Vasari 1568/III.2
Giorgio Vasari, Delle Vite de Piu Eccllenti Pittori, Scultori et Architettori III/2, Fiorenza [I Giunti] 1568.

Vita di Michelagnolo Buonarruoti Fiorentino
Pittore, Scultore, & Architetto.
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s. 730–732
Mentre che’l Papa se n’era tornato a Roma, et che Michelagnolo haveva condotto questa statua nella assentia di Michelagnolo, Bramante amico, et parente di Raffaello da Urbino, et per questo rispetto poco amico di Michelagnolo, vedendo che il Papa favoriva, et ingrandiva l’opere che faceva di scoltura, andaron pensando di levargli dell’animo, che tornando Michelagnolo, sua Santità non facessi attendere a finire la sepoltura sua, dicendo che pareva uno affrettarsi la morte, et augurio cattivo, il farsi in vita il sepolcro: Et lo persuasono a far che nel ritorno di Michelagnolo sua Santità per memoria di Sisto suo zio gli dovessi far dipignere la volta della cappella, che egli haveva fatta in palazzo, et in questo modo pareva a Bramante, et altri emuli di Michelagnolo di ritrarlo dalla scoltura ove lo vedeva perfetto, & metterlo in disperatione, pensando col farlo dipignere, che dovessi fare per non haver esperimento ne colori a fresco, opera men lodata, & che dovessi riuscire da meno che Raffaello, & caso pure che è riuscissi il farlo, el facessi sdegnare per ogni modo col papa, dove ne havessi a seguire, o nell’uno modo, o nell’altro l’intento loro di levarselo dinanzi. Cosi ritornato Michelagnolo a Roma & stando in proposito il Papa di non finire per all’hora la sua sepoltura, lo ricerco che dipignessi la volta della cappella il che Michelagnolo che desiderava finire la sepoltura, & parendogli la volta di quella cappella lavor grande, & dificile, & considerando la poca pratica sua ne colori, cerco conogni via di scaricarsi questo peso da dosso, mettendo per ciò innanzi Raffaello. Ma tanto quanto piu ricusava, tanto maggior voglia ne cresceva al Papa impetuoso nelle sue imprese, & per arroto di nuovo dagli emuli di Michelagnolo, & stimolato, e spetialmente da Bramante, che quasi il Papa che era subito si fu per adirare con Michelagnolo. La dove visto che perseverava sua Santità in questo si risolve a farla, & a Bramante comando il Papa che facessi per poterla dipignere il palco: dove lo fece impiccato tutto sopra canapi, bucando la volta: il che da Michelagnolo visto dimando Bramante, come egli havea a fare, finito che haveva di dipignerla, a riturare i buchi: il quale disse e’ vi si pensera poi, & che non si poteva fare altrimenti. Conobbe Michelagnolo che ô Bramante in questo valeva poco, ò che egl’era poco amico, & sene ando dal Papa, & gli disse, che quel ponte non stava bene, & che Bramante non l’haveva saputo fare: il quale gli rispose in presentia di Bramante che lo facessi a modo suo. Cosi ordino di farlo sopra i sorgozoni che non toccassi il muro, che fu il modo che ha insegnato poi, & a Bramante, & agli altri di armare le volte, & fare molte buone opere. Dove egli fece avanzare a un povero huomo legnaiuolo, che lo rifece tanto di canapi, che venduto gli avanzo la dote per una sua figliuola donandogliene Michelagnolo. Per il che messo mano a fare i cartoni di detta volta, dove volse ancora al Papa che si guastassi le facciate che havevano gia dipinto al tempo di Sisto i maestri innanzi a lui, & fermò che per tutto il costo di questa opera havessi quindici mila ducati, il quale prezzo fu fatto per Giuliano da san Gallo. Per il che sforzato Michelagnolo dalla grandezza della impresa a risolversi di volere pigliare aiuto, & mandato a Fiorenza per huomini, & deliberato mostrare in tal cosa che quei che prima v’havevano dipinto, dovevano essere prigioni delle fatiche sue, volse ancora mostrate agli artefici moderni come si disegna, & dipigne. Laonde il suggetto della cosa lo spinse a andare tanto alto, per la fama, & per la salute dell’arte, che comincio, & fini i cartoni, & quella volendo poi colorire a fresco, & non havendo fatto piu, vennero da Fiorenza in Roma alcuni amici suoi pittori, perche a tal cosa gli porgessero aiuto, & ancora per vedere il modo del lavorare a fresco da loro, nel qual v’erano alcuni pratichi, fra i quali furono il Granaccio, Giulian Bugiardini, Iacopo di Sandro, l’Indaco vecchio, Agnolo di Donnino, & Aristotile, & dato principio all’opera, fece loro cominciare alcune cose per saggio. Ma veduto le fatiche loro molto lontane dal desiderio suo, & non sodisfacendogli, una mattina si risolse gettare a terra ogni cosa che havevano fatto. Et rinchiusosi nella cappella non volse mai aprir loro, ne manco in casa, dove era, da essi si lascio vedere. Et cosi da la beffa, la quale pareva loro, che troppo durasse, presero partito, & con vergogna se ne tornarono a Fiorenza. Laonde Michelagnolo preso ordine di far da se tutta quella opera a bonissimo termine la ridusse, con ogni sollecitudine di fatica, & di studio: ne mai fi lasciava vedere per non dare cagione, che tal cosa s’havesse a mostrare. Onde negli animi delle genti nasceva ogni di maggior desiderio di vederla. Era Papa Giulio molto desideroso di vedere le imprese che e’ faceva, per il che di questa che gli era nascosa, venne in grandissimo desiderio. Onde volse un giorno andare a vederla, & non gli fu aperto, che Michelagnolo non haverebbe voluto mostrarla. Per la qual cosa nacque il disordine, come s’e ragionato, che s’hebbe a partire di Roma, non volendo mostrarla al Papa. Che secondo che io intesi da lui per chiarir questo dubbio, quando e’ ne fu condotta il terzo, la gli comincio a levare certe muffe traendo tramontano una invernata. Cio fu cagione, che la calce di Roma per essere bianca fatta di treverino non secca cosi presto, & mescolata con la pozzolana che è di color tanè, fa una mestica scura, & quando l’è liquida, aquosa, & che’l muro è bagnato bene, fiorisce spesso nel seccarsi, dove che in molti luoghi sputava quello salso humore fiorito: ma col tempo l’aria lo consumava. Era di questa cosa disperato Michelagnolo, ne voleva seguitare piu, & scusandosi col Papa, che quel lavoro non gli riusciva, ci mando sua Santità Giuliano da san Gallo, che dettogli da che veniva il difetto, lo confortò a seguitare, & gli insegno a levare le muffe. La dove condottola fino alla meta, il Papa che v’era poi andato a vedere alcune volte, per certe scale a piuoli aiutato da Michelagnolo, volse che ella si scoprissi, perche era di natura frettoloso, et inpatiente, e non poteva aspettare ch’ella fussi perfetta, & havessi havuto, come si dice, l’ultima mano. Trasse subito che fu scoperta tutta Roma a vedere, & il Papa fu il primo non havendo patientia che abassassi la polvere per il disfare de palchi, dove Raffaello da Urbino che era molto eccellente in imitare, vistola muto subito maniera, & fece a un tratto per mostrare la virtu sua i Profeti, & le Sibille dell’opera della pace, & Bramante allora tentò chel’altra metà della cappella si desse dal Papa a Raffaello. Il che inteso Michelagnolo si dolse di Bramante, & disse al Papa senza havergli rispetto molti difetti, & della vita, & delle opere sue d’architettura, che come s’è visto poi, Michelagnolo nella fabbrica di san Piero n’è stato correttore. Ma il Papa conoscendo ogni giorno piu la virtu di Michelagnolo, volse che seguitasse, & veduto l’opera scoperta, giudico che Michelagnolo l’altra meta la poteva migliorare assai, & cosi del tutto condusse alla fine perfettamente, in venti mesi da se solo quell’opera senza aiuto pure di chi gli macinassi i colori. Essi Michelagnolo doluto talvolta, che per la fretta che li faceva il Papa, e’ non la potessi finire, come harebbe voluto, a modo suo dimandandogli il Papa importunamente quando, e’ finirebbe. Dove una volta fra l’altre gli rispose che ella sarebbe finita, quando io haro satisfatto a me, nelle cose dell’arte; & noi vogliamo, rispose il Papa, che satisfacciate a noi nella voglia che haviamo di farla presto: gli conchiuse finalmente che se non la finiva presto che lo farebbe gettare giu da quel palco. Dove Michelagnolo che temeva, et haveva da temere la furia del Papa: fini subito senza metter tempo in mezzo quelche ci mancava, & disfatto il resto del palco la scoperse la mattina d’Ognisanti che’l Papa ando in cappella la a cantare la messa con satisfatione di tutta qualla città. Desiderava Michelagnolo ritoccare alcune cose a secco come havevon fatto que maestri vecchi nelle storie di sotto, certi campi, & panni, & arie di azzurro oltramarino, & ornamenti d’oro in qualche luogo acciò gli desse piu ricchezza, & maggior vista, perche havendo inteso il Papa, che ci mancava ancor questo, desiderava sentendola lodar tanto da chi l’haveva vista, che la fornissi, ma perche era troppo lunga cosa a Michelagnolo rifare il palco, resto pur cosi. Il Papa vedendo spesso Michelag[nolo] gli diceva che la cappella si arrichisca di colori, & d’oro che l’è povera: Michelagnolo con domestichezza rispondeva: padre santo, in quel tempo gli huomini non portavano addosso oro, & quegli che son dipinti non furon mai troppo ricchi, ma santi huomini, perche gli sprezaron le ricchezze. Fu pagato in piu volte a Michelagnolo dal Papa a conto di quest’opera tremila scudi, che ne dovette spendere in colori venticinque. Fu condotta questa opera con suo grandissimo di sagio dello stare a lavorare col capo all’insu, & talmente haveva guasto la vista, che non poteva leggiere lettere ne guardar’ disegni se non all’insu, che gli duro poi parecchi mesi, & io ne posso fare fede, che havendo lavorato cinque stanze in volta per le camere grandi del palazzo del Duca Cosimo, se io non havessi fatto una sedia, che sappoggiava la testa, & si stava a giacere lavorando non le conducevo mai che mi ha rovinato la vista, & indebolito la testa, di maniera che me ne sento ancora, & stupisco che Michelagnolo reggessi tanto a quel disagio. Impero acceso ogni di piu dal desiderio del fare, & allo acquisto, e miglioramento che fecie non sentiva fatica ne curava disagio.
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Note
Cf. Mary Philadelphia Merrifield, The Art of Fresco Painting, as Practised by the Old Italian and Spanish Masters, with a Preliminary Inquiry into the Nature of the Colours Used in Fresco Painting, with Observations and Notes, London 1846, pp. 101–102.
