non può penetrare per i meati angusti delle pietre cotte, si come l’acqua calda non rimove il calore; in modo che scacciato dal freddo si rinforzi, e violentemente faccia scoppiar le pietre, e perciò è molto utile l’aggiugner sempre acqua fresca sopra alla calcina. Laonde non si dee mai gettar la calcina viva nelle fosse, nelle quali vi sia acqua morta, ne meno lodiamo come fanno molti, l’empire le fosse di calcina così alla mescuglia, e poi gettarvi sopra l’acqua, essendo che rotta, e sgallata la prima mano di sopravia, ella non può passar giù, e così la calcina di sotto s’abbruccia più tosto, c’habbia facoltà di bagnarsi.

LE PIETRE cotte conservano quel calor del foco, fin tanto che à poco, à poco si raffreddano da loro stesse; essendo in luogo tepido; mà tantosto, che sentono il fresco, e l’humido dell’Acre, e dell’acqua (come volse intendere anco Vitruvio)*) come suoi contrarij nemici si unisce, e si restrigne all’indentro; mà perche l’acqua piglia strada per i meati, e lo và altretanto scacciando fino al centro dove allhora con tanta empito fà scoppiare le pietre con grandissima violenza, e rimbombo, che talhor impiccia foco, e come la mina fatta in loco molto racchiuso, e ristretto, e così di nuouo per la stessa ragione si spezza più volte fino, che ne esce il calore, e diviene minuta polve estinta con l’acqua, e questo, e come esempio del specchio cavo, ilquale per la refflessione de’ raggi solari, in certo punto, e luogo terminato accende il foco nelle cose combustili, e come vuole Aristotele,**) che la virtù unita sia molto più forte, e gagliarda, che quella che è disgregata se dispersa quà, e là, e de quì è, che le calcine di pietre molto grandi e dure, e non porose, e come le scaglie Padovane non si spezzano cosi tosto, ne per il fresco, ne per l’humido perche non vi è racchiuso molto calore, e sono otturate le vie da uscire l’Aere infocato, che vi è dentro.

*)   libro 2. cap. 5.
**) Methaf. libro 4. cap.

MENTRE, che i sassi sono nella loro durezza naturale non possono ne intieri, ne spezzati far presa alcuna con la sabbia; ma dopò che sono stati nella fornace, e disecato il loro humido naturale: onde divengono più rari, e si aprono i loro meati, e le vie per le quali si fà l’entrata all’acqua, laquale è vinculo, che vi conduce la sostanza, e la forza della sabbia, e con queste tre mistioni (come afferma anco Vitruvio)*) si fà il nervo, e la presa delle malte. E anco ottima cosa l’estinguere, e bagnare le calcine facendola così stemperata passare per due, ò tre mani di gratticij sottili, e ben tessuti, ò simiglianti cose, che tratengono i ciottolini, e le pietre che non sono cosi ben cotte, e poi se ne vadi nelle fosse, e dopò, che vi è stata un pezzo, e sia riasciuta, ilche è segno quando ella si fracca dalle rippe, e fà fessure quà, e là di sopra via, e diviene come biacca stemperata, & ottima alle smaltature, & ancora all’opere di stucco.

*) libro 2. cap. 5.

PERCHE in vero noi reputiamo, che le calcine siano il nervo, e la forza delle fabriche: poiche senza esse, ò altra cosa equivalente non si possono far le mura, ne le volte, nei tetti, ne parimente i finimenti di esse; perciò se ne dee far gagliarda monitione, e cercare di custodirle, e conservarle lungamente, essendo che se le calcine bagnate stessero molti giorni all’Aere scoperte,verrano offese molto da’gli ardori del Sole; e’dalla Luna, e da’ venti, e’dalle pioggie, che le dilavano, e levagli la forza; e molto più ancora dal freddo, nel tempo del Verno, e dalle nevi, e dalle brine, e finalmente da’ gran giacci perche tutte queste cose le lievano la bontà, onde divengono come inutili alle fabriche.

QVALVNQVE forte di sasso nanzi, che sia cotto, non è punto atto à far alcuna presa; ancora che sia bagnato, e meschiato poi con la sabbia, ò Pozzolana, ò altra simil materia; mà dopò cotto, e bene estinto nell’acqua; essendo che allhora perde la parte grave, & humida, e riceve dal foco un certo acro corosivo, e mordacità amara, & attrativo, & astringente, che non la lascia putrefare in eterno; anzi di tempo in tempo diviene migliore, e più perfetta, e però mista con le materie amiche, come i granzoli di coppo pesto, ò di scaglia, & simiglianti allhora sì una presa grandissima nelle mura, e parimente ne gl’intonachi.

IN CONFERMATIONE di questo nel far fondare le nostre fabriche in terra ferma, habbiamo più volte ritrovato molti piedi sotterra calcine, lequali doveuano esser state bagnate qualche centinaia d’anni innanzi, e però erano divenute della pasta, e del colore, come di grasso buttiro; perciò riusciuano molto delicate; laonde perche non havevano molto nervo, ne tanto dell’astringente, e mordace e corosivo, e però riusciuano assai bene all’uso delle pitture à frefco. Adunque quanto più la calcina stà bagnata nelle fosse in luogo riposto, e coperta di sabbia si disgalla le scaglie, & i ciottolini, e perde una certa crudezza, e fà maggior nervo, che diviene di maggior faccione, e bontà alle mura, e molto più trattabile alle infrascature, e smaltature: onde divengono molto liscie, e quasi del colore del marmo, e fanno un lavoro molto pulito, e bello da vedere; perche rifregate più volte convenevolmente non si sfendono, ne si staccano, e però era ordinato per legge (come dice Plinio)*) chein Roma non si fabricasse del Publico, se non con calcina di tre anni.

*) libro 36. cap. 23.

LE CALCINE fatte di pietre dure e grandi, e bianche, e grasse, e fresche, ò siano di fiume, ò di torrente (come habbiamo detto,) e in vero conservate alquanto tempo nelle fosse, trapassano tutte le altre di bontà, perche divengono molto forti, e tenaci, e portano molta sabbia, e sono di grandissima forza alle mura, e fanno maggiore, e più tosto presa delle altre, laqual cosa torna di sparagno, & beneficio grandissimo alle fabriche. E però si deono lasciar da parte le calcine cimenticie: overo de sassi teneri di monte perche non hanno à gran parte ne quel nervo, ne quella forza, ne fanno faccione ne presa nelle mura: onde si deono meschiare con le più forti, ò addoperarli in caso di bisogno mettendole meno sabbia, & anco per far le intonicature da dipignervi sopra; perche elle non mangiano la forza, e bellezza de colori; e prestano comodità nell’asciugare.

PARE quasi che non si sappia così certo qual di queste due, ò la calcina overo la sabbia, e simili cose aportino più forza alle malte per collegar le materie nelle mura poi chesono necessarie ambe due; tuttavia la calcina hà quella flussibilita dall’acqua, e con la sua viscositi, & astringentia presta forza alla sabbia, laquale per la sua aridità, e scabrosità sua si unisce insieme, e fanno la malta: laqual cosa fà ancora il marmo pesto, & ogni sorte di pietra non molto densa, ò terrosa; e molto più ancora il mattone, & altro lavoro di terra cotta, e finalmente tutte le sorti di granzoli.

LE MALTE fatte de ottime calcine, e sabbie, ebene composte, vogliono esser molto rimenate, con le zappe stemperando la calce à poco à poco con l’acqua, levando quelle zolle, e scaglie, e sassolini, che per non esser cotti fino allhora non saranno disfatti; poi dopò bene rimenata à parte, à parte, vi si metti la sabbia, ò sia due tanti; ò tre tanti della calcina, secondo che porterà la bontà dell’una, e del l’altra, e di novo si aggiugni, e si stemperi con l’acqua; perche certa cosa, è che ella diviene sempre migliore, come la pasta del pane ben gramolato.

LE MALTE per dir così che è voce tolta da’ Greci, dalla mistione (come dice Terentio Varrone,)*) che facevano di pece greca, e cera, che chiamavano malta, vogliono esser fatte con un certo temperamento; acciò non siano ne molto grasse, ne anco molto magre, essendo che ne per l’uno,ne per l’altro di questi estremi non possono fare alcuna presa, ne forza, ne colligar le pietre nelle mura, ò nelle volte, ò haver tenacità per le intonicature. Usavano gli antichi per quello, che si può comprendere nelle mura de’ loro edifici, quello che facciamo usar anco noi in parte, e si doverebbe osservar da tutti universalmente, per maggior beneficio delle fabriche, di addoperar le malte assai ben lavorate, te nere, e morbide, e con le pietre ancor bene bagnate, e poi gettarvi sopra, e frà mezo esse malte, e bene calcate col martello esse possino far buona presa, come quelle antiche di tante centinaia d’anni.

*) De ling. Latina.

ONDE habbiamo à dolersi grandemente in questa nostra età, che non solo qui in Venetia; mà ancora à Milano, Genova, Napoli, e Roma, e si può dire quasi in tutte le Città d’Italia, sia introdotto un’abuso, e trascuragine così grande, dalla imperitia di quelli, che comandano, e soprastano alle fabriche, e continovata con mille appaliamenti della malitia’ di muratori, che per la maggior parte si tralasciano queste cose, di tanta importanza, e con tanto maleficio delle fabriche: onde le mura rimangono deboli, e senza colligatione, e senza presa, e senza nervo. Asimiglianza à punto come le malte che sono state lunghissimo tempo in opera con materia arficcia; overo che sono fatte esauste, & insipide dal foco, ò da Venti Siroccali, come tanti edifici in Roma, ò dal gran caldo de gli ardori del Sole come nell’Egitto: però s’invecchiano, e si rilassano dalle mura, quasi come fanno i nervi de corpi de gli animali, che per la vecchiezza divengono imbecilli, & inutili ad essi, come dice Aristotele.*)

*) de Gen. lib. 5. c. 7.

LE CALCINE Padovane per uso ordinario tratte dalle fornaci si deono tenere à monte in luogo coperto, & asciuto, e riposte dall’Aere, e da’ Venti, altrimenti si sgallano, & in breve giorni, e massime ne’ tempi humidi, e Sirocali, & anco dal gran caldo divengono inutili. Molti osservano d’impastare queste calcine di scaglia allhora, che sono tratte dalla fornace, e così calde le mettono in opera, laqual cosa non si dee fare: perche in breve tempo la calcina non si può disfare ne havendo meati liberi, & aperti, e massime quando e ristretta dal calore, e non ha forza interna, che la rompi, e spezzi, come quel la di torrente, e di fiume: laonde per l’humidità che sentono poi, che sono in opera da per loro si sgallano, e crescendo alciano i corsi delle mura, & elle si distaccano dalle pietre, e parimente cadono le infrascature, e smaltature, ò fanno apposteme: altri le mischiano la sera con la sabbia, e così disfatte le mettono poi in opera il giorno dietro, e perciò e questi, e quelli s’ingannano grandemente; perche stando amontate senza maneggiarle non si possono disfare, e perdono di nervo, e forza della loro presa ordinaria, e divengono come inutili.

MA’ NOI habbiamo fatto far prova, e riesce molto meglio il lasciarle così à monte meschiate, e bagnate con la sabbia, e la mattina per tempo maneggiarle di nuovo molto bene con le zappe, e distemperate, in modo che restino tenere, e morbide tutto il giorno, e così haverne à monte sempre di fatte per qualche giorno, & à questo modo elle si compongono, e si cava utile grandissimo di esse, e fanno molta fattione, e le malte sono di gran forza al murare, e si radolciscono alquanto più, e possono (in caso di bisogno) servire per uso delle smaltature. Frà le calcine Padovane quelle di San Martino, e del monticello vicino à Barbarano nel Vicentino, comportano di esser bagnate, e conservate nelle cave, come quelle de’ sassi di torrente: onde per la natura loro più dolce, riescono molto più di tutte quelle specie all’infrascare, & intonacare delle mura; perche in vero tutte oltre à l’uso del murare le altre ritengono non so che del carantoso, che non si cuoce egualmente, e poi disfacendosi fanno gemme, & aposteme, cosa molto brutta da vedere.

LE PIETRE spognose, come il pane levito fanno la calcina più dolce, e trattabile per arricciare, & intonacare, e la calcina quanto, e più vecchia tanto è migliore per intrissare. Onde era ordinato per legge in Roma, (come dice Vitruvio)*) che non si addoperassero calcine, che non fussero ben macerate almeno per lo spacio di tre anni: e però gli arricciati, & intonacati non mostravano alcuna crepatura. La calcina per imbiancare le mura, e per incorporar ne’ stucchi, frà tutte l’altre dee esser benissimo macerata, e dimenata; intanto che non habbia alcuna durizia, ò grani, ne sia molto acquosa; mà s’appicchi come colla: e però si dee pigliare la calce di zolle ben macerata, perche ha in se maggior virtù, e forza, che non hà quella, che è stata prima, in polve, e dove è svanita la sua virtù.

*) libro 2. cap. 5.


pp. 232–236

[XX. What the Sand is and its Different Kinds]

CHE COSA SIA SABBIA, E VARIE SPECIE,
e colori d’esse e delle sabbie di cava, e di Fiume, e parimente dell’ Arena di Mare.

Capo XX.

PERCHE nel murare (come dicemmo poco fà)*) si ricerca la calce, e sabbia, ò simile equiualente; eperciò in questo luogo trattaremo della sabbia, e dell’Arena, e del Carbonchio, della Pozzolana, e del Grappillo, e della Beletta, e finalmente se altre cose vi sono, che possino servire à questo effetto, e prima dimostraremo, che materie siano, di che si facciano, dove si ritrovano, la differenza trà esse, la scielta, e l’uso loro, e gli effetti che esse fanno nelle malte; accioche assai perfettamente si habbia cognitione di tutte esse. Per opinione nostra la sabbia per la maggior parte non viene ad esser altro, che i fragmenti di varie sorti di pietre, lequali per esser di natura venose, e frangibili, e perciò col tempo si staccano dalle montagne, ò sono levate violentemente da varij accidenti; e così rottolando giù si spezzano, e pervengono ne’ torrenti, e ne’ fiumi che scorrono quà, e là per quelle Valli; e condotti giù dall’acque si logorano, e si riducono in sabbia.

*) cap. 19.

E CHE ciò sia vero lo comprendiamo chiaramente per questi nostri fiumi di qualche nome dell’Italia: come il Tevere, & Arno, & il Rhen nell’Apennino, & il Tesin, & Adda, e tanti altri che derivano nel Pò di Lombardia, e l’Adice, e la Brenta, e la Piave, & il Tagliamento, e molti altri in questa Marca Trevigiana, e nella Patria del Friuli, (per non trattar hora di quelli di là da’ monti) i quali nascono nelle principali montagne di queste Alpi interne, & esterne dell’Italia, e scorrono per balze, e dirupi, e luoghi sassosi: onde con l’empito loro lievano molti sassi, i quali per il lungo viaggio urtando l’un l’altro si spezzano, e si frangono, e si logorano, & alla fine si riducono in minutissima sabbia.

E TANTO maggiormente si verifica questo, poi che i medesimi fiumi dove essi principiano il corso loro hanno sassi di smisurata grandezza, e di vari forme angolari, & alquanto più là ne’ medesimi alvei si ritrouano di mediocre grandezze, e di forme ouate, e rotonde, e simili altre; mà poi molto all’ingiù hanno i sassi assai minori, e senza anguli, e così continovando il loro viaggio si riducono in ciottolini, e finalmente in minuta sabbia, lequali cose habbiamo osservato diligentissimamente non solo ne’ sodetti fiumi; ma ancora in molti altri fuori dell’Italia, laqual cosa non interviene in que’ fiumi, che nascono, e scorrono solamente nelle pianure. Poi l’Arena secondo Aristotele*) si genera nel Mare, perche riscaldato l’acque il salso sà un certo luto, ilquale à poco, à poco indurito si fà Arena, laquale non è altro adunque, che la grasiccia dell’acqua del Mare, e ciò non avviene a’ Laghi, & a’ Fiumi d’acque dolci, si perche non hanno crassiccia in loro, ne meno non sono tanto riscaldate da’ raggi del Sole. Adunque l’Arena per le dette ragioni si ritrova a’ lidi del mare, essendovi portate di tempo in tempo dall’onde, e dalle fortune, altre poi si logorano, e si frangono da’ monti; e da’ scogli, che sono per dentro, & altre finalmente vi sono portate da’ torrenti, e da’ fiumi, che capitano in esso.

*) Anim. cap. 1

IN CONFERMATIONE di quello, che dice Vitruvio*) della sabbia, e dell’arena, Plinio**) raccoglie maggior parte dicendo, che elle sono di tre sorti, cioè di cava, e di fiume, e di mare; quella di cava è più netta e purgata, e grassa; e però si mette tre parti di sabbia, & una di calce; mà à quella di fiume, & all’Arena di Mare; essendo, e nell’una, e nell’altra qualche mistione di beletta, però se li da due parti, & una di calcina, e se à tutte le malte si giugne una parte di vasi, ò coppi pesti allhora sarà maggior presa, laqual cosa si vede esser stata osservata molto da gli antichi, nelle mura de’ loro edifici; e massime ne’ publici.

*)   libro 2. cap. 4.
**) libro 36. cap. 22.

LA NATVRA è stata tanto provida nel provedere quasi ordinatamente alle cose de’ mortali, che dove non è sabbia, ò arena vi ha datto il Carbonco, ò la Pozzolana, ò il Grapillo, come in terra di Lavoro, & altrove vi genera altre cose, che suppliscono à queste, overo in parte al bisogno; e perciò ne’ monti; e nelle montagne vi genera una certa specie di sassolini angulari, come il Grapillo, & altrove una certa beletta; in modo che, e di questa, e di quella ne potiamo cavar beneficio, e noi se ne siamo serviti in caso di bisogno.

DI QVESTE materie se ne ritrovano in molti luoghi; e specialmente ne’ monti di Asolo di Trevigiana, e parimente nella parte, che guarda à sera vi è una specie di ghiaretta liscia, e rotonda, e grossa come noci, e nocciole, e di varij colori, come se fussero di torrente, e framezo ad essa vi è una Beletta molto più minuta, che tiene del color gialletto: della quale se ne servono come di sabbia, e fa molto buona presa rispetto alle sue qualità, non tanto convenevoli.

LE SABBIE sono di varij colori, si come sono varie le pietre dalle quali come habbiamo detto si logorano. Perche le bianche si fanno delle pietre bianche, come abbondantemente, ne sono alle ripe del Tesin; essendoche per tutte quelle montagne, e valli per dove egli scorre come dicessimo le pietre sono bianche marmorine; le gialliccie, e rossiccie, e quelle che tirano al bruno, e color scuro sono poi fatte di pietre di varie sorti, e più dure, e più tenere, & anco di più colori. Laonde la sabbia, e l’Arena per lo più non si ritrova, ne bianca, ne rossa, ne gialla, ne oscura del tutto; per apunto mà d’un certo color mitto di tutti questi; (perche come si è detto) ella è fatta di molte materie, e trà esse di varij colori. Noi lodiamo che le sabbie nelle parti della Lombardia, e della Marca Trevigiana, e della Patria del Friuli verso i monti, che elle siano più tosto d’un color un poco rossiccio; perche sarano fatte di que’ sassi, che per loro natura sono di honesta durezza, e spongiosi, & attrattivi, e perciò molto atti à far buonissima presa con la calce.

ANCORA la sabbia bianca è molto più gentile, e massime essendo fatta di pietre candide, trasparenti, e che tengono del marmo, e scintille di vetro; frà le quali è nobilissima quella del Tesin, che passa à Pavia. Alcune come di Adda ambi fiumi del Milanese, & altre molte se ne ritrovano nelle sponde dell’Adice, e della Brenta, e della Piave, e Tagliamento, & altri torrenti, e fiumi di queste nostre parti, lequali sono molto atte per le smaltature; si per la biancchezza’, si ancora perche non sfenderanno cosi facilmente; mà à tutte le sodette precede di gran lunga la sabbia, che si cava nel Vicentino alla costa di Colli di Sant’Orso, i quali sono alla parte di Ponente à monte Sommano, laquale per la sua grassezza ad una parte di calcina vi si mette fino 6. & 8. parti di sabbia, & essendo di straordinaria bianchezza, e di bellissima grana; perciò riesce mirabilmente nelle smaltature reali.

QUANDO si cava molto profondo si ritrova prima il luto, e poi la sabbia; perche quello è indicio, e radice, e principio di essa.*) La sabbia di cava come dice Vitruvio,**) e ratifica anco Plinio***) non si ritrova in ogni luogo essendo, che fra l’Apennino, & il Mar Adriatico dissero, che non se ne ritrovava, e Plinio****) aggiugne, che dall’Apennino sino al fiume Pò non sia sabbia di cava, e l’uno, e l’altro asseriscono, che oltre al mare non si ritrovano sabbia di cava, e tuttavia si comprende, che dell’una, e dell’altra ne era appresso à Greci; perche Pausania dice, che i sassi di quali si diceva, che Prometeo havesse tramutae in huomini, erano di color non terreo; mà più tosto come del color della sabbia di cava,ò di torrente; cioè biggia.

*)       Anima lib. 2. c. 1
**)     libro 2. cap. 4.
***)   libro 36. cap. 23.
****) libro 10. fac. 717.

ONDE per quello, che noi habbiamo osservato la sabbia di cava non si ritrova nelle pianure, vicino alle montagne sassosse, ò a’ monti; che perciò chiamamo pedemonti; ne anco appresso a’ torrenti ove scorrono quelle acque, che molto precipitosamente scendono giù dalle montagne, nel tempo, e per occasioni delle gran pioggie, e molto meno, se ne ritrova ne’ fiumi, ò nelle loro campagne, c’hanno le acque, lequali scorrono per luoghi piani, e scosti da’ monti sassosi; overo per le paludi; e finalmente non si ritrova sabbia di cava ne’ monti; essendo che certissima cosa è, che in tutti questi luoghi raccontati non vi sono mai sormontate l’acque de’ fiumi, che portano seco la sabbia.

ADVNQVE per reassumer queste cose la sabbia, ò che ella si cava molto sotterra, come si dirà, overo che si raccoglie alle sponde de’ fiumi, ò finalmente, che la ritrovamo nelle spiagge del mare: laquale dimandiamo Arena. E però la sabbia di cava è quella che ha sopra di se il terreno buono, saldo, & amassato, e molto alto, ilquale le sarà stato anticamente condotto sopra da’ fiumi in molto spacio di tempo, ò così accresciutto per altri accidenti, e perciò in que luoghi la sabbia sarà purgata, e molto perfetta: dalle continove pioggie, che vi saranno passate per entro; lequali portano al basso il limo, e la beletta, & ogni altra cosa, che le possi levare la sua bontà.

E CHI considererà bene la sabbia di cava tiene del color bianchiccio, ò giallastro, ò rossiccio, overo scuro, & anco nericcio, secondo il color de’ sassi di quelle montagne da’ quali sono scesi que’ torrenti, ò fiumi c’hanno anticamente potutto innondare quelle campagne, overo sormontare per qualche tempo, come vediamo avvenire a’ tempi nostri: e di poi siano state ricoperte dal terreno, ò sia da altra materia condottavi da qualche accidente, e poi inalciato dalla putrefattione de rovigli, e dalle foglie, & alberi, e simiglianti cose della’campagna.

A CONSTANTINOPOLI oltre all’opinione di Vitruvio, e Plinio addoprano la sabbia di cava, & quella di fiume, le quali sono bianche, & aspre come il sale commune, onde ne riesce una presa nottabilissima con la calce. La sabbia di fiume non è mai del tutto pura, e nettà, se non dove è sotto il sasso, ò la giara, overo sotto alla caduta delle acque, ò finalmente dove hà gran corso; perche in questi luoghi la beletta, e le altre cose leggieri, e minute sono portate via, & all’incontro la sabbia de’ fiumi, i quali passano per le campagne, & alle basse, e vicino alla marina come il Pò, ne’ Polesini è sempre mista di terra, e di beletta, e fracidumi, i quali sono portati ne gli alvei dal grandissimo corso dell’acque piovane, lequali scendono quà, e là da molte parti nelle campagne

I GRAN fiumi hanno sempre verso il loro nascimento la sabbia grossa è mista con la ghiara; si come à mezo l’hanno mediocre, mà appresso dove sboccano nel mare molto minuta, e mista con assai beletta; perche nel corso de’ fiumi le pietre si logorano, e si macinano, dimodo che divengono minutissime come habbiamo detto. L’arena del mare è detta così dalla sua aridità; essendo che ella manca d’ogni sostanza, perche non ha in se fuoco, ne humore; oltre che partecipa non so che della crassicia del salso, ma però non è tanto dannoso (come asserisce Vitruvio)*) poiche per la densità non può penetrare all’indentro; e perciò qui in Venetia si addoprano communemente le sabbie, che si tolgono alnelle secche de’ tre Porti nel sboccar del Mare.

*) libro 2. cap. 4.

IL MARE communemente non ha Arena molto grossa; perche ò che si condensa, e petrifica quel crasso, e spiuma dell’acque, è che ella si fragne da’ monti, e da’ scogli, che sono la dentro, overo che ella vi è condotta da’ fiumi, che vi sboccano dentro: laonde dal flusso, e rifusso dell’onde del mare si frange, e viene minutissima, e perciò la sabbia e più grossa dell’Arena, & anco più grave; perche non è del tutto tanto franta, e sfarinata.


pp. 236–237

[XXI. On Pozzolan, Grapilli, and Other Masonry Materials]

DELLE POZZOLANE, GRAPILLI, ET ALTRE
materie da murare, e d’alcune sabbie particolari usate in varii paesi di là da monti.

Capo XXI.

ANTICAMENTE era non solo conosciuta; mà addoperata grandemente la Pozzolana, (come dice Plinio)*) chiamandola polvere de’ colli di Pozzolo, onde posta da se sola; cioè senza sabbia, o altro equivalente faceva gran riparo all’onde del mare; mà incorporata poi con la calcina di Cuma: perche là erano sassi molto buoni da cuocere, ogni di più si rendeva inespugnabile, e più forte all’onde. Tutti que’ d’intorni di Cuma, e Baie, e Miseno, e Pozzoli, & oltre à Napoli sino al monte di Somma già detto Vesuvio, come habbiamo osservato specialmente di veduta,**) perche il paese si risente quasi tutto di fuochi sotterranei, e di Solfo, e di Alume, e di Bitume (come dice Vitruvio)***) perciò da quelle arsioni avviene, che abbondantemente si ritrova la Pozzolana tanto appropriata à far presa con la calce.

*)     libro 35. cap. 13.
**)   Anno 1579.
***) libro 2. cap. 6.

MA’ LA migliore veramente e quella, che si ritroua nel territorio di Pozzolo, e nell’istesso colle, e per quelle campagne, e colli si come la ottima, e quella di Cuma, e particolarmente al Promontorio di Minerva, laquale meschiata con la calce fà la sua presa in 60. giorni. Vedendoper tante centinaia di anni le vestiggi delle fabriche per quella riviera, è sopra e sotto terra, e massime al Porto di Pozzolo fatto à Pilastroni, & Archi; delquale ne parlò Strabone, e della forza della Pozzolana, quando dice, che fondano con ghiara, e cemento, e calce, & arena haver fatto resistenza al contrasto dell’onde, e percosse del Mare, intanto che sono corrosi, e mangiati i corsi di laterculi, e nondimeno vi sono rimasi come illesi i letti delle malte, lequali paiono fatte di pietra dura, e viva, che di altra materia. *)

*) libro 5. cap. 12; libro 2. cap. 6; libro 5. fac. 101

LA POZZOLANA di Roma, e là d’intorno, è di color rossiccio, forte, e gagliarda; della quale selicano le strade, è fondamenti massicci, e mura, e poi della scura, o nera si servono per l’intonicature delle mura. Queste Pozzolane sono alquanto più grosse è magre, che quelle in terra di Lavoro; elle si ritrovano nelle campagne cavando sotterra, e seguendo per molto spacio la vena quà, e là, come radici d’alberi. Quasi una simil sorte di terra, e non polve, come la Pozzolana si ritrovava nella regione de’ Ciziceni; Isola (nel Mar Maggiore,) laqual per grandissima quantità che fusse tuffandosi nel mare, (come dice Plinio)*) diveniva pietra, & il medesimo faceva il terreno nella Macedonia, e nel fonte di Gnido, della Caria, da Oropo nel Attica fino in Aulide della Beotia sassosa, tutta la terra alla spiaggia del Mare col tempo si tramutava in pietra: onde veniva à esser cosa mirabile ad uso del far le fondamente nel Mare.

*) libro 35. cap. 13.

IN NAPOLI oltre à molti altri luoghi del Regno cavano una certa materia, laquale chiamano Grapillo, che à parer nostro è una specie di tufo duro, & in ciottolini come Avellanne, e nocciuoli, e de’ più minuti, di color tendente al giallo: laonde del più grosso, e del mezano si servono per far terrazzi, e del più minuto lo serbano per meschiar nelle malte, per intonacar le mura; essendo che cosi in quelli come in questi fa una presa grandissima.

VI E’ IL Carbonchio ilquale è ancor egli una specie di terra granita, laquale si ritrova in Toscana, quafi una specie di Pozzolana: perche anco essa è molto arsiccia, e come abbruccita: in tanto che si può dire, che il Carbonchio sia una specie di tufo arso, & abbrucciato da gli ardori sotterranci: il suo colore, e più tosto infocato che nò; e perciò si dice incarbonciato, laonde da tutte queste cose si comprende benissimo, che non solo la sabbia, e l’arena del Mare, mà la Pozzolana, & il Carboncolo, e la Pomici, & ogni altra sorte di pietra, ò sasso pesto, o qual si voglia cosa aspera, & arsa dalla natura.

E PER parlar anco delle materie di là da’ monti à Passau Citta della Baviera, ove l’Eno entra nel Danubio in vece di sabbia addoprano, una specie di terra di color molto giallastro, laquale è assai minuta, e leggiera, e molto netta, e si cava nella costa de’ monti vicini oltre al Danubio; e l’usano ancora, che habbino la sabbia dell’uno, e dell’altro fiume, mà sono miste di beletta, & altra materia. Il simile fanno à Linze terra dell’Austria, ancor essa posta su’l Danubio; benche addoprano la sabbia del fiume, e frà tutte le altre è molto bianca, e netta, e minutissima è quella à Spiz, Castello non molto scosto, ove per la strettezza della valle racchiusa dal piede delle montagne, egli alle volte s’inalcia dodici sino à quindeci piedi più dell’ordinario.

POI à Vienna principalissima Città dell’Austria, si servono della sabbia del Danubio, laquale è assai grossetta, e mista con giaretta, perche il fiume passa vicino a’ monti dove scendono diversi torrenti, de’ quali sono portate le pietre, lequali si vanno logorando, e parimente per lungo tratto sotto Vienna, e l’Hungaria dove sono monti petrosi, come à Possovia, dove ella è assai grossa, sicome da là in giù per dir à Giavarino, e Comar, e Strigonia, e sino à Buda diviene assai più minuta; benche se ne ritrova anco nelle capagne, e vicino a’ colli, laqual cosa è in confermatione di quello che già havemo detto. Per la Moravia, e molto più ancora per la Boemia si ritrova la sabbia nelle scese de monti, e nelle pieghe, e nel basso delle valli, à lungo à quelle pocche acque, che vi sono: perche ne questo Regno, ne quella Provincia non hanno ne molti, ne grossi fiumi.

MA SPECIALMENTE in Praga si ritrovano due sorti di sabbia, che si possono dir di cava l’una delle quali è rosiccia, e ritrovanla ne’ monti à lungo al fiume, e questa è la ordinaria, che addoprano per lo più; mà ne’ monti che soprastano alla Città, ne cavano un’altra sorte assai bianca, e come della grana, e color del sale commune, laquale ritrovano da se stessa bella, e preparata, overo che la frangono facilmente co’ mazzi d’alcuni sassi sabbionicij; quasi à simiglianza della Pozzolana, e veramente ella è molto utilissima per fare le intonicature, o rustiche, ò pulite, che immitino il color delle pietre, & è bellissima cosa à vedere spianando con essa le strade de’ Giardini, come si usano anco in quelli di sua Maestà Cesarea.

POI oltre alla Boemia, tanto per il Palatinato, quanto per Norimberga, e per la Franconia hanno grande abbondanza di sabbia, così di cava come di fiume, e specialmente intorno à Norimbergo havendo quasi tutto il paese del piano, e de’ colli, di crode sabbioniccie di color giallastro, tendente al rossiccio di grana rude, e grossa; e nell’Alsatia oltre al Reno via della naturale, che si ritrova ne’luoghi più ellevati in gran quantità, ve ne ritrovano per la campagna lasciatavi dal sormontar dal fiume.

E PER dir qualche cosa della Francia in Parigi addoprano la sabbia molto netta di cava, laquale è di color assai giallastro, overo la tragono dalle Isole, ò ripe della Sonna; e perche ambe due queste sorti sono buone; perciò mettono tre parti di sabbia, & una di calce: ancorche ella sia di sasso alquanto dolce, quasi il medesimo fanno per la maggior parte di quel Regno; e massime à lungo i fiumi grossi, e correnti, e che scendono giù da’ monti pietrosi.

LAONDE si conclude, che quasi communemente tutti i fiumi, i quali hanno principio da’ monti, e molto più ancora quelli, che tengono la loro origine nelle montagne ove siano masse di sassi, gli uni, e gli altri quasi ordinariamente conducono ghiara, e sabbia, come habbiamo detto, & osservato non solo per tutta l’Italia; mà anco nella Germania, e buona parte dell’Hungaria, e per la Lorena, e Francia, & altri paesi di là da’ monti; e perciò non è meraviglia se nelle loro campagne si ritrovano le cave della sabbia portata in varij tempi dalle illuvioni; contra l’opinione di quello, che dicono Vitruvio, e Plinio.