Pozzo 1693/I
Andrea Pozzo, Perspectiva Pictorum et Architectorum | Prospettiva de Pittori e Architetti I, Roma [Joannes Jacobus Komarek] 1693.
FIGURA PRIMA.
Spiegatione delle linee del piano e dell’ orizzonte, e de’ punti dell occhio e della distanza.
ACcioche meglio intendiate i principii della Prospettiva, vi pongo innanziagli occhi una Chiesa, in testa della quale, fra le altre cose debba dipingersi qualche Prospettiva. Questa Chiesa ve la metto in pianta geometrica A, in elevation geometrica per lungo B, e per largo C. In A è il luogo donde un Huomo rimira la linea D E, che è la pianta della muraglia da dipingersi. In B l’istess’ Huomo dalla medesima distanza mira la linea F G, che è la muraglia in elevatione. In O suppongo che l’istess’ Huomo miri in faccia la medesima muraglia, la quale con tutte le sue proportioni di misure sia portata di grande in piccolo nella figura C.
Dunque la prima linea H I chiamasi linea della terra o del piano, dove posa o donde comincia la fabrica. La seconda linea N O N, che all’altra è paralella, chiamasi linea orizzontale, in cui si pone O punto dell’occhio, e N punto della distanza; de’quali punti di distanza ne metto due, accioche vi serviate d’uno di essi da quella parte che vi piacerà, bastandone un solo per le operationi degli scorci ; nè può disegnarsi niuna Prospettiva, senza fare in primo luogo le due paralelle, l’una del piano o della terra, l’altra dell’orizzonte; e notare in questa il punto dell’occhio o della prospettiva, e il punto della distanza. Ho giudicato espediente di porre una medesima cosa in tre disegni, per farvi vedere, che il luogo donde convien rimirare la figura C, è il punto N d’una delle linee N O, la quale dovete imaginarvi che sia conficcata a squadra in O; e fra O e N dovete mettere la medesima distanza, che tra A e D E, tra B e G F.
Nelle pitture che prendono molto spatio, il punto dell’ occhio si deve far nel mezzo della linea orizzontale: e se l’altezza della pittura sarà maggiore della larghezza,la distanza N O si farà uguale all’altezza. Se la larghezza della pittura sarà maggiore dell’altezza, la distanza N O si farà uguale alla larghezza. Poiche in tal modo in un’occhiata si scorgerà tutta la pittura. E qui osservate, che ancorche una distanza medesima in differente modo si adoperi nella pianta A e nelle elevationi B e C, tuttavia i segamenti delle visuali con la muraglia della pianta A e della elevatione B, hanno perfetta corrispondenza co isegamenti delle visuali della figura C.
Se volete che allo spettatore in A e in B, il muro dipinto paja lontano dalle linee D E, e G F quanto è lungo il quadro P, l’elevatione del quale è Q, da i punti A e B farete le visuali a i punti estremi del quadro, notando i segamenti delle visuali col muro D E e G F, chiamato da alcuni velo, vetro, trasparenza, settione, tela o tavola, e troverete che R S è uguale a T V, X Z è uguale a T K, e così delle altre.

FIGURA SETTANTESIMOTTAVA
Prospettive orizzontali.
SICCOME è più facile il digradar le colonne gittate in terra che quelle che stanno in piedi, poiche le linee che in queste son perpendicolari, in quelle son visuali, e niun circolo perde la sua forma : così le prospettive orizzontali che convien fare ne’soffitti, e soglion chiamarsi prospettive di sotto in su, contro il giuditio che ordinariamente ne fanno i Pittori, sono più sbrigate e più facili delle ordinarie o verticali, di cui sinora habbiamo discorso. Poiche i piedestalli e le colonne che debbon comparire alzate in piedi, convien di pingerle come se giacessero stese in terra.
Cominceremo i disegni del sotto in su dalle mensole. Poiche per metter più in veduta le colonne e i piedestalli, spesse volte si finge che s’appoggino sulle mensole. E per essere il fianco della mensola diverso dalla facciata, ho messo in questa figura, separatamente i disegni dell’uno, e dell’altra.

FIGURA SETTANTESIMANONA.
Pianta e alzata della mensola in prospettiva.
LA facciata della mensola che disegnammo nella figura 78 ci serve qui di pianta, e il fianco ci serve d’elevatione, come dimostrano le linee occulte, le quali dalle divisioni della facciata si tirano alla veduta, e dalle divisioni del fianco si tirano alla distanza (i due punti della veduta e della distanza rimangon fuori del foglio, si in questa figura, come nelle altre che seguono.) I segamenti di tali linee ci danno lo scorcio per la pianta, la quale in tutte le sue parti convien contornare, e con l’ajuto di essa si farà l’elevatione del fianco, per cavare al modo solito dalla pianta le larghezze e le lunghezze della mensola solida, e le altezze dall’ elevatione. In questa figura e altresì nelle seguenti uso i nomi di larghezze e altezze, come se il piano d’ogni prospettiva fosse verticale; nella qual suppositione, I L farebbe la larghezza della mensola, S R sarebbe l’altezza, R L sarebbe la lunghezza: dove che in realtà S R è la larghezza, R L l’altezza. Per maggior facilità nel disegnar questa figura osservate, che nelle linee I L, L M, G H vi son medesime divisioni che hanno le linee D C, F E, A B, nella figura 78.

FIGURA NONANTESIMA.
Cupola in prospettiva di sotto in su.
IL vostro lavoro dovrete cominciarlo dalla pianta geometrica, nella quale i due ordini di circoli sono per le colonne; le altre linee sono per i piedestalli, e per gli aggetti e spigoli delle basi e delle cornici. A B è la linea del piano, C D è l’orizzontale, A D la perpendicolare. O è il punto dell’occhio, D è quello della distanza: onde quella figura deve haver sopra l’occhio l’altezza D O. Il punto dell’occhio l’ho messo fuori dell’Opera, accioche quei che la mirano si stracchino meno, e si scopra più d’architettura e d’artifitio; il che non seguirebbe se la veduta fosse nel mezzo. Convien dunque che portiate i punti di E F nella parte A G della linea A D, e il centro I della pianta lo mettiate in H tirando da tutti questi punti le visuali in O. Dipoi messa che haverete sulla linea A B l’altezza della cupola, e le divisioni di tutte le parti di essa e della lanterna; da i punti delle divisioni convien fare le linee al punto della distanza D: e dove quelle segano la visuale A O si alzeranno le perpendicolari, i cui segamenti con la visuale H O vi daranno i centri per tutti i circoli. Tra le visuali A G contornerete le colonne con le sue cornici, come fareste se dalla pianta voi haveste alzato il profilo geometrico. Da poi comincerete il disegno della cupola in prospettiva, portando i centri sulla perpendicolare E O per mezzo delle paralelle H I, L N; e con l’apertura L M farete il circolo N P per la gola diritta del cornicione. Con l’apertura ST farete il circolo Q R, e così degli altri. Come poi con far le linee dagli angoli della pianta geometrica al punto dell’occhio, si trovino gli spigoli del cornicione, lo mostrano i numeri 1, 2, 3, 4. Le linee però di fianco vanno a i centri de’loro circoli, come si vede in N, 3, 4. Nella pianta ho tralasciato le mensole per non ingombrarla.
Di qui si vede che è necessario far la pianta geometrica di tutta la cupola; e non basta farla d’una colonna, poiche ciascuna vuol esser digradata da per sè. Havendo poi a disegnare e dipinger l’Opera, non si doverà trasportare il disegno in grande per via di graticolatione; ma tirar ne’ suoi luoghi le visuali, co i centri d’ogni circolo. E fermando in ciaschedun centro una cordicella, con ogni agevolezza potrete far tutte le circonferenze.

FIGURA NOVANTESIMAPRIMA.
Cupola della figura 90, co’ suoi
chiari e scuri.
LA cupola che qui vedete, havrà senza dubbio vita più lunga di quella, che io sopra un telaro piano grandissimo, dipinsi l’anno 1685 nella Chiesa di Sant’Ignatio del Collegio Romano. Per tanto se quella disgratiatamente si guastasse, per mezzo di questa si potrà rifare meglio di prima. Si maravigliarono alcuni Architetti, che io appoggiassi le colone davanti sopra mensole, ciòche essi non farebbono in una fabbrica vera e reale. Ma tolse loro ogni sollecitudine un Pittore mio amico, il quale si obbligò a rifar tutte le spese, ogni volta che fiaccandosi le mensole, le povere colonne venissero giù a rompicollo.

FIGURA CENTESIMA.
Modo di far la graticola nelle volte.
Per le Opere che si fanno in piano, bastano due graticole come è noto; una delle quali si mette nel disegno, l’altra nell’ Opera in grande. Per le volte però convien fare tre graticole. La prima deve esser nel disegno, il quale si suppone che sia fatto in prospettiva con la regola del sotto in su. La seconda graticola dev’esser di spaghi in aria, la cui forma geometrica è in M. Il luogo de’ chiodi che sostengon gli spaghi è nelle linee A B, E F. L’istessa graticola in prospettiva è in N. Il punto dell’occhio è O; la distanza L O. Pertanto se v’ imaginerete che essendo in O il lume d’ una candela o lucerna in tempo di notte, dalla rete di spaghi si gettino le ombre nella volta, tirando i colori su tali ombre, sarà fatta la terza graticola, che è necessaria per dipinger la volta.
Ho detto se v’ imaginerete, poiche essendo la volta coperta dal tavolato, e molto più dal lume; o non posson gittarvisi le ombre, o lontana dalla rete e non posson essere sì gagliarde e distinte come bisognerebbe. Pertanto, in vece di lume, quando la distanza è troppo grande, attaccherete un filo in O, e stendendolo sino alla volta, ve ne servirete come di raggio o lume di candela o lucerna per notare il luogo dell’ombra. Vi sarà anche di molto ajuto l’ assecondare il moto del filo con un lume, che stando voi sul palco, teniate vicino al medesimo filo: E conqueste e altre industrie suggeritevi dal vostro ingegno, coprirete di colore le linee ombrose, dando compimento alla terza graticola. La rete di spaghi si potrebbe attaccar più vicino alla volta, come sarebbe in G H, donde comincia l’Architettura: e in tal caso l’ombre della rete verranno ancor più distinte e visibili.
Procurerete con ogni maggior diligenza chele misure del disegno corrispondano esattamente a quelle della volta. Accioche quando incontrerete angoli, archi, o lunette, la graticola della volta non isuarii un puntino da quella del Disegno. Per ultimo, se non volete incorrere in errori da non poterli emendare, persuadetevi, che la regola del sotto in su, non è meno necessaria per le figure d’ huomini o d’ animali, che per le colonne o cornici.

Si risponde ad un’obbiettione fatta al punto della Prospettiva.
Non tutti approvano che in una gran prospettiva si dia un sol punto à tutta l’opera per esempio alla nave di mezzo del tempio espresso nella figura 93. non consentono si assegni un sol punto mà ve ne vorrebbero molti.
RISPONDO, che quest’obbiettione può intendersi in due modi: ò può intendersi che non si assegni un sol punto à tutta la nave, e così è vera; perche essendo la nave assai lunga convien dividerla in più parti assegnando alla tribuna, alla cuppola, & alla volta i loro punti diversi, il che è consiglio commune particolarmente dove il sito è troppo lungo, e poco alto. O pure può intendersi di ciascheduna delle suddette parti, & è falsissima, primo perche le più belle volte delle sale, e de tempii dipinte à prospettiva se formano un sol quadro, hanno havuto da loro autori un sol punto; Secondo, perche esendo la prospettiva una mera fintione del vero, non s’obliga il pittore di farla parer vera da tutte le parti, mà da una determinata: Terzo, perche se per esempio in una volta dove vogliate dipingere un solo corpo unito d’architettura, e figure voi ponete più punti di veduta, non havrete alcun luogo d’onde possiate goder tutta l’òpera, mà vi converrà girarla per tutte le parti, e goderla al più à poco à poco. Concludo dunque dalle ragioni dette, che il rimedio di più punti sarebbe un male maggiore di quello che porti un punto solo; onde è necessario in un sito proportionato un sol punto per un sol quadro, ò sia opera che faccia corpo da se, e che à questo punto debba da ogni parte ridursi ogni tratto di prospettiva, siasi di architettura, ò di figure. Posto ciò non si può ragionevolmente negare, che ad una volta di grande altezza, e proportionata à rappresentare un sol corpo d’opera qual’è quella di S. Ignatio, assegni ancot’io un punto determinato, essendo in essa un solo quadro vasto bensì mà tutto unito. Se poi a cagione del sito irregolare l’architettura fuori del punto si deformi alquanto: e se le figure tramezzate nell’architettuta fuori del punto commune havrann’anch’esse qualche deformità; ciò oltre che è scusato dalle ragioni già dette, non è difetto mà lode dell’arte, che dal suo punta fà parer proportionato, diritto, piano, ò concavo ciò che tale non è.
