Vasari 1568/III.1

Giorgio Vasari, Le Vite de’ Piu Eccelenti Pittori, Scultori ed Architettori III/1, Fiorenza [I Giunti] 1568.


Vita di Perino del Vaga, Pittor Fiorentino.

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pp. 361–362

Questa fu la prima storia, & il primo principio, che Perino cominciasse per il Prencipe: & dicesi, che nella sua giunta in Genova era gia comparso inanzi a lui per dipignere alcune cose Girolamo da Trevisi, il quale dipigneva una facciata, che guardava verso il giardino, & mentre, che Perino cominciò a fare il cartone della storia, che di sopra s’è ragionato del naufragio, & mentre che egli a bell’agio andava trattenendosi, & vedendo Genova, continovava o poco, o assai al cartone, di maniera , che gia n’era finito gran parte in diverse foggie, & disegnati quegli ignudi, altri di chiaro, e scuro; altri di carbone, & di lapis nero: altri gradinati: altri tratteggiati, e dintornati solamente. Mentre, dico, che Perino statua cosi, & non cominciava, Girolamo da Trevisi mormorava di lui, dicendo, che cartoni, e non cartoni! io, io ho l’arte su la punta del pennello, & sparlando piu volte in questa, o simil maniera, pervenne a gli orecchi di Perino: ilquale presone sdegno, subito fece conficcare nella volta, dove haveva andare la storia dipinta, il suo cartone, e levato in molti luoghi le tavole del palco acciò si potesse veder’ di sotto, aperse la sala. Il che sentendosi corse tutta Genova a vederlo, & stupiti del gran disegno di Perino, lo celebrarono immortalmente. Andovvi fra gli altri Girolamo da Trivisi, il quale vide quello, che egli mai non pensò vedere di Perino: onde spaventato dalla bellezza sua, si parti di Genova, senza chieder licenza al prencipe Doria, tornandosene in Bologna, dove egli habitava. Restò adunque Perino a servire il prencipe, e finì questa sala colorita in muro a olio, che fu tenuta, & è cosa singularissima nella sua bellezza: essendo, (come dissi) in mezzo della volta, & dattorno, e fin sotto le lunette, lavori di stucchi bellissimi. Nell’altra sala, dove si entra per la porta della loggia a man ritta, fece medesimamente nella volta pitture a fresco, & lavorò di stucco in un’ordine quasi simile, quando Giove fulmina i giganti: dove sono molti ignudi, maggiori del naturale molto begli. Similmente in cielo tutti gli Dei, i quali nella tremenda horribilità de’ tuoni, fanno atti vivacissimi, & molto proprij, secondo le nature loro. Oltra che gli stucchi sono lavorati con somma diligenza: & il colorito in fresco non puo essere piu bello; atteso che Perino ne fu maestro perfetto, & molto valse in quello. Fecevi quattro camere, nelle quali tutte le volte sono lavorate di stucco in fresco: & scompartitevi dentro le piu belle favole d’Ovidio, che paiono vere, ne si puo imaginare la bellezza, la copia, & il vario, & gran numero, che sono per quelle, di figurine, fogliami, animali, & grottesche, fatte congrande invenzione. Similmente da l’altra banda dell’altra sala, fece altre quattro camere, guidate da lui: & fatte condurre da suoi garzoni dando loro però i disegni cosi degli stucchi, come delle storie, figure, & grottesche: che infinito numero, chi poco, & chi assai vi lavorarono.

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Note

Cf. Mary Philadelphia Merrifield, The Art of Fresco Painting, as Practised by the Old Italian and Spanish Masters, with a Preliminary Inquiry into the Nature of the Colours Used in Fresco Painting, with Observations and Notes, London 1846, pp. 93–94.


VITA DI SEBASTIAN VINIZIANO FRATE
DEL PIOMBO, E PITTORE.

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p. 347

Fu, come si è detto, Bastiano molto amato da Michelagnolo. Ma è ben vero che, avendosi a dipigner la faccia della cappella del Papa, dove oggi è il Giudizio di esso Buonarroto, fu fra loro alquanto di sdegno, avendo persuaso fra’ Sebastiano al Papa che la facesse fare a Michelagnolo a olio là dove esso non voleva farla se non a fresco. Non dicendo dunque Michelagnolo né sì, né no et acconciandosi la faccia a modo di fra’ Sebastiano, si stette così Michelagnolo, senza metter mano all’opera, alcuni mesi; ma essendo pur sollecitato, egli finalmente disse che non voleva farla se non a fresco, e che il colorire a olio era arte da donna e da persone agiate et infingarde, come fra’ Bastiano; e così gettata a terra l’incrostatura fatta con ordine del frate, e fatto arricciare ogni cosa in modo da poter lavorare a fresco, Michelagnolo mise mano all’opera, non si scordando però l’ingiuria che gli pareva avere ricevuta da fra’ Sebastiano, col quale tenne odio quasi fin alla morte di lui. Essendo finalmente fra’ Sebastiano ridotto in termine che né lavorare, né fare alcun’altra cosa voleva, salvo che attendere all’esercizio del frate, cioè di quel suo uffizio, e fare buona vita, d’età d’anni sessantadue si ammalò di acutissima febbre che, per essere egli rubicondo e di natura sanguigna, gl’infiammò talmente gli spiriti, che in pochi giorni rendé l’anima a Dio, avendo fatto testamento e lasciato che il corpo suo fusse portato alla sepoltura senza cerimonie di preti o di frati, o spese di lumi, e che quel tanto che in ciò fare si sarebbe speso fusse distribuito a povere persone per amor di Dio; e così fu fatto. Fu sepolto nella chiesa del Popolo del mese di giugno l’anno 1547. Non fece molta perdita l’arte per la morte sua; perché subito che fu vestito frate del Piombo si potette egli annoverare fra i perduti. Vero è che per la sua dolce conversazione dolse a molti amici et artefici ancora. Stettono con Sebastiano in diversi tempi molti giovani per imparare l’arte, ma vi feciono poco profitto, perché dall’essempio di lui impararono poco altro che a vivere; eccetto però Tommaso Laureati Ciciliano, il quale, oltre a molte altre cose, ha in Bologna con grazia condotto in un quadro una molto bella Venere et Amore che l’abbraccia e bacia. Il qual quadro è in casa Messer Francesco Bolognetti. Ha fatto parimente un ritratto del signor Bernardino Savelli, che è molto lodato, et alcune altre opere delle quali non accade far menzione.