Vasari 1568/I.2

Giorgio Vasari, Delle Vite de Scultori, Pittori, et Architettori  I/2, Fiorenza [I Giunti] 1568.


VITA DI PAVLO VCELLO PITTOR FIOR.

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pp. 269–270

Paulo dunque andò senza intermettere mai tempo alcuno, dietro sempre alle cose dell’arte, piu difficili; tanto, che ridusse a perfezzione il modo di tirare le prospettive, dalle piante de casamenti, e da profili degli edifizij, condotti in fino alle cime delle cornici, e de’tetti, per via dell’intersecare le linee; facendo, che le scortassino, e diminuissino al centro, per havere prima fermato, o alto, o basso dove voleva, la veduta dell’occhio: E tanto in somma si adoperò in queste difficultà, che introdusse via modo, & regola di mettere le figure in su piani dove elle posano i piedi, e di mano in mano dove elle scortassino; e diminuendo a proportione sfuggissino; il che prima si andava facendo a caso. Trovò similmente il modo di girare le crociere, e gliarchi delle volte, lo scortare de’ palchi con gli sfondati delle travi; le colonne tonde per far in un canto vivo del muro d’una casa, che nel canto si ripieghino, e tirate in prospettiva rompino il canto: e lo faccia per il piano. Per le quali considerazioni si ridusse a starsi solo, e qua si salvatico, senza molte pratiche, le settimane, e i mesi in casa senza lasciarsi vedere. Et avvenga, che queste fussino cose difficili, e belle, tegli havesse speso quel tempo nelle studio delle figure, ancor, che le facesse con assai buon disegno, l’harebbe condotte del tutto perfettissime. Ma consumando il tempo in questi ghiribizzi, si trovò mentre, che visse piu povero, che famoso. Onde Donatello scultore suo amicissimo li disse molte volte; mostrandogli Paulo Mazzochi, a punte, & quadri tirati in prospetiva per diverse vedute, e palle a 72. facce, a punte di diamanti, e in ogni faccia, brucioli avvolti su per e bastoni, e altre bizzarie in che spendeva, e consumava il tempo. Eh Paulo questa tua prospettiua ti fa lasciare il certo per l’incerto: queste son cose, che non servono se non a questi, che fanno le tarsie; percioche empiono i fregi di brucioli, di chiocciole tonde, e quadre, e d’altre cose simili. Le pitture prime di Paulo furono in fresco, in una nicchia bislunga tirata in prospetiva; nello Spedale di Lelmo, cioè un santo Antonio abbate; e S. Cosimo, e Damiano, che lo mettono in mezzo. In Annalena, (monastero di donne) fece dua figure. E in S. Trinita sopra alla porta sinistra dentro alla chiesa in fresco; storie di S. Francesco cioè il ricevere delle stimate, il riparare alla chiesa, reggendo la con le spalle, e lo abboccarsi con S. Domenico. Lavorò ancora in S. Maria Maggiore, in una capella allato alla porta del fianco, che va a S. Giovanni dove è la Tavola, e predella di Masaccio, una Nunziata in fresco: nella qual fece un casamento, degno di considerazione, e cosa nuova, e dificile in que’ tempi per essere stata la prima, che si mostrasse con bella maniera agli Artefici, e con gratia, e proportione mostrando il modo di fare sfuggire le linee, e fare, che in un piano lo spatio, che è poco, e piccolo, acquisti tanto, che paia assai lontano, e largo, et coloro, che con giuditio sanno a questo con gratia aggiugnere lombre a suoi luoghi, e i lumi con colori, fanno senza dubbio, che lochio s’ingana, che pare che la pittura sia viva, e di rilievo. E non gli bastando questo volle anco mostrare maggiore difficulta in alcune colonne, che scortano per via di prospettiva; le quali ripiegandosi rompono il canto vivo della volta dove sono i quattro Evangelisti, laqual cosa fu tenuta bella, e difficile: e in vero Paulo in quella professione fu ingegnoso, e valente. Lavorò anco in S. Miniato fuor di Fiorenza, in un chiostro, di verde terra, e in parte colorito la vita de santi padri: nelle quali non osservò molta l’unione di fare d’un solo colore, come si deono le storie, perche fece i campi azzurri, le Città di color rosso, e gli edifici variati secondo, che gli parve, & in questo mancò, perche le cose che si fingono di pietra non possono, e non deon essere tinte d’altro colore.


VITA DI PARRI SPINELLI
ARETINO.

p. 290

Fece Parri le sue figure molto piu svelte, e lunghe, che niun pittore, che fusse stato inanzi a lui; e dove gl’ altri le fanno il piu, di dieci teste, egli le fece d’undici, e talvolta di dodici; ne percio havevano disgrazia, come, che fossero sottili, e facessero sempre arco; o in sul lato destro, o in sul manco; percioche, si come pareva a lui, havevano, e lo diceva egli stesso, piu bravura. Il panneggiare de’ panni fu sottilissimo, & copioso ne’ lembi, i quali alle sue figure cascavano di sopra le braccia in fino attorno a i piedi. Colorì bennissimo a tempera, & in fresco perfettamente. E su egli il primo, che nel lavorare in fresco lasciasse il fare di Verdaccio sotto le carni, per poi con rossetti di color di carne, & chiariscuri, a uso d’acquerelli velarle, si come haveva fatto Giotto, & gl’ altri Vecchi pittori. Anzi usò Parri i colori sodi nel far le mestiche, e le tinte, mettendogli con molta discrezione dove gli parea, che meglio stessono, cioè i chiari nel piu alto luogo, i mezzani nelle bande: e nella fine de’ contorni gli scuri. Col qual modo di fare mostrò nell’ opere piu facilità; e diede piu lunga vita alle pitture in fresco; perche messi i colori a i luoghi loro, con un pennello grossetto, e molliccio, le univa insieme, e faceva l’opere con tanta pulitezza, che non si puo disiderar meglio: & i coloriti suoi non hanno paragone.


Note

Cf. Mary Philadelphia Merrifield, The Art of Fresco Painting, as Practised by the Old Italian and Spanish Masters, with a Preliminary Inquiry into the Nature of the Colours Used in Fresco Painting, with Observations and Notes, London 1846, pp. 99.