Targioni Tozzetti 1754
Giovanni Targioni Tozzetti, Relazioni d’alcuni viaggi Fatti in diverse Parti della Toscana, per osservare le Produzioni Naturali, e gli Antichi Monumenti di essa VI, Firenze [Stamperia Imperial] 1754.
Giovanni Targioni Tozzetti (1712–1783) was a Florentine naturalist, physician to the Grand Dukes of Tuscany, and director of the botanical garden in Florence. He published several volumes of accounts of the travels throughout Tuscany. In the sixth volume, he included an annotated report of a journey undertaken in 1733 through various parts of the Sienese state by his teacher, the botanist and mycologist Pier Antonio Micheli (1679–1737), together with the physician Giovanni Battista Mannaioni. Among other observations, the report contains references to yellow earth (sienna), mined in the vicinity of Arcidosso and known to turn red when calcined. The volume also includes a catalogue of fossils from Tuscany preserved in Micheli’s collection, which likewise mentions the yellow earth from the Arcidosso region.
RELAZIONE
DEL VIAGGIO
Fatto l’Anno 1733. dal dì 22. Maggio fino
a’ 21. Giugno per diversi luoghi dello
Stato Senese
DAL CELEBRE BOTTANICO
PIER’ ANΤΟΝΙΟ MICHELI
E DAL SIGNOR DOTTORE
GIO. BATISTA MΑΝΝΑΙΟΝΙ
Di Montaione, Medico del Collegio di Firenze, e Socio Bottanico.
Distesa dal medesimo Micheli, con alcune annotazioni
DI GIOVANNI TARGIONI TOZZETTI
SUO SCOLARE.
. . .
pp. 209–213
Hesperis perennis, Leucoii folio latiore serrato, flore luteo, siliqua quadrangula triunciali, della qual pianta ne seguitai ad incontrare per quella strada, che feci nel portarmi da detto Torrente a Arcidosso; dove giunto posai in Casa dei Signori Lucattini, e passando per alcune stanze, viddi che detti Signori facevano tingere i palchi delle medesime, con una qualità di Terra rossa, che a prima vista mi sembrava diversa dalla comune, e dimandando al Rev. Signore . . . . Agente di detti Signori, che qualità di terra era quella, mi rispose non esser’ altro che Terra gialla, diventata rossa per la cottura fattane nella Fornace, e che la detta Terra gialla si cavava nel dintorno d’Arcidosso, onde stimai superfluo l’andare a visitarla, tanto più per essermene stata data una porzione sì della cruda, che della cotta 1.
(1) Forse è Terra gialla, che a calcinarla divien rossa, e serve ad uso de’ Pittori: si trova a Castel del Piano, in luogo detto le Mazzarelle: Baldas. Sag. di Prod. nat. dello Stato Senese num. 5.
Riposato alquanto, andai con detto Reverendo a spasso per Arcidosso, per osservare quello vi era di raro, e nelle mura trovai in più luoghi una qualità di Fico salvatico, differente dagli altri che per l’avanti aveva veduti, cioè
Ficus sylvestris, foliis profunde incisis, fructu oblongo subrubente, pediculo longissima appenso.
Dimandai chi era quel Fabbro, che per relazione datami dal Signor Dottor Mazzuoli in Siena, saldava Ferri, Campanelli di Bronzo, ed altre cose simili con una certa polvere fatta dai sassuoli, che egli trovava ne’ Castagneti, per i gorelli che menano l’acqua per adacquare i Castagni; al che rispose il detto Agente esser vero, che il prenominato Fabbro si serviva di detta roba per le suddette operazioni, ma che non la trovava altrimenti per i Castagneti, ma in luogo distante circa due miglia da Arcidosso, detto la Terra rossa, dalla qual replica venni in cognizione la medesima essere Miniera di Rame, per andare a visitare la quale appunto io era in moto, che perciò non stetti altrimenti a parlare col Fabbro, ma la mattina seguente de’ 6. m’inviai alla volta di Terra rossa, e per la strada in molti di quei Boschi viddi, che nasceva in maggior copia di quello abbia mai veduto in ogn’ altro luogo di Toscana.
Smyrnium peregrinum, folio oblongo C. B. Pin. 154.
Avanti di arrivare al Ponte . . . . per i Ciglioni della strada, a otta a otta incontrai una qualità di Pietra Alberese convertita in Galestro piombato, che si sfendeva in laminette simili alla Lavagna, le quali si suddividevano in tanti pezzetti di più angoli irregolari, di diversa figura e grandezza. Oltre alla detta qualità di Pietra Alberese, n’incontrai un’altra in ciottoli, di quando in quando in mezzo della strada, tanto avanti il detto Ponte, che di là dal medesimo, e massime vicino a Terra rossa, quali ciottoli sono
Lapis fissilis, seu Laminaris, colore obscure cinereo, laminulis in fragmenta partim rhomboidalia, partim cubica, & paralellepipeda, partim prysmatica triangularia abeuntibus, bedris laevigatis, ac perpolitis. Da ambedue le parti sono intersecati di linee, che i loro spazj formano varie figure; quali linee da una parte della pietra si profondano talmente, che formano tanti solchi, il che fa, che colla lunghezza del tempo, e collo stare del continovo esposte le dette pietre all’aria, in ogni solco si dividono, e se ne vanno in pezzi, o in coltelli; motivo per il quale il volgo appresso di noi chiama detta Pietra Cultellina: e questa è quella perappunto, che mediante i suddetti lineamenti, segata che è, e pulita, rappresenta Monti, Torri, e rovine di Città, giusto come quelle, che noi diciamo Rovine di Rimaggio; e la sopradescritta si potrebbe dire
Saxum Calcarium, ex una parte rimis cancellatim dispositis profunde sulcatum, intus solidum, & maculatum, maculis Urbium ruinas repraesentantibus 1.
(1) Il Micheli chiama questa Pietra Rovine di Rimaggio, ma io l’ho sempre sentita chiamare Rovine di S. Casciano, perchè si trova a S. Casciano dei Bagni. In Firenze se ne vedono molti quadri, ed io ne ho dei bellissimi nel mio Museo; ma fuori di Toscana ancora è molto stimata questa Pietra. Il Signor Franc. Ern. Bruckmanno ne ha fatta la descrizione, e ne ha data la figura in rame nella sua Epistola Itineraria XXV. ma non le si conviene il nome di Marmo, che egli le da.
Giunto che fui alla Terra rossa, ordinai ad un Uomo ivi condotto, che ricercasse il sito proprio dove era la Cava del Rame, atteso che questi m’ asseriva, che l’anno 1692. essendo in età puerile, aveva in detta Cava impiegata la sua opera; ma dopo due ore di ricerca fatta assieme, non fu possibile il ritrovarla, per essersi ripiena di terra, e aver’ il suolo mutato effigie, a causa delle rovine cagionate dall’ acque. Trovai bensì alcuni pezzuoli della desiderata Miniera, quale riconobbi esser l’istessa di quella che già tengo, e che fu estratta dall’ istessa Cava, quando nell’anno . . . . il Padre Fra Francesco Maruelli Agostiniano di Fivizzano. Figlio del Convento di Prato, per le relazioni avute da Maestro Piero Sensi di S. Fiora, fece proporre a S. A. R. per mezzo del Padre Maestro Benfatti Teologo della prefata R. A. di far cavare la suddetta Miniera, nella quale si dice vi spendesse scudi trecento in circa, ma senza frutto; poichè per le tradizioni che si hanno, non vi usarono quelle diligenze e circostanze, che andavano praticate, e che con tal somma di danaro si potevano usare: benchè nelle Memorie de’ fatti di Cosimo I. si sente che egli ve la facesse cavare 1. Onde terminate tali osservazioni, feci la sera ritorno in S. Fiora, dove mi trattenni tutto il giorno susseguente per dar sesto alle cose trovate, e spedire a Firenze parte di esse.
(1) Il P. Boccone Mus. di Fisica c. 61. rammenta una Miniera di Rame nella Contea di S. Fiora.
LISTA D’ALCUNI FOSSILI DELLA TOSCANA
CHE CONSERVAVA NEL SUO MUSEO
PIER’ ANT. MICHELI
Distesa da lui medesimo.
pp. 442–446
Terra bigia delle Bagnora, della quale si cava la polvere dorata.
La medesima bianca, anzi cinerea.
Terra purpurina di Monte Orzaio, data dal Sig. Dottor Mazzuoli.
Terra buia laterizia, di fuor di Porta a S. Pier Gattolini.
La medesima d’altra sorte, dell’ istesso luogo.
Terra granellosa buia, o color d’ombra. Fra S. Donato, e l’ Incisa.
Agarico Minerale, o Latte di Luna. Di vicino a S. Fiore in luogo detto Bagnuolo.
Terra bianca delle Campora, cioè per i Campi di quella strada, che mena alla Villa del Sig. Giuliano Dami.
Terra bianca finissima, e ponderosa. Di sopra il Bagno a Ripoli, ne’ ciglioni della strada maestra.
Terra bianca ponderosa da imbiancare i piatti, Della Campagna di Siena.
Terra bianca del viaggio di Sestino.
Agarico Minerale duro. Di vicino a Santa Fiore, in luogo detto le Bagnora.
Terra bianca cinerea, dalla quale si cava la polvere d’oro. Di vicino a Santa Fiore, in un luogo detto le Bagnora.
Terra biancarella per far vasi da fondere. Per la strada dell’ Impruneta, avanti che si arrivi al Crocifisso.
Terra bianca da far Catinelle, o Vasi da fondere Vetro. Di Montecarlo.
Terra gialla, cruda, e cotta. Di Arcidosso.
Terra gialla. Delle Bagnora.
Terra gialla, fogliata, di sopra la Miniera del Ferro de’ Signori Conti della Gherardesca.
Terra gialla della Selva, che si trova nell’andare da Sestino al Sasso di Simone.
Terra gialla della Cava de’ Mattoni di fuori di Porta a S. Friano, verso S. Francesco di Paola, con entro lapilli neri, tondi.
Terra gialla del viaggio di Sestino.
Terra gialla finissima, e quasi Bolo, della Cava del Ferro de’ Signori Conti della Gherardesca, e con altra Terra rossa.
Terra gialla. Di Caselle sopra a Sestino.
Terra gialla, o sia Pietra Alberese Cultellina, convertita in terra gialla. Di sopra S. Ellero, sotto il Borghetto dove è il Fabbro.
Terra gialla della Cava del Ferro de’ Signori Conti della Gherardesca.
Terra gialla di Monzione vicino ad Arezzo.
Terra gialla di Correntano vicino a S. Fiore, e di questa se ne vende anco nelle Spezierie.
Terra gialla di Silvena nella Contea di S. Fiore.
Terra bigia, che va in pezzi regolati. Del viaggio di fra Grosseto, e S. Fiore.
Terra Bottaia, Cenerina, da far vasi. Dell’ Impruneta.
Terra Cinerea. Di S. Fiore.
Terra da Coreggiuoli. Di S. Fiore.
Terra bigia dalle Bagnora, dalla quale si cava la polvere dorata.
Terra detta Focaiuolo. Dell’ Impruneta.
Terra da far Mattoni. Di Levane.
Terra scura da far Mattoni. Di fuor di Porta a S. Pier Gattolini.
Terra scura da far Mattoni, d’altra spezie. Di fuori di Porta S. Pier Gattolini.
Tufo giallo. Di Sarteano.
Tufo di Vescovado per far pietre da Forni. Dello Stato Senese.
Tufo statuario. Di Vallerano nel Vescovado di Siena.
Tufo volgare di Siena.
Rena bianca dell’ Agazzata nel Senese, che serve per dare la Vernice alla Maiolica.
La medesima d’ altra sorte.
Tufo dorato, duro. Della Campagna di S. Fiore, luogo detto . . .
Rena nera della strada di Roma.
Pillore arenarie bianche di Monzione, di grana più grossa.
Le medesime di grana più fine.
Tufo nero di Valdarno.
Tufo bianco di S. Gimignano.
Puzzolana di Campiglia.
Tufo lapillare, ovvero tutto sassolini. Fra S. Donato, e l’ Incisa.
Rena fossile. Fra S. Donato, e l’ Incisa.
Tufo dorato, tenero. Del Valdarno.
Puzzolana, o sia Pietra Peperino rossa, che si risolve in terra come la Puzzolana. Del Podere di sotto la Fonte acida di S. Fiore.
Terra di Purgo. Di Pian Castagnaio.
Terra Saponaria rossa. Del Territorio di S. Fiore.
Terra Saponaria pallida. Della Miniera del Ferro, della Tenuta de’ Signori Conti della Gherardesca in Maremma.
Terra Saponaria, o di Purgo, delle Campora.
Terra di Purgo scura, e bigia. Di fra gli Allori, e le Campora.
Terra, o Mattaione turchino di Levane.
Terra Saponaria bigia del viaggio di Sestino, ma la credo di Levane.
Terra Saponaria rossa della Montagna di Sestino.
Terra Saponaria rossa, rugosa, e granellosa della Montagna di Sestino.
Terra Saponaria verdognola di Carpigna.
Terra Saponaria turchina di Levane.
Bolo rosso delle Cave delle Lastre, come della bassa di S. Francesco di Paola.
Bolo bianco dell’ Elba.
Bolo rosso, bello, delle Cave di lastre del Nannuccio.
Terra di Purgo ceciata, delle Campora.
