Lomazzo 1584
Giovanni Paolo Lomazzo, Tratatto dell’arte dela pittura, Milano [Paolo Gottardo Pontio] 1584.
pp. 187–189
Cap. I.
Della virtù del Colorire.
NON è dubbio, che tutte le cose ben formate, è condotte per disegno; è doppoi colorite secondo l’ordine loro non rendano il madesimo aspetto che rende la natura istessa in quel moto, ò gesto. Peroche sino à gli cani vedendo altri cani dipinti dietro gl’abbaiano, quasi chiamandogli, è sfidandogli; credendo che siano viui per la sola apparenza: non altrimenti che facciano vedendo se stessi in uno specchio; come si narra haver fatto un cane che nè guastò uno c’haveva dipinto Gaudentio sopra una tavola di un Christo, che portava la Croce, à Canobio. É si legge gli ucelli, esser volati ad altri ucelli perfettamente rappresentati; come fecero quelle pernici, che volarono alla Pernice dipinta da Parrasio sopra una colonna nell’Isola di Rodi. Racontano gl’historici, che fù già dipinto un drago in Roma cosi naturale nel Triumvirato, che fece cessar gl’uccelli dal canto. E fù cosa più maravigliosa quella pittura nel Teatro di Claudio il bello; ove si dice che gli volarono negl’occhi i corvi ingannati dall’apparenza delle tegole finte, & volsero uscire per quelle finestre finte, con grandissima maraviglia è riso, de’i riguardanti. E historia nota à ciascuno di Zeusi che dipinse certi grappi d’uva tanto naturali, che nella piazza del Teatro vi volarono gli uccelli per beccargli; è ch’egli medesimo restò poi ingannato del velo, che sopra que grappi d’uva havea dipinto Parrasio. Mì sovviene ancora di quella grandissima maraviglia del cavallo dipinto per mano d’Apelle, à confusione d’alcuni pittori che lo gareggiavano; ilquale tantosto che i cavalli vivi hebbero visto, cominciarono à nitrire, sbuffare, è calpestrar co’l piedi in atto d’invitarlo à combattere. L’istesso Apelle dipinse quel mirabile Alessandro co’l folgore in mano; ilqual mostrava tanto rilievo. In Roma à giorni nostri in Transtevero si vedono dipinti da Balthasar da Siena serti fanciulletti che paiono di stucco talche hanno gabbato talvolta gl’istessi pittori; Iquali essempi con tutti gl’altri che si leggono della virtù del colorire facilmente si possono ammetter per veri, poiche anco a’i tempi moderni Andrea Mantegna ingannò il suo maestro, con una moscha dipinta sopra al ciglio d’un leone; & un certo al tropittore dipinse un Papagallo, cosi naturale che lévò il canto à un Papagallo vero. Et sanno molti che Bramantino espresse in certo loco di Milano, nella Porta Vercellina, un famiglio cosi naturale, che i cavalli non cessarono mai di lanciar gli calzi, finche non gli rimase più forma d’huomo. E’l Barnazano eccellente in far paesi rappresentò certi fragoli in un paese sopra il muro, cosi si naturali, che gli pavoni gli beccarono, credendoli naturali è veri, & il madesimo in una tavola dipinta da Cesare da Sesto, del battesimo di Christo, nella quale fece i paesi, dipinse sopra le erbe alcuni ucelli tanto naturali, che essendo posta quella tavola fuori al Sole, alcuni ucelli gli volarono intorno credédogli vivi, & veri, laquale si truova hora appresso il Sig. Prospero Visconte cavalier Milanese ornato di belle lettere. Mà superfluo è quasi l’andar raccogliendo queste minimè meraviglie essendo di gran lunga maggior maraviglia del colorire; poiche rappresenta la differenza trà ciascun animale se è terrestre, aquatile, ò volatile, è distingue gl’huomini di ciascuna regione; & ancora nell’istesso huomo mostra le passioni dell’animo, è quasi la voce i stessa, mostrandole sue complessioni, come sè naturalmente fossero. Etrà gli elementi mostra i lucignuoli, le fiamme, l’acque, i fonti, le nubi, i lampi, i tuoni; & le pietre, & in ciascheduna si contengono quasi tutte le virtù del colorire lequali tacerò in questo loco concludendo solamente questo; che tanta è la virtù del colorire, che non vi è cosa alcuna corporale da Dio creata che per essa non si possa rappresentare come se vera fosse. Et questo vanto che si può dare in questa parte alla pittura, io giudico che sia uno dei maggiori, io più illustri, che si possa dare ad arte alcuna. Oltre che tanto più questa s’inalza sopra le altre, è risplende quanto che per gl’occhi principal senso opera, è rappresenta la bellezza, è tutte le cose con forme à quanto creò giamai Dio. Nè solamente esprime nelle figure le cose come sono; mà mostra ancora alcuni moti interiori quasi pingendo, & ponendo sotto gl’occhi l’affettione de gl’animi; & i loro effetti. D’onde s’inferisce che quest’arte giova ancora alla religione, poiche per lei si vengono à rappresentare non solamente le imagini de Santi, & Angioli, ma anco dell istesso Christo, & di più co’l mezzo della speculatione da forma all’eterno Creatore delle cose. Perciò è degna d’essere abbracciata da tutti è riverita, si come cosa data da Iddio, à conservatione, & accrescimento della religione, è splendor de’ pittori; iquali co’l mezzo delle opere loro rappresentano, & fanno vedere la forza data, & concessa a quest’arte, laquale è tale, & tanta, che tutte l’altre arti da lei si regolano, & da lei si ritraggono gl’essempi di far tutte le cose con ordine, con modo, & bellezza; il che senza lei far non si potrebbe; come si può comprendere dalle cose fatte ne’ tempi che questa mirabile arte era perduta. Onde tanto più debbiamo render gratie à Dio che per infinita bonta ce l’habbia restituita, & fatto gratioso dono à molti pittori che disopra habbiamo in diversi luoghi nominati, di perfetta cognitione, & eccellenza in molte parti della pittura; fiche l’hanno fatta risplendere non meno che si habbino fatto gli antichi, è condotta à tanta perfettione, che senza dubbio poco più si può fare di quello che eglino han fatto in quelle facolta, che Dio hà concesso loro.
pp. 189–190
Cap. II.
Della necessità del Colorire.
PEr essere tempo ormai di colorire il disegno di cui si è trattato fin qui, & farlo in pittura più perfetta che si potrà; habbiamo in questo libro di trattare de’ colori, è delle loro amicitie, & inimicitie naturali, cosi per materia come per apparenza; & ancora della loro convenienza; è come si mescolino insieme, è delle misture loro, è come siano necessarie in tutte le sorti di dipingere; è finalmente per le carni che color si gli convenga. Mà in questo trattato non mi stendero à dir minutamente di tutti i colori, mà solamente de i principali. Perche si generarebbe confusione, oltra che sarebbe anco cosa infinita. Et de’i colori principali toccherò gl’effetti loro, & mescolanze più importanti lasciando di dire per non causar oscurezza massimè non essendo molto à proposito, in qual parte del mondo nascano tutti i colori naturali, & di qual materia si facciano gl’artificiali. Et perche anco le quantirà delle mescolanze non si possono intendere (oltra che di numero non vi si troverebbe il fine) farò mentione solamente di alcune principali; perche con l’essempio di quelle l’altre si reggono. Non lascierò peròd’avvertire che questa parte di pittura è niente da se senza l’aiuto dell’altri. Mà se tutte insieme s’uniranno insieme faranno vedere cose maravigliose, & mostreranno tutta la forza, & disegno è più perfettamente l’intentione del valente pittore; non dovi quella confusione, & abbagliamento di colori che per l’ordinario si vede nelle opere de’ goffi, & poco intendenti pittori. Mà pervenire alla necessità del colorire (ilche è mio principale scopo in questo capitolo) dico che senza esso la pittura non si può adempire nè ricevere la sua perfettione; percioche egli è quello ch’esprime perfettamente, & dà come à dir lo spirito à tutte le cose disegnate con la forza de gl’altri generi, è tanto più esse acquisteranno di gratia, & di perfettione quanto più eccellentemente è con maggior arte saranno colorite. Onde si vederanno per opera, & virtù de i colori con buon giudicio dispensati nelle pitture per essempio in quelle faccie disegnate dolenti nel modo detto quando si è ragionato de i moti, gl’occhi di color pallido, nei pazzi un color privo affatto di rosso, negl’iracondi il color infiammato, ne’ lagrimosi gl’occhi gonfi di lagrime le rossi, ne’ tristi, & afflitti il color smorto, & tendente al nero; è cosi nell’erbe, fiori, piante, frutti, animali, sassi, panni, capelli, & in tutto il resto dandogli il suo color particolare cavato dal naturale, & ancora dall’ imaginatione, secondo le cose dette, è che si diranno intorno à ciò; si faranno vedere tutte le cose del mondo come se naturalmente fossero; esprimendo sino à i raggi solari, le stelle, la notte, l’alba, i tuoni, le nubi, i folgori, le comete, la sera, l’aer sereno le pioggie, i venti, le tempeste del mare con tutte l’altre cose che bisogna ridurre alla perfettione secondo il disegno già fatto dal pittore, con la intelligenza però di quanto si è detto, & dirassi delle altre parti necessarie a quest’arte d’onde si cava la cognitione di dare la chiarezza, & l’oscurezza de i colori.
pp. 190–191
Cap. III.
Che cosa sia colore, è le sue spetie d’onde si cagionino i colori.
COlore come dice Aristotile, è la estremità della cosa giudicata ò visibile in corpo terminato, overo è qualità visibile terminata nella estremità del corpo opaco, laquale innanzi che sia allumata, è visibile in potenza, è per beneficio del lume si vede in atto. Percioche il colore, è cagionato dalla luce nel corpo opaco, & spesso, operando insieme le prime qualità. Sette sono le spetie, overo maniere dei colori. Due sono estremi, & come padri di tutti gl’altri; è cinque mezzani. Gl’estremi sono il nero, & il bianco; & i cinque mezzani, sono il pallido, il rosso, il purpureo, & il verde. Quanto all’origine, & generatione de i colori la frigidità è la madre della bianchezza, & à produrla vi concorre la moltitudine del lume. Il calore è padre del nero, & nasce dalla poca quantità del lume è dalla molta caldezza. Il rosso si fa dalla mescolanza del bianco, è del nero. Il violaceo over pallido fassi di molto bianco, è di poco rosso. Il croceo, cioè giallo si fa di molto rosso è poco bianco. Il purpureo di molto rosso è poco nero; & il verde di poco nero è molto rosso. E tanto doverà per aventura bastare per il fondamento, & origine de’ colori. Ora passerò à trattare della loro materia.
pp. 191–192
Capit. IIII.
Quali siano le materie, nellequali si trovano i colori.
Trà i colori materiali che si usano generalmente à questi tempi se nè hà cognitione di molti, iquali tutti hanno i suoi particolari colori. Et prima quelli che fanno il bianco sono il giesso, la biaca, il bianco, & il marmo trito. Evvi ancora un’altra cosa che à fresco fà restare i colori nel modo che si dipinge quando la calce è fresca: & questa è una delle rare inventioni che sia nella pratica dell’arte, cioè il guscio delle uova tridato minutamente, & con quello mescolare tutti i colori più, & meno secondo che segli appartengono: & il bianco che non si può sfiorare, tridato minutamente è buono à colorire le carni perfettamente in fresco. I colori che fanno il giallo, sono il gialolino di fornace di Fiandra, & di Alamagna, & l’oropimento oscuro, & l’ocrea, Quelli che fanno il turchino sono gli azurri come l’oltramarino, l’Ongaro, & gli altri; & ancora gli smalti, come quello di Fiandra che è il miglio re de gl’altri tutti. Quelli che fanno il verde sono i verdi, azurri, il verderame, il verdetto, che si chiama santo mà tira al giallo; & ancora la terra verde, il verde di barildo. Il morello di ferro, & quello di sale fanno il morello, & oltre di ciò il vetriuolo cotto, il cilestro, & l’endico osscuro. Quelli che fanno il rosso sono i due cenapri, cioè di Minera, & artificiale, & la terra rossa, detta maiolica. Il rosso sanguineo lo fanno le lacche tutte; & il ranzato le fà il minio, & ancora l’oropimento arso’, ilquale si dice color d’oro. E questo è l’alchimia de i pittori Venetiani. L’ombra dele carni oscura è fatta dalla terra di campana, dalla terra d’ombra detta falzalo, dalla terra verde arsa dallo spalto, dalla mumia, & da altri simili. Finalmente quelli che fanno il nero sono l’oglio arso, il guscio della mandola, il nero di balla, il fumo di ragia; & finalmente il nero di scaglia detto terra nera. Di tutti questi colori, gli artificiali sono solamente il cinabro, eccetto quello di minera, li trè giallolini, gli smalti, il minio, le lache, l’endico, la biaca, il verde santo, il verderame, è quello di barilo. Tutti gl’altri sono naturali, eccetto certi colori d’ombra di nero, & altri che servono per acquerelle come l’inchiostro, & anco il tornasole, la pasta spin zaurivo [sic!], il zaffrano, il bigieto, il bolarminio, con che si mette l’oro, l’ocrea brugiata, è la caligine, che molto si usa per lavorare in secco sopra il muro, & anco sopra le carte. Per acquerella, & per disegnare in carta, per il nero v’è l’inchiostro, la pietra todescha, la terra nera, & il carbone del salce, ò del roncagino: per il rosso la pietra rossa detta apisso, laquale era usitatissima da Leonardo Vinci; & per il bianco, il bianchetto over biaca. Ora come si confacciano i sopradetti colori à tutte le spetie di dipingere sottogiun gerò nel seguente capitolo.
pp. 192–193
Capit. V.
Quali colori à ciascuna spetie di dipingere si confacciano.
Perche alcuni colori non si possono adoperare senza la morte loro in tutte trè le spetie di dipingere, che sono il fresco sopra la calce fresca, il lavorar à oglio, & il lavorar à tempera; gl’anderò distinguendo secondo che à ciascuna di queste trè maniere di dipingere si convengono, & si comportano. Et prima quanto al lavorar in fresco de i bianchi si confanno il bianco secco, & il morello di sale de’ gialli chiari, il giallolino di fornace, & di Fiandra con l’ocrea detta ancora terra gialla; de turchini, gli smalti, & gran parte de gl’azurri, massimè Oltramarini, & di verde, il verde azurro, è la terra verde, & di morello, quello di ferro; di rosso la maiolica; è per ombra di carni, falzalo, & terra di campana; & per nero quello di balla, & di scaglia. Ad oglio si confano, per bianco, la biacca, per giallo, tutti i gialdolini, & l’oropimento co’l vetro pisto, per turchino tutti gl’azurri, & alcuna sorte di smalti; per verde, il verde rame, il verde santo; per morello, quel di ferro, di cilestro, & l’endico, per rosso quanti cene sono; de’ sanguinei, tutte le lacche; de’ ranzati il minio, è l’oropimento arso, di color d’ombra tutti i narrati d’essa; & di nero, tutte le sorti. Mà per lavorare à tempera, che si dice ancora à secco, & à guazzo sono buoni tutti i colori. Non tacerò anco d’un’altro certo modo di colorare; che si dice à pastello, ilquale si fà con punte composte particolarmente in polvere di colori che di tutti si possono conporte. Ilche si fà in carta, & fù molto usato da Leonardo Vinci, ilqual fece le teste di Christo, & de gl’Apostoli, à questo modo eccellenti, & miracolose in carta. Mà quanto è difficile il colorire in questo nuovo modo tanto è egli facile à guastarsi. Mà del porre in opera con diligenza, & arte i colori per ciascuna sorte di lavorare Bernardino da Campo Cremonese ne hà fatto un copioso & diligente trattato, & lo ho saputo anco mettere in pratica nelle opere sue fatte con cura grandissima.
pp. 193–194
Cap. VI.
Delle amicitie, & inimicitie de’ colori naturali.
HAnno ancora i colori fra se le loro Amicitie, & inimicitie naturali. Per alche veggiamo che se si piglia una sorte di colore & si mischia con un’altra moiono tutte due insieme si che non si vede segno dell’uno ne dell’altro. Et che ciò sia vero troviamo per esperienza che il giesso è amico di tutti i colori, eccetto che del verderame, la biaca similmente di tutti, ma è nimica del bianco secco. Il bianco secco è solamente amico del marmo, e de i gialli, eccettodi quello di Alemagna. L’oro pimento e’l vetriuolo cotto, è amico de gl’azurri, smalti, verdi azurri, terra verde, morello di ferro, Maiolica, falzalo, terra di Campana, carbone, nero di scaglia; mà del grano e de gl’altri è nemico. L’oro pimento è nemico di tutti i colori, salvo che del giesso, ocrea, azurri, smalti, verdi azurri, terra verde, morel di ferro, endico, maiolica, e lacca. L’ocrea è amica di tutti, il gialolino di Lamagna medesimamente di tutti fuorche del bianco secco. L’oro pimento & il Cotto sono amici degl’azurri, &gli smalti sono amici di tutti. Il verde azurro è amico di tutti, eccetto che del verde rame, il verde rame amico di tutti salvo che de l’oro pimento, giesso, bianco secco, marmo pesto, verde di barillo, cinabro, & minio. Il verdetto si conface con tutti, eccetto che con loropimento. La terra verde si compatisce con tutti, & parimenti il morello. L’endico è nemico del bianco secco, & amico di tutti gl’altri, il cinabro artificiale è nemico de la calce del verde rame, e dell’oropimento. La maiolica, & il minio sono amici di tutti fuor che’l minio del verderame, del bianco secco, dell’oropimento, & del verdetto. Le terre d’ombra sono amiche di tutti, e parimenti tutti i neri, eccetto l’avolio arso, & il fumo di ragia che si confanno con i colori ad oglio. Si ritruovano anco altre amicitie, & discordie frà i colori, mà per esser di poca importanza è quasi nulla, le lasciaremo.
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Cap. VII.
Quali colori, & meschie faccino l’un colore con l’altro.
INtorno alla mistura de colori non mi stendero à parlarne distintamente per rispetto di tutte le spetie di lavorare; mà solamente ragionerò di quelle che si appartengono al lavorar ad oglio; dal che si potrà poi cavarne regola per ogn’altra spetie di lavorare; componendo sempre i colori del medesimo colore conforme alla spetie del lavorare, come in fresco in vece di biaca ad oglio il bianco secco. Ne manco starò à trattare la quantità c’habbia d’intervenire de luno, & dell’altro colore che si meschia; perche non e altro che confusione, potédosi conoscere perla similitudine delle mischie che si pigliano di qualunque cosa nel mischiarle insieme. Laqual apparenza subito insegna la pratica, & la quantità, che si gli deve porre de l’uno, & de l’altro. Però basterà che ricordi solamente, quali siano quelli che si adoprino à far qualonque colore à similitudine di qual si voglia cosa naturale. Et per cominciare, si truova che la biaca mischiata con la crea, fà color sbiadato ilquale e simile alla paglia, & aiutato dal giallolino, fa la luce del color biondo, è simile al busso: & mischiata con gl’azurri fà color celeste; & parimenti con gli smalti benche non siano in tutto cosi simili: &mischiata con verde rame fà tutti i colori di foglie d’herbe, come di Salici, olive, & simili smorte,& più soaui, & varie, ponendovi un poco di verdetto. L’istessa biaca mischiata con verdetto fà color giallo, quasi simile al giallolino, & in fresco fa bellissimo effetto, mischiato co’l bianco secco: ilche fù inventione di Perino del Vaga. Oltre di ciò essa biaca co’l morel di ferro fa il colore come dell’agata; & con l’indico fà color cilestro, & ancora colore come di safiri, iacinti, e color turchino, benche non molto vivo, co’l cinabrio fà color di fragole mal mature; con color incarnato, come di alcune rose; col falzalo, & altre terre di ombra dette color di terra, fà color di scorze d’arbori, tronchi, legni, sassi, capelli, & simili; & co’l nero fà il color bigio, & di fumo nel secondo grado. I giallolıni mischiati con azurri, & smalti fanno certi colori verdi, iquali si usano moltone i lontani de i paesi, & anco ne’ panni; con l’indico fanno ancora color verde mà nón cosi vivo come con la azurri, ben resta più viuo verde se con indico èmischiato l’oropimento. Gl’istessi giallolini mischiati col cinabro fanno color di fiamma, & di splendore; gl’azurri, & smalti mischiati co’l verdetto fanno verde oscuro, con la laccca fanno pavonazzo, over morello oscuro, co’l falzalo si perdono; e co’ i neri s’oscurano e smarriscono. Il verderame co’l verdetto fà color verde più vivo, & che tende al giallo; con l’indico fa color perso, e co’l falzalo si perde; co’l nero s’oscura. L’indico mischiato con la lacca fa pavonazzo oscuro; co’l nero, e con la lacca fa color di ferro, d’argento: di specchi, di cristalli, di stagno, & di simili massimè se è mescolato co’l nero di balla: & questo effetto de l’indico fanno ancora gl’azurri. Il cinabro, & lacca fanno uno color di fragole mature, di rose, di labra colorita, di rubini di sangue, & di scarlato: & questi medesimi meschiati co’l bianco, fanno il color delle guancie colorite d’una bella carne, & anco di rose chiare. Il cinabro ancora co’l nero, fà color d’ocrea arsa. La lacca e’l minio fanno quasi color di cinabro, & acuiscono il falzalo nelleombre delle carni, & mischiate con l’azurro, & biaca fanno il colordi rosa secca cioè di porpora. Glazurri overo smalti, & ancora l’indico mischiato con la lacca, & il nero fanno i colori del veluto nero; mà mescolati co’l chiaro fanno il rilievo del veluto beretino; & cosi possono far i rasi. L’ocrea con lacca cinabro, & nero fanno il taneto; màcon un poco di bianco a alluma; & mettendo in loco del nero il falsalo, & in loco del cinabro del nero l’ocrea brugiata parimenti si alluma; mà senza il falsalo cosi riesce più viuo, & cremesino. Il gialdolino, & il cinabro fanno color di naranzo, si come fà il minio. L’ocrea maiolica, & nero fanno color di falzalo; & tutte queste conpositioni si allumano, & tirano à diverse sembianze mentre si meschiano hor più hor meno con la biaca; d’onde veggiamo che in diveise mischie che si fanno ne i paesi lontani, come nei monti, & arbori, la biaca si mischia co’l verdetto mischiato con gl’azurri. La lacca mischiata con gl’azurri fà color di viole, & perfetti amori, & ancora fà il morello oscuro, & nelle minute falde massime ne i rasi: ilche lo fa anco con la lacca mischiata con l’indico: verderame, & mischiata co’l verdetto rappresenta le verdi pianure, è gli smeraldi co’i drappi di simili colori, & mischiata co’ i colori oscuri alluma, & fà risplendere i diamanti, specchi, armi, & simili, similmente alluma tutti i corpi diche color si voglia secondo il grado loro chiaro mischiato co’l nero, falsalo, lacca, & endico fa il beretino chiaro, co’l falsalo e nero fa il sariccio; con l’ocrea, e maiolica fà le cime de i monti o sassi arsi dal sole; co’l gialdolino, & cinabro fa lucedella fiamma; si come il gialdolino alluma il fuoco misturato second la materia di diversi colori. E queste sono le principali misture de i colori, dalla consideratione dellequali tutte l’altre nascono. Et però sidoveranno farsi famigliari, & haver innanzi gl’occhi nelle altre spetie di lavorare.
pp. 196–197
Cap. VIII.
Della convenienza c’hanno frà loro i colori chiari, & oscuri.
E necessaria cosa al pittore l’intendere, & hauere perfetta cognitione della convenienza che hanno tutti i colori trà loro in farsi lume, & ombra l’uno all’altro accioche se farà un panno di qualunque colore si voglia, tutti i colori è chiari, è scuri habbiano una sola harmonia, & concordanza, senza che sivedano nel panno giallo ombre rosse, ò ne li bianchi ombre morelle, ò rosse, d’altri colori, iquali non gli corrispondano in parte alcuna. Si è adunque osservato con ragioni che il bianco non ha concordanza con altro colore che co’l nero; nè daaltro può essere ombrato che da quello per essere tutti due estremi de i colori. Il giallolino non può essere ombrato più convenientemente che dall’ocrea, & cosi l’oropimento. Ma quello di Alamagna si come più smarrito ch’ egli è, và ombrato di ocrea più smarrita. Gli azurri, & lo smalto ombrano quel color ceruleo, & celeste causato da loro, e dal biaco insieme. Il verderame anch’egli ombra quella mischia fatta di se è del bianco. Il verdetto, il morello di ferro, & quello di sale, & lo indico ancora ombrano pariméti le sue mischie: & cosi il cinabro, & la maiolica. La lacca ombra il minio mischiata con maiolica; & ombra anco la sua mischia co’l bianco. La maiolica ombra l’oropimento arso: & gl’altri colori, & meschie dette nel capitolo precedente si ombrano co’ i colori da quali sono causati. Mà nel secondo grado l’ocrea vera che ombra il giallo chiaro, può essere ancora ombratada l’ocrea arsa, & dalla lacca brutta. L’ocrea arsa, & smarrita è ombrata dal falsalo mescolato con ocrea arsa overo maiolica, ò lacca. Gl’azurri, & smalti si ombrano da l’indico, & ancora da nero è lacca insieme. Il verderame dal nero, & anco dall’Indico. Il verdetto dal falsalo; il morello di ferro, & di sale dal nero; il cinabro dalla lacca, & ancora dell’ocrea abrugiata, overo da esso mischiato con nero. Nel terzo grado, il nero, & la lacca ombrano il giallo vero; perche lo smarrito è ombrato dal nero, & cosi il falzalo, & l’ocrea brugiata sono ombrati dall’istesso nero. La lacca ombra tutte le mischie da lei composte co’l bianco, & ancora co’l cinabro. Finalmente il falzalo ombra tutti i colori più chiari che lui, havendo però sempre riguardo allo smarimento o vivezza sua, come generalmete sempre in tutti gl’altri colori s’ha d’haver riguardo alla qualità del color chiaro che alluma in quella guisa gli ombra, ilquale dovendo haver corrispondenza co’l bianco è di necessità che si confaccia co’i mezzi; & con le debite mischie fra loro concordanti di grado in grado.
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Cap. IX.
De i Colori trasparenti, & come si adoprano.
PEr che ci sono alcuni colori trasparenti, come è la lacca, il verderame, & il verdetto che sono colori più privi di corpo che si possano adoperare, quivi si richiede che del modo d’adoperarli si ragioni. Ora lavorando ad oglio usansi questi colori per rappresentar, come se veri fossero, tutti i corpi trasparenti chiari, come sono i carbonchi, i Rubini, & simili; à quali, doppò che sono di meschie finte abbozzate, si che paiono corpi senza il lucidodella trasparenza, e sua vivacità, li da sopra la lacca pura netta & bella; che viene à rappresentare in loro naturalissimamente i lumi, & le oscurità ancora senza occupargli in parte alcuna, si cheda un vetro di fuoco lucido paiono coperte come sono i veri, & naturali. Et questo nel lavorar à fresco non si può fare, benche si dia il lume, ò ombra della trasparenza per forza di disegno. Con la medesima via ancora il verderame, & il verdetro avvivano e rappresentano la temperanza de gli smeraldi, & simili materie trasparenti. I medesimi colori si usano ancora per dar il lustro, e la vivacità al raso, & all’ormesino alterati de i loro colori naturali sopra le abbozzature. Laquale usanza è passara tanto inanzi, che senza risguardo alcuno de i precetti de l’arte, attendendo solamente alla vaghezza, si usa non solamente ne i drappi nominati di sopra, mà ancora ne i panni di falde contrarie, che non richiedono quella trasparenza o vivacità di seta. E non si può hoggimai rappresentar panno alcuno di pura meschia, simile alla lana, ò tela, che non si voglia avelare di colori trasparenti per dargli il lucido. Onde si può dire che l’arte della pittura quanto al colorare sia corotta, massime perche questa vaghezza nelle figure, è stimata tanto che non si può vedere pittura per buona che sia, che senza quella piaccia. E però è grandemente osservata da molti, si come padri della vaghezza de i colori, de’ quali i più famosi, & eccellenti hò nominato nel fine del primo libro, non senza honore in questo dei Fiamenghi, de iquali hò veduto certi quadri ad oglio fattidi nuovo in casa del nobile antiquario Giulio Calistano in cui si vede quanto fuggano queste vaghezze di trasparenze; non vedendosi in tutte quelle figure altro che pure mischie che rappresentano il vero. Et in vero che sono mirabili à vedere; e non mertano poca lode que’ pittori che gli hanno fatti Gill Mostard, Pier Brugli, Giacomo Grimaldo, Francesco Flor, e Martin Henscherch. Mà lasciando questo doverebbesi pur pigliar essempio dal naturale, & vedere se in quello sono queste varietà, é superstitioni d’affettata vaghezza, laquale si vede in molte opere eccellenti di coloro che l’hanno con ogni studio segvita, tal volta anco tralasciata per non confondere con quella il disegno, come si vede chiaro nel colorire de i sopradetti pittori veri padri della pittura, che sono stati nemicissimi di questa corrottella dell’arte: veramente corrottela percioche oltre che non si mostra la forza dell’arte, commette anco grandissimo errore in usarla molte volte anco contro ogni decoro; poiche non solamente ne’ Santi, mà nell’istesso Christo, è Regina de’ cieli è stata usata, rappresentando in loro lumi e lasciuie d’habiti e vesti, che da loro non furono usate mai. Mà per tornar à proposito, sono ancora altri colori trasparenti, iquali si adopranosopra le abbozzature à dar il lustro à quelle cose che lo ricercano: per ilche si adopera l’aspalto, per dar il lucido à i capelli biondi, e castanei; e parimenti il falzalo finissimo mischiato con la lacca. Lequali cose tutte soleva usar molto Leonardo, Raffaello, Cesare da Sesto, Andrea del Sarto, & altri assai, che furono delicati, & di dolce e soave maniera; si come ancora fù Antonio da Coreggio, Titiano, Gaudentio, & il Boccacino, ilquale veramente fù grandissimo coloritore,& acuto neldisegno, si come si vede nelle opere sue fatte in Cremona sua patria, & in altri luochi massimè nel veluto, brocato, & damasco confundendogli di diversi colori à loro piacere.
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Cap. X.
Dell’ordine che si tiene in fare i Cangianti.
PEr essere andato tanto avanti l’uso della vaghezza non solo di puri Coloriti; mà ancor dietro alla fila essendosigli aggiunti i cangianti, cioè cangia colori, si come quelli che vengono da la lucidezza delle pietre, non voglio lasciare di ragionar anco di questi; non già perciò che consenta ad alcuni che gli usano fuori di proposito, mà affine solamente che si adoprino al loco dove si richieggono, come nelle vesti lucide che si danno alle ninfe de i prati, de i fonti, & simili; & ancora àcerti angeli i cui vesti si rifflettono non altrimenti che l’arco d’Iride. Hora questo è il maggior diletto, & piacere che con colori si possa porgere à i risguardanti; & chiamasi via del far i cangianti, cioè un panno di seta solo, che ne i lumi habbia un colore di una spetie, & nell’ombra uno d’un’altra: con laqual diversita si viene à dar la somma, & ultima vaghezza e leggiadria alla pittura. Et perche à ciò fare gli si ricerca un certo ordine per ridurgli in quanto à loro alla perfetta dilettatione; nè darò alcune regole generali, dalle quali tutti gli ordini di fargli si potranno cavare, pergli suoi tre gradi. Ora nel primo di quelli il bianco solo per lume s’introduce; nel secondo i giallolino, & mischie particolarmente di bianco con tutti i colori di quella chiarezza; & nel terzo fanno lume tutti i colori che si embrano dall’oscuro penultimo, & ancora dal nero. E però nel primogrado si terra tal ordine. Prima il bianco si potrà ombrare di sbiadato, gialdolino ceruleo, verde sbiavo, verdetto mischio, color di Agata chiaro, Cilestro chiaro, incarnato, color di viole, porpora chiara, taneto chiaro, bigio, color flammeo, beretino chiaro. Nel secondo grado questi colori chiari, & mischie chiare, in questo modo si ombrano volendogli dar la vaghezza. Ilche servirà per seconda ombra à’cangianti rilevati di bianco, per accompagnamento della prima ombra che allo sbiadato fà ombra l’ocrea, il color di Agata, il cilestro, la porpora, il bigio scuro, il taneto, il colore rosato oscuro, il violacco, l’azurro, lo smalto, il verde, il verdetto, il beretino, il cinabro, la Maiolica, il minio. Ε cosi ancora fanno ombra à tutti gl’altri colori, che seguono, cioè del secondo ordine. Nel terzo grado fanno ombra à questi colori puri, & mischie, come al colore di Agata l’ocrea arsa, il perso, il pavonazzo, il taneto, il morello di ferro, & quello di sale, l’indico, la lacca, il salsalo, il cilestro, & cosi seguono tutti gl’altri di mano in mano in tutti i modi. Similmente il nero ombra tutti questi, si come il bianco tutti gl’alluma, & massime quelli che hanno conformità con lui; àguisa del nero che parimenti adombra quelli che hanno con lui convenienza. Et di più potiamo com prendere che de i cangianti variati per li detti ordini rilevati di bianco, & di quelli ombrati dal nero se ne possano fare da circa à trè mila cinquecemo ottantaquattro sorti, che sono del primo grado; & denuati dalle prime mischie la metà, cioè mille settecento novantadue, che sono dil secondo grado, & de’rilevati di colori puri ma chiari, & mischie della medema scurrezza, di cento vinti otto sorti che sono del terzo grado, dietro à i quali seguono que gl’otto colori oscuri, & doppò il nero, & questi sono i più ordinarij solamente, perche se ne possono ancor far, si come ho detto, degl’altri, come pigliando sotto il bianco la mischia chiara, ô gialdolino, & quelle mischie, con alcuni delli otto colori oscuri, & farli ombra d’ onde nè risultarebbe varietà grandissima, lasciando in parte i colori chiari di mezzo, come l’azurro il verdetto, il cinaprio; & anco di questi è di quelli puri mischiando co’l nero fa generarebbe grandissima varietà, benche melancolica; entrandovi per mezzo certe mischie nelle unioni che non si potrebbe imaginare ciò che fossero, si come parte però di quelle ancora, deli altri cangianti trà colore, & colore che venerebbono ad essere tirati à sei ò quatro trà l’uno, & l’altro più di cento milia. Et queste sono le vie per lequali il mondo vano, & tutto intento all’apparenza ricercando per gli occhi il diletto de i colori, lascia doppò le spalle la vera sostanza de l’arte, che non hapunto che fare con questi miscugli, & confusioni di colori, con tutto però che molti se nè siano dilettati, & fattosene honore per havergli saputo applicare al disegno, in modo che l’uno colore non faceva concorrenza con l’altro fuor che nella prima vaghezza, ò vivacità, si come è il verde al rosso, il giallo al turchino; mà sempre condiverse mischie, & mezzi accompagnati nel modo che si può apprendere da quel che hò detto di sopra. Però si è veduto che i cangianti del secondo ordine, e del terzo, si come gravi è pieni di maestà sono stati usati da Rafaello ombrando il rosato oscuro co’l morello, & in somma tutti e colori con quelli che hanno familiarità, & convenienza con loro, secondo il modo de cangianti piùgrani. Dallaqual regola tenuta da cosi saggio, & giudicioso pittore possono non senza scorno ravvedersi dell’error suo quelli che non fanno accompagnar i colori dei panni, mà tragittando da uno estremo à un’altro, come dal primo al terzo grado, senza alcun mezzo che con gratia, & vaghezza gl’accordi, & accoppi insieme gli mischiano, & confundono. Or chi desidera con questi avisi darti di farsi esperto nella cognitione de i cangianti vegga, tutte le opere del principal frà tutti i pittori in questa parte Gaudentio, come gli Angeli dipinta sotto la turuina, ò tiburio di Santa Maria di Serono, è quiui in Milano in Santa Maria delle Gratienella Capella di Santa Corona; dove si veggono Angeli per il più vestiti di tangianti mirabili; & in Valtellina in Trahona, cà Morbegno, & finalmente in tutte l’opere sue si scuopre la sottigliezza del suo ingegno in penetrare questa convenienza de’ colori; tanto che non è possibile à fare cangianti più vaghi, più natorali nè meglio accompagnati con Barte, è co’l disegno. Oltre Gaudentio vi sono stati anco molti altri in questa parte eccellenti Cesare Sesto, Titiano, Perino il Pordonone, & altri, benche i mi gliori sono stati i sopradetti. Mà frà tutti diligentissimo osservatore nè è stato Francesco Mazzolino, & massimè nè i panni mischi iquali sono perciò tenuti in grandissimo conto perche non occupano ne ingombrano la vista. Perciò conchiudo che chiunque nel fare i cangianti non scuoprirà, & caminerà per le orme segnate da i sopradetti sia sicuro che altro non sembreranno i panni loro, che pietre machiate di diversi colori, fatti per dilettar gl’occhi.
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Cap. XI.
De gl’effetti che causano i colori.
PErche tutti i colori hannovna certa qualità diversa frà di loro, causano diversi effetti, à chiunque gli guarda; il che da una loro inimicitia interna per laquale sono causati è generato secondo la dotrina di Aristotile. Delche io nè farò qualche mentione, laquale servirà per base à ciò che si ha da dire più oltre; perche ci faràconofcere la causa perche non si conviene un colore appresso un’altro, è poi con uno altro bene starà, & simili altri particolari che sitoccheranno poi. Or per cominciare, troviamo che i colori neri, lucidi, terrei, plumbei, & oscuri generano per gli occhi nell’animo, riguardante della qualità loro laquale non è altro che tristezza, tardità, pensiero, melancolia, & simili. I colori nerei, verdi, di color di zaffiro, alquanto rossi, ò oscuri, di color dioro mischio con l’argento, cioè lavo, rendono soavità, & giocondità. I colori rossi, ardenti, socosi, o flammei violacei, purpurei, & di color di ferro ardente, & di sangue causano spirito, acutezza nel guardare, & quasi inducono fierezza, & ardire suegliandolamente per l’occhio non altrimenti che il fuoco. I colori d’oro, gialli, & purpurei chiari, & più lucidi fanno l’huomo intento nel guardare, & rendono gratia, & dolcezza. I colori rosati, verdi chiari, & alquanto gialli rendono piacevolezza allegrezza, diletto, & soavità. Il color bianco genera una certa semplice attentione quasi più melancolica che altrimenti. Vitimamente tutti gli colori meschi, & diversi frà di loro, danno vaghezza, varietà, & quasi inducono ne gli riguardanti copia di bizarria, & queste sono lequalità de i colori per lequali nel compartirle bisogna haver consideratione come si è detto, acciò chenon facciano terremoto insieme, & confondano gl’occhi. Mà come vadeno compartiti nelle historie, & per tutte le opere sidirà più brevemente, & chiaro che li potrà nel libro della pratticha, mà trattiamo hora delli colori usati dagli popoli antichi.
