Rusconi 1590
Giovanni Antonio Rusconi, Della Architettura. Secondo i Precetti di Vitruvio, e con chiarezza, e brevita dichiarate Libri Dieci, Venetia [I Gioliti] 1590.
LIBRO SETTIMO.
p. 101
[II. Cap.]
IL secondo Capitolo c’insegna à macerar la calce; la quale oltre l’esser attuffata, & mollificata nell’acqua, vuole che con una cazzuola, o zapetta, ch’altri la chiamino, sia bene rimescolata, & che il segno della sua bontà sia questo, che essa calce sia come cera appiccaticcia, & non si spicchi cosi facilmente dalla zapetta: questo particolarmente, si come diligentemente ci viene avvertito da Vitruvio, cosi minutißimamente l’habbiamo ancora nella nostra seguente figura.

pp. 101–102
[III. Cap.]
SEguita il Terzo Capitolo: & con esso ci dà Vitruvio la regola del fabbricare i volti in questo modo. E prima che siano disposti gli Asseri, ò travicelli diritti, distati più di due piedi l’uno dall’altro, et quando saranno cosi ordinati in forma rotonda, che si congiungano alle travi, et siano conficcati con chiodi di ferro. Poi vi si leghino delle canne greche piste, come ricercarà la forma del volto con reste di Sparto spagnuolo, che nella nostra figura è segnato con la lettera H. & sopra la curvatura vi sia indotta materia di calce, & d’arena mescolata per difenderla da quello, che potesse cadere dal tavolato. Se non vi sarà copia di canne greche si piglierà di quelle de’ paludi sottili, & se ne faranno matasse, & legheransi, si che tra due legamenti non vi sia distanza più che di due piedi: et esse matasse legate (come s’è detto) a’ travicelli haveranno conficcati le loro spatelle di legno per maggior unione, & fermezza, il che tutto ci si mostra diligentissimamente espresso nella seguente figura.

pp. 102–103
QVest’altra figura con la medesima distintione, & esquisitezza di dissegno ci rappresenta più chiaramente ancora quanto s’è notato di sopra, & quello di più soggiunge Vitruvio, che le curvature de’ volti cosi legate, e contessute si habbiano prima à sgrossare con la rena mescolate, & poi con creta, o marmo trito, & se ne faccia quello, che veggiamo anco a giorni nostri nelle opere piane di stucco in molti luoghi d’Italia con molto risparmio, et vaghezza, et specialmente nelle cornici, le quali, ò schiette, ò adornate, come dice Vitruvio, riescono molto bene di cosi fatta materia.

pp. 103–104
SOtto alle cornici, seguita Vitruvio, che bisogna imboccare molto bene, & sgrossare le pareti: & secca quella grossatura si deono indurre le diritture dello arenato di modo, che le lunghezze siano à linea, le altezze à piombo, & gli angoli à squadra; perche di questa maniera le coperte ultime saranno poi accommodate alla pittura. Cominciandosi à seccare la già data crosta, di nuovo se gliene dia un’altra di sopra, et quando il muro dopo la prima sgrossatura con tre croste, almeno di arena, sarà formato, all’hora si faranno le spianature con grano di marmo, la qual materia sia diligentissimamente trita, & impastata, & seccata questa intonicatura, un’altra se gliene dia leggiermente, la quale sia benissimo battuta, & fregata con gl’istromenti, che vediamo dissegnati nella nostra figura, la quale ci mostra appunto sette gradi d’incrostatura, come ci commanda Vitruvio; et cosi haveremo le pareti incrostate, eccellentissime, sicure, & atte à conservar le pitture, & non fendersi, ò scorciarsi mai, come sino à giorni nostri vediamo conservarsi i muri antichi con le loro intonicature dipinte, & sode, & lustri à meraviglia.

pp. 104–105
MA se ne’ graticci si doveranno far le coperte, & incrostature per occorrer alle fessure, che possono fare, per non haver la sodezza della muratura, ch’è nelle pareti, & essendo riempiuti di loto si farà di questa maniera, che messovi il primo piano di loto, vi si distenderanno delle canne, & si conficcaranno con chiodi muscarij, i quali sono segnati quì sotto con la let. F. et indottovi sopra di nuovo il loto, se le prime canne saranno fitte per diritto, le seconde si conficcaranno per traverso, poi, come s’è detto di sopra, vi si stenderanno le sgrossature, & le intonicature sudette.

