Viola Zanini 1629
Gioseffe Viola Zanini, Della Architettura libri due. Ne’quali con nuova Simmetria, & Facoltà si mostrano le giuste regole de i cinque ordini di detta Architettura, & osservationi de’ più eccelenti Architetti, che in quella habbiano dato ammaestramenti…, Padova [Francesco Bolzetta] 1629.
LIBRO PRIMO
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pp. 30–41
DELLA PROSPETTIVA CHE SI FA NE I
Soffitti, e volti di sotto in sù.
DOvendo trattare nella compositione dell’Architettura, che cosa sia fabrica in prospettiva, hò voluto anco trattare di un poco di principio, & fondamento di essa prospettiva, la qual cosa ad alcuni pittori hò trovato eßer’ incognita; & mancando le predette ragioni di questa prospettiva operano così à caso non considerando che detta prospettiva sia un fondamento molto necessario a pittori; percioche niuna cosa senza lei si può dipingere che bene stia. Et non havendo otio di poterne compitamente trattare; spero, che da questo passato principio sene potrà qualche utilità cavare. Et per non uscir di proposito saria da seguitar le regole d’Architettura, mà desideroso di trattar un poco di quella prospettiva così artificiosa, che si fà in scurzo con colonne torte ne i volti, e soffitti, laquale dà ad intendere, che dette stanze siano il doppio più alte. Di questa professione in questo illustrissimo Stato furono i primi fondatori et celeberrimi M. Christoforo de Rossi Bresciano, & M. Stefano suo fratello, i quali hanno dipinto quello artificioso soffitto con colonne in scurzo nella Chiesa di Santa Maria da l’Horto à Venetia, & non essendo questa prospettiva a’ pittori meno necessaria di quell’altra, non mi par’ uscir’ in tutto di proposito, à dir qualche cosa, essendo certo, che sarà giovevole, a chi vi haverà naturale inclinatione. Questa maniera di prospettiva si fa più facilmente ne i soffitti, che ne i volti, per la irregolarità di alcune parti concave, che in essi si trovano, Volendo fare una prospettiva in vn soffitto piano si metterà il punto nel mezo di esso soffitto; e tutte quelle linee, che formeranno la fronte di ciascun pilastro, over colonne, à modiglioni, le quali linee nelle prospettive di sotto in sù si voranno far vedere che à gli occhi nostri appaiano dritte a piombo, & che si vedano in iscurzo più è manco,secondo la distanza. Et queste si tireranno con il detto punto: il quale, come hò detto, si metterà nel mezo del soffitto, come nella seguente figura per la lettera A, è notato; facendo prima in ciascun lato del soffitto la linea piana B, dalla quale si tireranno le linee parallele per far le cornici, & sopra dette linee si porrà la squadra perfar qual si voglia grossezza, ò sotto i modiglioni, ò gocciolatori, & altre grossezze, che si habbiano da veder di sotto in sù, come si mostra nella lettera C, D, & questo più a dietro si mostrerà in forma maggiore, con le predette lettere, per più intelligenza dell’opera, dove hò fatto pensiero di porre due facciate di questo quadro di cornice. Le grossezze de i fianchi si faranno come più abaßo diremo, la grossezza del modiglione, dove è la lettera E, che è il fianco di detto modiglione per essere poca cosa, si formerà con l’istesso punto. Nel far le grossezze del fianco de i pareti; ò pilastri, come nel fianco F, si vede, si tirerà la linea G, H, con il medesimo punto. La linea I, K, che anderà sotto il soffitto, & formerà il soffitto, & formerà il soffitto dell’architrave della cornice sopra ta colonna, si tirerà à squadra, come de i modiglioni habbiamo detto. Mà se l’altra linea, che formerà la grossezza del sopradetto fianco F, come vediamo per la linea de punti, fosse tirata con l’isteßo punto, saria più larga di sotto che di sopra; mà perche deve esser’ eguale così di sotto, come di sopra, si piglier à la misura alla larghezza di sopra, & si porterà di sotto, et così detta grossezza sarà eguale, come nella K, G, & L, H, vediamo. Mà se questagrossezza diparete, ò pilastro sarà nella fronte della prospettiva, è non nel fianco, come nella F, & nella O, all’hora bisognerà che dette linee, che formano dette grossezze, siano tutte due tirate con il medesimo punto, ch’è nel mezo del soffitto, & che detta grossezza sia più larga di sotto che di sopra, come nel pilastro appresso la lettera M, N, vediamo nel quale pilastro la grossezza del suo fianco viene più stretta della grossezza F, per esser più vicina al punto, che così viene portata dall’arte atteso che le sue linee cadono da gli estremi della linea à squadra, che fa soffitto alla colonna, come ancora della I, K, si è detto le großezze de i fianchi, come hò detto nella grossezza F, devon esser parallele, cioè di egual grossezza, cosi di sotto come di sopra. Mà se dette grossezze haverà da servire per far grossezza, & soffitto à un’ arco come nella lettera S, in questo caso nella parte di sopra si anderia allargando, come nelle linee curve de i punti vediamo, si come ancora la grossezza I, K, e più larga della grossezza F. Nel disegnare la fronte de i modiglioni, quelli più lontani dal punto veniranno sempre più stretti, che quelli più vicini al punto, come vediamo nelle lettere P, Q, che nella P, è più stretto, che nella Q. Et questa regola così viene portata all’arte, che l’istesso si vede ancora nel naturale rilievo, cioè non finto. Si avertirà di fare, che tutte le grossezze del soffitto de i modiglioni, le quali si fanno a squadra, come nella lettera D, habbiamo detto, che tutte sieno di egual grandezza, e poi lasciar venir la fronte del modiglione della grandezza, come viene portata dall’arte. Nel disegnare le colonne, è balaustri, benche si anderà segnando con egual misura la grossezza sua per diametro in ciascuna parte del soffitto, nondimeno quelle colonne, che saranno più lontane dal punto, saranno più sottili, che quelle più vicine. E questo procede, che sono tirate con due sole linee, come della fronta de i modiglioni habbiamo detto. Mà se pigliaremo tutta la grossezza del modiglione, civè della fronte, & del fianco insieme, troveremo quelli esser di una istessa grossezza, così lontani dal punto, come vicini, rispetto che tutte le linee nascono dal diagonale della pianta, over grossezza sotto il soffitto de modiglioni, come nella großezza R. Così medesimamente se vorremo fare, che tutte le colonne, over balaustri siamo di egual grandezza, si farà prima la sua pianta di forma quadrata; & da i suoi diagonali si tireranno le linee, come habbiamo detto de i modiglioni, e si farà un corpo di colonna quadrata, la qual mostrerà la fronte, & il fianco, che ridotta poi in forma rotonda, tutte veniranno di egual grossezza l’una, come l’altra. Et questi simili accidenti à me intervennero mentre dipingeva la mia prima opera di prospettiva sotto il volto nella Sacrestia di San Biasio in Vicenza, & il tutto oßervai nel dipingere l’Architettura nel volto della Academia qui in Padova con colonne torte come si vede. La diversità degli accidenti per il più si causano dalla diversità delle forme de soffitti; mà questi accidenti non intervengono nelle forme quadrate, come nella passata figura de modiglioni, per haver il punto egualmente distante da tutte le linee.

Ma se la forma del soffitto non sarà quadrata, mà longa, se torremo il punto nel mezo, come nel quadro perfetto, & che tiriamo una linea dalcentro C, all’angolo del soffitto, come vediamo per la linea de punti, & dall’ intersecamento, che fariano i membri della cornice sopra detta linea, ne poteria la cornice per testa di molta larghezza, benche la natura il faccia, mà non tanto; & i modiglioni, ò balaustri, ò colonne, che faranno molto lontane dal detto punto; & tirate con detta linea, veniranno molto lunghe; & però sarà di bisogno di andarle in dolcendo con il mutare il punto, come per essempio, se il soffitto far à più lungo di un quadro anzi più lungo di dui, come in questo disegno vediamo, che è la metà di un soffitto lungo, all’hora si piglier à la misura della larghezza del soffitto, & si segnerà un quadro perfetto per ciascun capo del soffitto, dentro al quale si tireranno le linee diagonali per trovar il centro di detto quadro, il qual sarà A, & le colonne, ò balaustri, o modiglioni, che saranno da i capi di detto soffitto, si tireranno con quel punto. Et per segnare quelli da i fianchi, che vadino dolcemente, & scurzi, si tireranno le linee, che dall’angolo del quadro B, D, vadino al centro del soffitto dove è il C, & sopra ciascuna di quelle linee si segnaranno tanti punti egualmente compartiti, con quanti haveranno da eßere i modiglioni per facciata di questo mezo soffitto, & da quelli punti si tireranno le linee, per formar i modiglioni. La linea, che nasce dal centro C, forma il modiglione nel mezo del fianco del soffitto, come nella lettera E, & il punto più basso forma il modiglione più basso, e cosi di mano in mano, si come s’abassano i modiglioni, si abassa il punto, sino all’angolo del quadro: e così si segneranno i modiglioni sino alli angoli del soffitto, & se detti modiglioni fossero segnati con un solpunto nel mezo del soffitto, dove è il C, come si vede per la linea de punti i modiglioni venirebbero nelle parti distinti dal punto, come quello, che si vede appresso l’angolo segnato di punti, balaustri, & colonne, come di sopra habbiamo detto, venirebbero molto lunghe.

Et però si deve indolcire il punto nelli quadri lunghi, come si vede ancora osservato nella Chiesa della Madonna dall’horto in Venetia, & nell’opere de M. Francesco Montemezzano, huomo consumato in questa professione, pur vi sono di quelli, che senza haver mai operato pensandi sapere, per haver letto qualche cosa, e non messa in prattica, contradiscono, il mutare il punto; cio è indolcirlo; con dire, che la vista è una sola; e tale deve essere il punto, se ben questa regola da tutti gli intelligentiè stata osservata, come nelle sopra nominate opere si vedono, eccetto nelli quadri perfetti, ò quasi perfetti, nei quali non viè questa necessità di indolcire il punto. E quando negli altri si fa, non resta però, che quello non sia un sol punto; se ben muta luoco; essendo, che questi punti vengono ad eßere prodotti da un sol punto, il quale è centro di tutta l’opera, e fà l’atto di un solpunto à guisa dell’occhio nostro, il punto del quale è centro di tutto il suo giro, partendosi da quello i raggi visivi, à guisa di linee rette prodotte dal centro di un circolo alla sua circonferenza, & vadano à trovare le cose visibili cosi vicine, come distanti; le quali corrispondono à un sol punto, ch’è l’occhio, cosi in queste prospettive le parti eccentrice corrispondonò alle concentrice, cioè al punto di mezzo, & à quello mostrano accostarsi; nè pare, che si partino; come ancora il circolo eccentrico da l’altro circolose ben hà il punto fuori dell’altro punto. Tenirò ben per false le prospettive di quelli, che per non mutar lungo al punto, hanno diviso il soffitto in piu quadri, & fato diverse prospettive non si potessero vedere, se non à parte, à parte, non direi, che stassero male; mà non vi essendo cosa alcuna,che impedisca la linea visuale che non rappresenti all’occhio gran parte del soffitto; e per questo non laudo, che stia bene: màsi deve fare, che tutta l’opera para universalmente corrispondere ad un sol punto; acciò un sol punto mostri havere la prospettiva,come si vede nella Academia qui in Padova, & nelli sopra nominati soffitti. Alcuni non havendo inteso quello, che dice il Vignola del punto della distanza con tutto ciò, che mostri l’essempio, pensano, che quelle cose, che non si tirano con il punto posto nel mezo del soffitto, si tirano con quello, e fanno una prospettiva falsa con due punti: uno di sotto, & uno disopra: laqual cosa è contra alla regola; come si potria provare anco per ragione Gnomonica da i raggi del Sole, i quali di Optica prospettiva mostrano l’apparenza, e non potendo il Gnomo ne far ombra se non nella parte Orizontale, & Verticale, cioè eretta e non nelli soffitti; e perciò è stato usato far prospettive con colonne nelli soffitti, performare una parte Verticale, alla quale Gnomone può fare ombra; e così tutte le cose, che nelli soffitti mostrano essere erette in piedi, & che vadin sù diritte, per essere parte Verticale, si faranno in prospettiva con il punto posto nel soffitto; & quella parte, che sarà soffitto alla parte verticale, non si farà in prospettiva, mà à squadra, come si vede nel dissegno di Tomaso Laureti, nella prospettiva del Vignola, l’opera del quale è in Bologna nel Palazzo de i Signori Vizani; Et il simile si vede osservato nel soffitto della Madonna dall’Horto in Venetia, & in Santo Apostolo, & nel soffitto, ch’è nel vestibulo della Libraria di San Marco, & altri di Venetia, & altre Città, come hò veduto, e non in prospettiva con un’altro punto.

L’artificio della prospettiva, come vediamo, è tanto maraviglioso, che per forza di linee in una superficie mostra grandissima altezza ne i soffitti, & lontananza ne i pareti: per la qual cosa molto è ingannata la vista, maggiormente, che viene rappresentata con l’artificio della Pittura, della quale non mi par dover tacere le lodi, eßendo che è cosi vera imitatrice della natura, che alcuni hanno confessato di non haver saputo discernere alcune cose, se fossero vere, over dipinte, mentre erano discoste da gli occhi loro. A tal proposito si legge, che Zeusi pittore ingannò gli uccelli con l’uve dipinte. Et l’istesso Zeusi fù ancor lui ingannato da Parasio Pittore con un velo, sopra una figura, tanto arti ficiosamente dipinto, che pareva cosa reale, e non finta. Viene ancora la imitatione di pittura lodata da Platone, dove dice l’opera di pittura è come cosa viva; & se qualche d’uno à lei dirà qualche parola, quella non li darà altra risposta, quasi come se si vergognaße. Si legge, che appreßo gli antichi della Grecia fù la pittura tenuta in tanta stlima, & riputatione, che volevano, che i fanciulli nobili nelle scuole alla pittura deßero opera, come à cosa honesta, & neceßaria; laqual fù ricevuta nel primo grado delle arti liberali; fù poi vietato per publico editto, che ella à servi non s’insegnasse. Se lapittura vien ricevuta nelle arti liberali, l’isteßo si può dire ancora della Scultura, & Architettura, per esser sorelle, & figliuole di un sol padre, qual, è il dissegno. Et questo par che affermi Lorenzo Valla nel proemio delle sue eleganze, dove dice all’arti liberali sono prossime, & vicine l’arti del dipingere, & sculpire, & l’arte dell’Architetto. Si tiene ancora la pittura esser l’istesso con la poesia: onde Sesto Empirico per Sentenza di Simonide Poeta dice la pittura esser una poesia, che tace, & la poesia una pittura che parla. Fù ancora la pittura appresso i Romani di credito meraviglioso, come narra Plinio nel trigesimo quinto libro; & da questa traße il cognome la casa nobilissima de Fabij, che il primo Fabio fù cognominato Pittore, per essere stato in effetto eccellentissimo Pittore, e tanto dedito alla pittura, che havendo depinto le mura del Tempio della Salute, vi scrisse il suo nome, parendogli, che potesse accrescere splendore, ornamento alla fama sua, lasciando memoria di essere stato pittore. Vi attesero frà i Romani molti altri; trà i quali fù Pacuvio Poeta, ilquale fù famoso pittore, e Messalia, & M. Valerio Massimo Console, Lucio Scipione, Lucio Hostilio Mancino, Lucio Mummio Acaico, Cesare Dittatore, Tiberio Augusto, Claudio Nerone, & altri; i quali per simil regia professione erano chiamati virtuosi. Fù la pittura di qualche consideratione anco appresso i Filosofi; imperoche si legge che Aristotile la persuase alla gioventu, come necessaria à molte altre arti. Da Platone fù abbracciata, imparata da Tullio, e da tutti i Principi del mondo fù, & è ancora favorita. Et dovendo nelli seguenti capitoli trattare dell’Architettura, me ne passerò con silentio circa le lodi di quella, sapendo, che da molti le sarà dato il primo loco, come à quella che è il primo, & principal ornamento del mondo. Et atteso ancor che prima bisogna edificare, & poi dipingere, & questo basta a darle il primo luogo. Viene ancora lodata nell’Ecclesiastico al Capitolo trigesimo ottavo.
Note
Cf. Jürgen Schulz, A forgotten chapter in the early history of Quadratura painting: the fratelli Rosa, The Burlington Magazine 103/696, 1961, pp. 90–102.
