Ridolfi 1642

Carlo Ridolfi, Vita di Giacopo Robusti detto il Tintoretto, Celebre Pittore Cittadino Venetiano, Venetia [Guglielmo Oddoni] 1642.


pp. 7–10

Lo studente deve aggiungere.

Conosceva bene il Tintoretto con la perspicacia dello ingegno suo, che per divenire gran Pittore facea di mestieri lo assuefare lo stile del disegno sopra scelti rilevi, dipartendosi dalla ristretta imitatione della natura; poiche quella produce per lo più le cose imperfette, ne accoppia che difficilmente insieme le parti tutte d’una corrispondente bellezza. Andava saggiamente osservando, che gl’eccellenti Artefici hebbero per intento di cavare un estratto del bello suo, & coagiutandola nelle parti manchevoli di renderla nell’opre loro in ogni parte perfetta; ne tralasciava giàdi ritrarre le cose di Titiano, sopra quali stabilì il mododel ben colorire, onde avvenne, che il Tintoretto molte cose dipinse in sua fiorita età, che ritengono in tutto di quello stile, aggiungendo tuttavia alle cose apparate molto di gratia, e leggiadria. Così il Tintoretto seguendo la traccia de buoni Maestri andavasi avanzando à gran passi nell’arte.

Come studiò bene.

Si pose talora à disegnare da corpi naturali, apparandone alcuni effetti per l’inventioni, à quali dava spirito ne movimenti, cavandone da quelli le positure degli scorci, riducendoli puntualmente in disegno. Talvolta iscorticò membra de morti, per vederne curiosamente le attaccature di quelle, & l’ordine de musculi, procurando di unire ciò, che osservava nel rilevo con il naturale, apprendendo da quello la gratia, e la fierezza de contorni, da questi le accennate osservationi, & la tenerezza, che nella natura scorgea.

Con questi fondamenti il Tintoretto si ergeva la fabrica dello studio suo. Il principiar bene in qualunque disciplina è un avanzare dello studio, che bene incaminato con facilità si dirizza ad un perfetto fine.

Curiosi artifici.

Esercitavasi altresì il Tintoretto in far de’ piccioli modelli di cera, e di creta, vestendoli di cenci, ricercandone con molto studio con le piegature de panni le parti dello ignudo, divisandoli per entro à picciole case, & prospettive, composte di asse, e di cartoni, accommodandovi lumicini per le fenestre, recandovi in tali maniere i lumi, e l’ombre. Sospendea ancora alcuni modelli con fili alle travature, per vederne gl’effetti, che faceano veduti all’insù, per l’occasione degl’iscorci de’ sofitti, formandone con tali artifici bizzarri componimenti, & straordinarie inventioni, le reliquie de quali tuttavia si conservano nella stanza secretaria de pellegrini pensieri suoi .

Procurava di più il Tintoretto per farsi prattico nel maneggiar i colori (non bastando lo ingegno solo ad erudir lo studente, facilitandosi il modo, che tener si deve dall’altrui operare) di ritrovarsi in qualunque occasione si dipingesse; & dicesi che tratto dal desiderio di operare ei se n’andasse sino con Muratori à Cittadella, ove intorno ad un raggio dell’horologio dipinse alcune sue bizzarrie, per haver materia da isfogare lamente sua ripiena d’innumerabili pensieri.

Il Tintoretto copioso d’inventioni.

Accosumavasi allora in Venetia il dipingere gl’intavolati de mezati, & delle stanze d’azzurro, e di cinabro, nel cui mezo si frapponevano rose dorate recinte da vitalbe, & arabeschi di vari colori. Hor il Tintoretto introdotto alcune volte in simili operationi vi facea in quella vece gruppi di figurine, grotesche, animali & altre fantasie, con quali dimostrava la ricca dote de pensieri ottenuta dalla Natura.

Pratticava parimente con Pittori di minor fortuna, che dipingeano alla piazza di San Marco per dipintori da banche, per osservarne imodi loro. Piacevale nondimeno più il colorire dello Schiavone, quale coagiutava volontieri ne’ suoi lavori, senza veruna mercede, solo per apprendere quella via sua di fare maestrevole, e gagliarda; lo servì medesmamente nell’opere, ch’egli dipinse à fresco nelle case de Zeni à Crosechieri, ove in un canto nella sommità di quelle fece il Tintoretto di propria mano la figura di una donna distesa, & dopò qualche tempo operò da se verso il campo, la conversione di San Paolo di numerosa inventione, della quale hora se ne vedeno à fatica i vestiggi.

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p. 53

Il Tintoretto diligente.

Et se bene il Tintoretto è notato alcune volte di poca diligenza, & ch’egli habbia havuto più riguardo allo sfogamento de suoi pensieri, che al compiacere con finimenti, ha egli però tante fiate dato à vedere, come hà saputo condurre l’opere sue à tal segno, che ben può chiarirsi qualunque, che non vi fù parte nella pittura, che da lui non fosse perfettamente praticata, & che se le conviene talora il titolo di diligente miniatore.

Hor favelliamo dell’opere à fresco, poiche quel modo di operare non è men degno, che il dipingere à oglio, per lo rissoluto modo, che vi si conviene, non essendo ivi permesso il cassare, & il rimettere le cose à voglia del Pittore, poiche resteriano machiate, & vi si scoprirebbe lo stento, che non è picciola nota nella pittura.

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