Sorte 1580
Christoforo Sorte, Osservationi nella Pittura, Venetia [Girolamo Zenaro] 1580.
fol. 6v–10v
Ma passiamo alla materia de i colori, intorno alla quale, accioché i nostri ragionamenti siano facili & ordinati, & le cose, che ci occorreranno à trattare, meglio sieno intese, & alcuna utilità se ne possa indi cavare, fà di mestieri che prima sappiamo i modi generalmente di adoperar essi colori, liquali modi sono quatro, cioè, ad Acquerele, il che aviene, quando s’adoperano essi colori su la carta. A Guazzo, quando si dipinge in tela. A fresco & à secco, nel muro, & à Oglio, il che si fà ordinariamente quando si vuole operar su le tavole, benche anco si faccia à secco nel muro alcuna volta. Et conciò sia che la dimanda della V. M. sia intorno principalmente à quelli colori, che sono operati sù la carta, com’è parimente tutto quel mio disegno de’ Paesi, c’ha ella appresso di se; Et essendo questa mia professione, nella quale per buon spatio di tempo ho havuta occasione grandissima di adoperarmi, cosi di commissione dell’ Imperador FERDINANDO nella descrittione del Contado di Tirolo & d’altri suoi Paesi, come anco della Serenissima Signoria di VINETIA, nella descrittione di molti luoghi del suo Stato. E’ dicevole cosa parimente, che i nostri discorsi da questa parte incomincino; & pigliando per soggetto tutte le parti di essa Corographia, poiche alcuna cosa della sua pianta haverò ragionato, veggiamo il modo, la natura, & la sorte de i colori, & delle acque, che sono buone per dipingere in carta. Ho io adunque essa Corographia situata a i quatro venti maestri, Levante, Ponente, Ostro, & Tramontana. Et perche discendono tutti i fiumi & Torrenti da Tramontana ad Ostro fra le montagne, come fanno anco tutte le fontane & altre scaturigini di acque nel piano, cosi discorrendo à luoghi declivi & bassi, vanno finalmente à terminare nel Pò, eccetto l’Adige, ilquale non rende alcuno tributo ad esso Pò, se non i canalazzi che conducano le acque del Tartaro, la rotta del Castagnaro, & quella de Malovera fino à Loreo, dove si tramuta il nome de Canalazzi in la Fussa, tutto che in queste parti egli sia chiamato Rè de’ Fiumi, ma al diritto nel Porto di Fossone correndo entra nel mare. Et incominciando dopò l’Adige uerso Tramontana le lagune, tutti gli altri fiumi, etiamdio che sono verso Levante da quella parte scorreno parimente parte nelle lagune & nella marina. In oltre ho posta detta Corographia con le sue giuste misure & distanze in Pianta, ma gli edificii, cioè, le cittadi, castella, & ville con le montagne & Colline ho poste in mappa & in piedi, ove Tramontana è di sopra, & perpendicolarmente gli è Ostro, & per traverso Levante & Ponente; il che ho stimato necessario per far che si conoscano i Siti. Percioche havendola à questo modo posta, si ponno vedere tutti i fiumi, le cittadi, le castella, & le ville per tutti i fondi & piani delle valli fra le montagne, dellequali ho alcuni siti disegnati in modo che i prattici de’ loro paesi possono conoscere i luoghi senza leggere le lettere de’ loro nomi. Appresso, ho tutte le sudette parti con li colori al meglio ch’io ho saputo, alla natura assomigliati. I quali colori tutti sono stati di Acquerele senza corpo alcuno, accioche non fossero coperti i disegni & i luoghi del paese già tutto contornato & disegnato, come haverebbono fatto, se fossero stati fissi, cioè, s’havessero havuto corpo. Et perciò ho adoperato tre sorte di verdi, due di acque, & l’altro di succo, ilquale con longhezza di tempo conservandosi si riduce a guisa di pasta; con l’una ho depinti i piani del paese & le colline ne’ luoghi fertili; con l’altra ho colorito ne’luoghi sterili; & l’altra, che è il succo, ho piglia to da ombrare le due sopradette. Et acciò che la V. Eccellenza vegga maggiormente il desiderio, ch’io porto di servirla & di compiacerla, poiche non posso essere liberale de’ beni della fortuna, non havendomi ciò ella conceduto, non sarò almeno avaro di quelle cose, secondo l’occasioni ch’in questo poco discorso averranno; le quali con lunga fatica & esperienza ho imparate. Perciò saperà ella appresso il modo di comporre le sudette acque, ilquale è questo. Per far la prima, io piglio bicchieri tre di acqua netta, oncie due di verderame ben macinato, oncia una di goma arabica, & cuchiai quatro tartaro di buon vino ben macinato, & tutte queste cose pongo in vaso di terra ben vedriato & lo pongo al Sole caldo, tenendolo molto bene mescolato fino tanto che cali almeno il terzo, & diviene perfetta. Et volendo poi far la seconda, piglio di quella prima & le aggiungo un poco de Schiticron, cioè, terra di Fiandra, laquale è di colore di paglia, & con questa dipingo i luoghi sterili, come ho detto di sopra. Quanto poi alla terza, io piglio delle pomelle di spin corvino, & pestole, & ne spremo il succo, nelquale pongo goma arabica, & un poco di lume di rocca, & mettolo in una vessica, & co’l tempo si condensa & viene à modo di pasta, & vlendone usare, ne traggo secondo il bisogno, & la distempero con acqua, laquale, per essere oscureta, adopero à ombrare gli altri verdi, & fassi con l’acqua hora oscura, hora chiara secondo il bisogno per le ombre, & secondo il giudicio & sufficienza del Pittore, che l’adopra. Et questo basti intorno à’ colori, co’quali si possono dimostrare i luoghi che sono fertili & gli infertili. Per colorire le montagne, io piglio Minio, & lo faccio liquido, temperandolo con acqua di goma, & macchio alcunemontagne, & ad alcune aggiungo un poco di azurro medesimamente liquido, & ciò solamente per variare, che tutte esse montagne non siano d’una istessa natura, & volendo poi ombrar le piglio la tinta medesima, & le aggiungo un poco di azurro, & insieme un poco di lacca, che fanno una ombra dolce, laquale volendo rinforzare, s’aggiunge alle cose dette un poco di Endego fino secondo il bisogno & la prattica del Pittore, ilquale poi con quell’acqua di spin corvino và ombrando & rinforzando i verdi, cosi nelle montagne, come nelle colline & piani, dove à esso parerà, che faccia bisogno. Quanto a’ fiumi, laghi, & altre acque, si colorano con azurrino Todesco, overo smaltino da Lione, percioche tutti due sono sottili, & conviene che ancora essi siano liquidi, accioche non coprino i disegni. Per le strade ho adoperato il caligine sottilmente macinato & temperato liquido; & per le fabriche Minio, & da ombrarle ho tolta della lacca. Et questo è quanto alla Pittura della Corographia in carta. Medesimamente à colorire le imagini nelle carte, ò à stampo, ò in altri modi, fà di mestieri che i colori sieno ancora essi di Acquerele. Et però per via di essempio, si potrebbe velare le carni co’l Minio liquido, & toccare di Cinabro liquido i rossetti à suo luogo, & in alcuni adoperarvi della lacca di grana per ricazzar detti rossetti, & per ombrare si potrebbe torre del Facilò, ilquale per le ombre delle carni ho io ritrovato perfettissimo. Quanto a’ panni, tutti i colori vanno ancora essi di Acquerele & ricazzati del medesimo colore; ma ciò (com’ho detto) sia considerato solamente per modo di un puro & semplicissimo essempio; Però che essendo le qualità della carne differentissime, altrimenti si coloriranno le carni diquella imagine, per cui ci fosse rappresentata la bellissima Venere, & altrimenti quelle di Vulcano suo marito: Con altri colori, si dipingeranno le tenere & mollissime donzelle, & con altri gli hirsuti & lascivi Satiri; come anco altrimenti si coloriranno le carni à quel contadino, che continuamente nelle aperte campagne si sia al Sole affaticato, di quello che si faranno quelle di colui che delicatamente sia vissuto à l’ombre, & à gli aggi delle abondantissime città. Et perciò secondo le diverse qualità de soggetti, che si rappresentaranno al giudicio di colui, che farà questa professione, si macinaranno i colori sottilissimi & impalpabili, & si temperaranno con l’acqua di goma arabica, & si adoperaranno ai suoi luoghi, laquale acqua si fa a questo modo; pigliasi acqua di rose, & mettesi in una guastadetta, ò ampolla polla di vetro, accioche non si putrefaccia, & pestasi detta goma, & si pone nella detta acqua, & come è liquefatta, si tocca con le dita per sapere se è à bastanza tenace, fe non se le aggiunge tanto di goma che stia bene. Hora c’habbiamo trattato del colorire sù la carta, veggiamo come si possa imitare un paese in tela à guazzo, & in prospettiua, & incominciando da i confini della notte & del giorno, veggiamo quando la bellissima Aurora, lasciato ne’ liti dell’ Oceano à giacere Titone il vecchio suo marito, adorna di rose, di bianchissimi gigli, & di viole, & co’capelli di finissimo oro, se ne viene innanzi à preparare il viaggio al sorgente Sole, ilquale à l’ Orientale Orizonte avicinandosi, & trahendo dal mare i bagnati cavalli incomincia co’raggi i vicini nuvoletti à ferire, & indi à poco à poco à dimostrare per le vicine tenebre ancora della fuggiente notte, le nascose bellezze della terra. Sono queste cose veramente piene di molto artificio, & si possono & più & meno imitare, secondo l’eccellenza di colui che le fà. Come si legge di Giotto Pittore Firentino, ilquale hebbe un’ingegno di tanta eccellenza, che niuna cosa della natura madre di tutte le cose, & operatrice, co’l continovo girar de’ cieli, fù, che egli con lo stile & con la penna, & co’l penello perfettamente non dipingesse, & cosi simile à quella, che non simile, anzi piu tosto dessa paresse, in tanto che molte cose da lui fatte si ritrovò, che’l visivo senso de gl’ huomini vi prese errore, quello credendo esser vero, ch’era dipinto. Et perciò non dirò, comepossano elle propriamente essere dipinte, ma solamente quello, ch’io in ciò ho osservato. Quei nuvoletti adunque, sì come allo spuntar della chiara & limpida Aurora paiono di essa composti, cosi quella dolce & rosseggiate chiarezza ho io con biaca, minio, & gialdolino fatta, & à nuvoletti agiunto azurrino Todesco, overo smaltino da Lione, & anco altre sortedi smalti, & con lacca di grana’il violato colore imitato, ilquale èriuscito vaghissimo. Nelle parti verso i raggi del Sole, ove si vedono alcuni vivi & lucenti lumi, che in essi nuvoletti riflettono, ho questi con biaca & gialdolino fatti. Allontanandosi poi dall’Orizonte, & alzandosi nell’Aria sempre si anderà crescendo dell’azurrino secondo le inventioni & descrittioni del Pittore: Ilquale seguendo à dipingere il paese, darà principio all’Orizonte & pigliarà la medesma tinta dell’Aurora accompagnata con lacca & azurrino, ma apреnа che si conosca, & di quella darà principio alla prima parte, cioè alla più lontana, & fingerà secondo che parerà meglio à lui, come mari, montagne, città, castella, ville, porti, & somiglianti cose, percioche la varietà è quella che diletta & fa conoscere l’industria & l’artificio del Pittore. Et fatta la prima parte, ritirandosi à noi, aggiungerà a parte a parte dell’azurrino accompagnato co’l coloredall’Aurora, avertendo sempre che le parti più lontane sieno manco finite delle seconde: & perciò devono solamente essere abozzate, ma rilevate dall’Aurora; & secondo che anderà ritirandosi sempre aggiongerà dell’azurrino accompagnato con la medesima Aurora, & con lacca che farà un moreletto molto vago, dando i suoi lumi a tutte le cose sopranominate co’l medesimo splendore dell’Aurora, & similmente nelle acque risplendenti da quella. Nelle parti che si vengono più a noi prossimando, in alcuni luoghi comporrà nell’azurrino del verde azurro cosi nelle colline, come nelli piani, & negli Alberi, & sempre ritirandosi aggiungerà de parte in parte del detto azurrino & verde azurro. Et finirà le parti più a noi vicine con li colori fissi. Et volendo variare i colori verdi, accompagnarà la terra di Fiandra, che si chiama Schiticron, nel detto azurrino & verde azurro, acciò che nelle cinque, ò sei parte di esso paese, una parte faccia fuggir l’altra, perche sempre quella, che più à noi è vicina, conviene che sia più oscura di quella ch’è lontana. Et sopra il tutto adoperera la lacca nelli azurrini & luminerà le superficie del tutto con la medesima Aurora. Parimente le figure (che vi saranno) siano le lontane una macchia dolce, & secondo che si avicineranno, si vengano sempre à fenendo più crude, cioè, le cose più lontane siano solamente una bozzatura, & non finite con licolori dolci, & le d’apresso siano con li colori fissi, liquali si temperaranno con colla fatta de’ retaglide’ guanti. Et questo è quanto al fingere un paese à guazzo in tela, & in prospettiva. Ma volendo l’istesso colorire à fresco nel muro, fà di mestieri prima, che si cangino le sorti de’ pennelli, percioche quelli che s’adoprano à guazzo in tela, & à secco, sono curti & fermi di sede, & quelli che s’adoprano à fresco sono lunghi & molli, oltra di questo in vece della biaca, che s’ha adoperataa guazzo, bisogna pigliare della calcina, la quale io preparo a questo modo; piglio calcina viva, la quale pongo in un mastello, & bagnola fino tanto che è benissimo sfiorata & disfatta, poi lavò molto bene mescolando, & mettole tant’acqua, che la copra, & quatro volte al giorno scoto fuori del mastello detta acqua, & di altra netta ricoprendola, gettando via quella tellarina, che si congela sopra detta acqua, che è il grasso della calcina, & cosi faccio per dieci, ò quindeci giorni, & diviene purgata, onde io non gli metto più acqua, ma lasciola posare fino tanto ch’è indurita, & faccione bale, ò pani, & mettoli a seccare, pigliandone poi secondo il bisogno, il che ho ritrovato perfettissimo. In oltre, perche l’azurrino a fresco non si può adoperare, conciosia che la calcina, overo malta gli fa perdere il colore, & cosi alla lacca & al minio, perciò in vece de l’azurrino s’adopererà lo smaltino, ò altre sorti de smalti, in vece della lacca si userà il colore di sale, overo Ocria brusata, & in luogo del minio si pigliarà della terra rossa. Avertendo che lo smaltino & verde azurro si temperano co’l latte, overo con acqua di semola boglita, quado si mettono schietti, ma accompagnati come gli altri colori, vanno temperati con acqua. Nel colorire a secco cosi in muro, come in tavola si osservarà l’istesso modo, che si ha fatto in tela, in tutti i colori, che sono messi con la colla. Medesimamente quelli istessi colori & modi, che s’hanno tenuti in tela, s’adoprano nelli Paesi, che si fanno a olio, fuori che, secondo che a secco vanno temperati essi colori con la colla, si temperano, overo s’impastano su la tavoletta con olio di noce, overo di lino cotto, & se si volesse fare altra sorte de paesi, dico, che si come nel suddetto habbiamo tolto il lume dallo splendore dell’Aurora, parimente con verrebbe che fosse pigliato dalla chiarezza dell’Aria, che si intendessedi fare, sieno li paesi di che qualità si vogliano, come farebbe la varietà delle quatro stagioni dell’anno: che nella gratiosa Primavera si vede la terra coperta di bellissimi & diversi colori di verdi, ornata di rose, & di mille varietà di fiori, & le novellette frondi degli alberi, & d’ogn’altra sorte di arbusti & di piante, ch’appena dalle materne corteccie uscite incominciano à verdeggiare: nella state per li spatiosi campi si uedono le ondeggiati biade per la maturita biancheggiare, & in alcuni luoghi le foglie degli alberi di venute rancie, & la terra arsa dal caldo, come che lo humor vitale loro manchi.
