Vignola – Danti 1583

Iacomo Barozzi da Vignola – Egnatio Danti, Le due regole della Prospettiva pratica, Roma [Francesco Zanetti] 1583.


pp. 86–88

DEL MODO DI FARE LE PROSPETTIVE NEI
palchi, nelle volte, che si veggono di sotto in sù.

Questa maniera di Prospettive sono di due sorte, le quali ò veramente si dipingono nelle soffitte piane, ò nelle volte concave. Et prima parleremo di quelle che si fanno nelle soffitte piane, per essere piu facili à farsi, atteso che si possono far tutte con regola, come se si lavorasse nella parete, il che non si puo fare nelle volte, per la irregolarità loro, come si dirà piu à basso. Volendo adunque fare una Prospettiva in una soffitta piana, si metterà il punto principale nel mezo d’essa soffitta, & per la distantia si piglierà quella, che è tra la soffitta & l’occhio di chi mira, non si potendo vedere nè piu da lontano, nè piu da presso, che stando in piedi nel mezo della stanza : & nel resto s’useranno le regole di sopra date, come se la Prospettiva s’havesse à disegnare nella parete, facendo in ciascun lato della soffitta una linea piana, dalle quali si tireranno le parallele al punto del mezo. Solamente si avvertisce, che quando la soffitta fusse troppo vicina all’occhio, & l’angolo venisse tanto grande, che non potesse capire nella pupilla dell’occhio, & che anco con quella poca distantia nascesse che il digradato fusse maggiore del suo perfetto, all’hora bisognerebbe diuidere la soffitta in piu quadri, & farci diverfe Prospettive, con il oro punti particolari: o veramente pigliare il punto della distantia, con la regola data al penultimo cap. acciò il digradato non sia maggiore del perfetto. Et con tutto che l’occhio non possa vedere tutta la soffitta in un’occhiata, stando nel centro, & girandosi la vedrà bene in ogni modo à parte à parte: perche se bene la Prospettiva della soffitta è una sola con un sol punto, ha nondimeno tante parti, quante sono le faccie della stanza, & i lati della soffitta,& ciascuna si regge da per se, & il punto che è nel centro dove vanno à correre tutte le linee parallele, è comune à tutte le parti, & ciascuna può da se stessa esser vista compitamente. Avuertendo, che quando un lato della soffitta non può esser visto dall’occhio in una sola occhiata, per la troppa vicinanza sua, pigliandosi la distantia solita con la regola sopra nominata, la Prospettiva si viene à discostar lei dietro al piano della soffitta, & si lascia veder tutta in un’occhiata, & ci fa apparire la stanza molto piu alta di quello che ella è, secondo la distantia, che della vista s’è presa. Et questo rimedio fu usato dal Vignola per alzare la camera tonda del palazzo di Caprarola, la quale parendo al Card. Farnese, che fusse secondo la larghezza sua troppo bassa, ne si potendo alzare per rispetto del piano superiore delle stanze, vi dipinse una Prospettiva, pigliando il punto della distantia tanto lontano, quanto la detta camera doveva esser alta conforme alla larghezza sua, & inganna talmente l’occhio, che chiunche vi entra, gli par d’entrare in una stanza molto più alta di quel’che ella veramente è.

Sia verbi gratia il triangolo A B C, una quarta parte della soffitta, & non si possa vedere la linea piana B C, con la distantia D, per esser l’angolo B D C, molto maggiore dell’angolo del triangolo equilatero: però pigliando la distantia conveniente, si vedrà la Prospettiva nella E F, sotto l’angolo E D F, che sarà minore dell’angolo del triangolo equilatero, & capirà benissimo nella pupilla dell’occhio, & cosi la Prospettiva apparirà d’essere piu di lontano, & la stanza piu alta che non è.

Ho detto, che il punto principale della Prospettiva si metta nel mezo della soffitta, perche ordinatamente à quello corrino tutte le linee parallele principali, & tutte le parti della Prospettiva attorno attorno scorcino ugualmente. Se bene è parere di qualcuno, che in certe occasioni il punto si deva mettere in un lato della soffitta; come farebbe, se s’havesse à dipignere la Prospettiva nella soffitta della sala de gli Suizzeri, ò in quella degl’ Apostoli, per essere il passo che va alle camere di N. Signore, alla man destra in surun lato di esse sale, parrebbe che il punto dovesse esser quivi, acciò mentre si passa, la Prospettiva si vedesse giusta, & non havesse à ire nel mezo della sala. Ma chi ciò ben considera, vedrà lo stravagante effetto che farebbe il veder correre ogni cosa in un lato della stanza; le quali appariscono molto piu disorbitanti, quando s’è con l’occhio fuor del punto, che non fanno quelle, che vanno al punto nel mezo della sala, & da ogni parte scorciono ugualmente. Il medesimo si deve osservare del mettere il punto nel mezo delle stanze per dipignervi le Prospettive attorno attorno: si come io ho fatto nel dipignere per comandamento di sua Santità le facciate delle due sale degli Svizzeri, & delli santissimi Apostoli, dove i Palafrenieri fanno la guardia, non ostante che il passo sia come s’è detto, in un lato; & si vede, che tornano benissimo, & fanno bel vedere; si come anco riesce molto eccellentemente la sala che nel palazzo de Mattei ha dipinta così fattamente Giovanni Alberti dal Borgo. Nelle quali si vede la differenza che è tra esse, & quella di Baldassarre da Siena fatta nel palazzo de Ghigi, ancor che sia con eccellentissima regola disegnata da quello ingegnoso artefice.

Avvertiscasi in oltre, che nel fare li cartoni per le facciate di simili sale è commodissima cosa il fargli in terra nel pavimento, per non havere à salire sopra i ponti, & potere con i fili tirare tutte le linee che ci bisognono, come l’esperienza piu volte m’ha mostrato: & il simile diciamo nel fare i cartoni delle volte, & delle soffitte ancora.

Ma delle Prospettive fatte nelle soffitte, se ne vede una rarissima in Bologna nel palazzo del Signore Iasonne, & del Signor Pompeo Vizani, giovani gentilissimi, & molto amatori della virtù, quali hanno mostrato un magnificentissimo animo nel fabbricare un palazzo molto ornato d’Architettura antica, arriccandolo poi di molte nobili pitture, fatte da eccellenti maestri, tra le quali è cosa rarissima la soffitta della sala principale, fatta da Tommaso Laureti Siciliano di sopra nominato, con molto studio, si come egli ha usato ordinariamente in tutte l’opere sue fatte in Bologna, & altrove: & al presente nel fare gl’ornamenti di pittura tra le storie nella volta della sala di Constantino, mostra quanto di questa nobil pratica sia intendente. Il disegno posto in questo luogo ci mostra la quarta parte della sopra nominata soffitta, in tutto simile a esso disegno, fuor che in luogo delli festoni, che sono tra una mansola & l’altra, vi sono non so che altri ornamenti. Circa di che non accade altro dire, perche essendo la soffitta piana, fece li cartoni con la regola solita, come se havesse havuto à dipignere in una parete piana, & fatta la quarta parte del cartone, le servi per l’altre tre quarte della soffitta: & perche la linea A B, era troppo lunga rispetto all’altezza della soffitta, & l’angolo del triangolo, la cui basa se fusse stata la linea A B, non sarebbe capito nella pupilla dell’occhio, però prese la linea E F, & nello spatio che è tra la linea A B, & E F, vi fece la cornice, con le mensole per posamento de’ piedistalli, facendo una parte dell’ architrave nel muro, & una parte nella soffitta, & venne à guadagnare tutto lo spatio che è tra la linea A B, & E F, & fece apparire tanto piu alta la soffitta, & la sala. Et havendo prese l’ombre & i lumi dal modello, la colorì pulitissimamente, fingendo questa loggia di diverse nobilissime pietre. Et accompagnò poi questa soffitta con un ricco fregio di storie nella muraglia de’fatti di Alessandro magno, & nel mezo d’essa soffitta vi fece una storia, dove è la Fama con i piedi sopra il Mondo, & ha’ à man destra l’Honore, & à man sinistra la Vittoria, la quale accennando col dito mostra alla Fama il Mondo vinto da Alessandro, acciò celebri & sparga il nome suo per tutto, in ciascun secolo avvenire.


pp. 89–90

IL MODO DI DIPIGNERE LE PROSPETTIVE NELLE VOLTE.

Questa è assolutamente la piu difficile operatione,che possa fare il Prospettivo, non la potendo conseguire interamente con la regola, per la varietà & irregolarità delle volte, nè fin quì da nessuno (che io sappia) n’è stato scritto poco nè assai. Però dalla figura del capitolo terzo del Vignola ho cavato la presente regola, la quale aiutata dalla pratica, ci darà l’intento nostro. Ricordianci adunque della figura del prenominato capitolo, & come dalla parete venga tagliata la piramide visuale, che dall’ottangolo và all’occhio, & immaginianci che la volta, nella quale s’ha à dipignere la Prospettiva, ha da fare l’effetto d’essa parete. La onde quando ci sarà proposta la volta per farvi la Prospettiva, bisogna primieramente pigliare la circonferenza del suo sesto con una centina, & segnarla nel cartone, & poi mettervi appresso le grandezze perfette delle cose, che si vogliono disegnare nella volta, & tirando da esse linee rette fino al punto della distantia, si segneranno nell’arco della volta le intersegationi, che le prefate linee ci danno. Come per esempio, sia il sesto, ò centina della volta la A L B, & siano l’altezze, ponian caso di tre colonne, le C D, E F, & G H, che s’hanno à disegnare nella volta. Et per che il punto della distantia, come nella precedente regola s’è detto, s’ha da porre nel mezo della stanza, si metterà sotto alla centina della volta A L B, proportionatamente, come starebbe il punto P, dove le tre linee, che si partono dalli tre punti C, E, G, si vanno à congiugnere insieme; & dove esse linee taglieranno la centina della volta ne’punti I, L, N, ci daranno l’altezza delle tre predette colonne. La I K, per rappresentare la G H, piu lontana, sarà minore della L M, che rappresenta la E F, & così la N O, che viene dalla C D, piu vicina dell’ altre, sarà maggiore di tutte.

Et in questo modo troveremo le grandezze d’ogn’altra cosa, che ci bisogni: & nel resto si opererà con le regole ordinarie poste di sopra. Hora se la concavità della volta fusse uguale, con questa regola vi potremmo disegnare qual si voglia cosa giustamente, come si fa nella parete; ma perche non camminono ugualmente, ci bisognerà con la regola adoperarvi la pratica in questa maniera. Fatto che haremo il nostro cartone nel modo che s’è detto, noi lo riporteremo nella volta, & poi metteremo nel mezo un filo con il piombo attaccato al punto principale della Prospettiva, & mettendo l’occhio al suo luogo, mireremo per quel filo tutte le linee perpendicolari, & quelle che non risponderanno giustamente, s’andranno racconciando, tanto che battino giusto con il filo: poi tireremo due altri fili à traverso della stanza con l’arco pendolo, che stiano à livello, & s’incrocino, & stando pur con l’occhio al punto della distantia, traguarderemo tutte le linee piane per quei fili, & quelle che non gli rispondono, le andremo correggendo: perche se bene nell’opera le linee perpendicolari & le piane vengono storte per conto delle concavità della volta, come esse rispondono alla linea del piombo, & à quelle del livello, appariranno all’occhio sempre di stare à piombo, & in piano. Nè ci è altra via da poter fare questa sorte di Prospettive, se non con la pratica, ponendo l’occhio al punto della veduta, & andar racconciando le cose, finche apparischino all’occhio di star bene. Hora di queste Prospettive se ne vede una bellissima quì nel palazzo Vaticano nella sala della Bologna già dipinta da Lorenzo Sabatini con molťarte & studio, massimamente nelli scorci, che per entro vi sono, la qual Prospettiva in una volta à schifo fu condotta molto pulitamente, & molto giusta da Ottaviano Mascherini, huomo nell’arte del Disegno molto diligente, & di molto giudicio, ma poi per la mala complessione del corpo, & debolezza della vista, havendo lasciato la Pittura, si voltò all’Architettura, & ha nel Pontificato di Papa Gregorio XIII. fatto nel palazzo Vaticano molte fabbriche, & al presente conduce il palazzo, che N. Signore edifica à Monte Cavallo, con mirabile ordine, & incredibile prestezza. Costui adunque presa la concavità della volta della Bologna nel modo di sopra detto, fece li cartoni con le regole solite, & poi riportatoli nella volta, & ponendo l’occhio nel mezo della sala al luogo della distanza, andò à poco à poco con il piombo & con il livello racconciando ogni cosa. Et chi vuol conoscere quanto questa pratica sia mirabile, saglia à vedere d’appresso le colonne della Prospettiva di essa Bologna, & vedrà la stravagante cosa che paiono, atteso che per amor delle concavità della volta è stato bisogno fare linee stravaganti, acciò all’occhio apparischino giuste. Et perche l’importanza di queste Prospettive consiste nel collocar bene al suo luogo l’ombre, & i lumi, accio habbino forza, & apparischino da dovero, egli fece un modello di rilievo d’un quarto di essa volta, si come in simili cose è necessario di fare; & con esso osservò l’ombre & i lumi, & le fece nella Prospettiva conforme à quello, che naturalmente si vedevano nel modello: il che fa, che quella loggia dipinta in Prospettiva apparisca all’occhio esser vera, & inganni specialmente nell’altezza chi la mira. Et dal disegno del Vizano si potrà comprendere, come questa loggia sia fatta, atteso che è quasi simile à quello, eccetto che è d’ordine Dorico, & in oltre in quella della Bologna le base delle colonne si toccano, & in questo disegno del Vizano sono lontane : & così parimente in questo dietro alle colonne tonde vi sono le colonne quadre,& in quella della Bologna sono solamente le due colonne tonde: & di qui viene, che sopra esse vi è solamente un arco, & in quella del Vizano ve ne son due, & le volte che sono tra un arco & l’altro, sono à crociera, che nella Bologna sono aperte con le cupolette di legno, & pergole, & rose & fiori, & altre con uno sfondato sopra, con li balaustri, di maniera che la parte di dentro della loggia apparisce molto allegra, per il colore del cielo, de fiori, & delle foglie: & per esser fatta solamente sopra le colonne tonde (eccetto negl’angoli) viene à esser detta loggia molto aperta & ampla, dove molto commodamente capiscono le figure, che seggono tra l’una coppia delle colonne, & l’altra, le quali sono molto artificiosamente dipinte in scorcio, & rappresentono li piu famosi Astronomi che fin qui siano stati, & pare che stiano contemplando le stelle delle quarantotto imagini del Cielo, che sono dipinte in una figura ovale nel mezo della volta: & se bene è impossibile di ridurre l’ottava sfera del Cielo con le sue imagini in una figura piana ovale, & che le imagini stiano al luogo suo, qui non dimeno non importa niente, non havendo à servire per altro, che per ornamento di quella loggia, & non s’havendo con esse à fare osservatione alcuna. Hora questo poco di adombramento, che da me qui s’è fatto attorno il modo di far le Prospettive, che nelle volte si veggono di sotto in sù, basti à dar tanta di cognitione à gl’artefici, che possino compitamete operare in qual si voglia sito, che gli sia proposto: accertandosi che questa parte della Prospettiva molto meglio si apprenderà dalla pratica, che da qual si voglia parole, che attorno vi si possin dire.